Il notiziario Bobbiese

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1958/10/04 – La «vera» del pozzo di San Colombano

22nd maggio 2014

Da La Trebbia del 4 ottobre 1958 di Gino Macellari

Testimonia la bi millenaria vita della nostra città

L’insigne reperto archeologico è stato provvisoriamente collocato nel giardino di Santa Fara a cura della Pro Loco – Un diploma del re longobardo Agilulfo del 599 accenna alla fonte da cui proviene la «vera» 

Dall’angolo riposto e indegno nel quale si trovava fino a pochi giorni orsono, è stata riportata all’aperto e opportunamente sistemata (anche se provvisoriamente) in in’aiuola del giardino di piazza Santa Fara, la famosa «vera» del pozzo antichissimo che servì alla popolazione ed ai monaci del convento di San Colombano. La cittadinanza ha così potuto ammirare il pezzo archeologico che testimonia dell’antichità di Bobbio.

Sarà bene riassumere la storia di questa pietra e parallelamente quella di alcune tra le più note vicende bobbiesi, per spiegare l’importanza di questo blocco di marmo definito da insigni studiosi, un vero «monumento».

Nel 599, con decreto proprio, il re Agilulfo donava a San Colombano il diritto di abitare in Bobbio e di possedere, in una, con la basilica antica di San Pietro, il territorio attorno alla città, per quattro miglia. Il sunto di tale disposto reale, è generalmente noto come «diploma di Agilulfo» di ormai acquisita autenticità, è visibile sul frontone dell’arco che conclude la parte finale del paradiso interno del convento (attuale adiacenza all’ingresso dell’Istituto Magistrale). Sotto il busto del re longobardo corre un’iscrizione latina datata 1725, con la quale i monaci del convento ricordavano il grande beneficio accordato a San Colombano nel 599.

Il pozzo

La meta del pozzo rimasta di pertinenza al monastero

Nell’atto di donazione era compresa la descrizione di una fonte situata nel muro che divideva appunto  le ragioni dell’abbazia da  quelle della popolazione o meglio da quelle del duca longobardo Sondrarit favorito del re, espressamente nominato nel documento. A lui il re doveva certamente grandi riguardi; possiamo anzi dire che il monarca dovette tener conto della situazione parecchio complessa rappresentata dalle esigenze della popolazione e dei numerosi rappresentanti regali più o meno importanti e dall’altra parte riconoscere l’immenso aiuto recatogli dal Santo irlandese nella controversia detta «dei tre capitoli». Le parole che indicano la fonte sono «praeter tantam mediatatem putei» (ad eccezione della metà del pozzo). Con tale clausola la popolazione poteva attingere acqua dalla metà del pozzo situato nel corpo del muro di cinta del convento, precisamente nella piazzetta di S. Lorenzo, in posizione ancora rilevabile facilmente, dato il breve tempo trascorso da quando il pozzo stesso fu rimosso (1933).

Il pozzo

La meta del pozzo a disposizione dei cittadini

L’imboccatura del pozzo era formata da quella stessa «vera» marmorea esposta in piazza S. Fara. Essa indiscutibilmente prova la preesistenza di abitanti bobbiesi nell’era pre-cristiana. Già il diploma di Agilulfo riporta automaticamente a ritroso di diversi secoli l’inizio delle prime vicende bobbiesi in quanto, menziona attività e poteri di ufficiali e messi e conti di sua emanazione, ma certamente sostitutivi di precedenti. L’esistenza della «basilica» di S. Pietro sulle rovine della quale S.Colombano edificò la nuova sua chiesa, dice chiaramente come fosse importante la zona, ché altrimenti non si sa a che a che possa aver servito una basilica, termine di per sé imponente.

Nel diploma vengono detti «colti e  incolti»i terreni da assegnarsi alla comunità religiosa ed è ancora un segno nonché della vita, della operosità della popolazione bobbiese.

È soprattutto però il pezzo di marmo della fonte, che rimanda indietro di comunità. È un masso, un pezzo unico di marmo, che posto in piedi, ha forma pressoché cubica, con queste precise dimensioni: base inferiore quadrata di cm. 75 di lato, base superiore di cm. 89 perché da un lato corre uno sbalzo-cornice di cm. 20 verso il basso; l’altezza del pozzo è di cm. 58.  Visto dall’alto il blocco presenta una faccia quasi quadrata (cm. 88 per 75) e completamente aperta con meraviglioso lavoro di scavo  fino ai bordi che misurano rispettivamente cm. 18, 15, 9, 7, rispetto ai lati.

La pietra formava, come si è detto, l’imboccatura del pozzo più antico della città e non essendo stato mai impiegate carrucole né argani, vi si attingeva acqua a mezzo delle braccia, cioè strisciando la corda sull’orlo della pietra stessa. Le scanalature che vi si osservano sono profondissime una di esse giunge fin quasi alla metà dell’altezza. Le scanalature sono numerose anche se non tutte della medesima profondità. Ciò che aumenta poi la meraviglia dell’osservatore è il fatto che dalla parte opposta esistono altri segni simili così che inevitabilmente ne deriva che la pietra fu anche capovolta e usata in modo uguale dalle due parti. Ora, tante e così profonde incisioni in un sasso di tale durezza, non possono essere state prodotte che da un logorio di secoli e secoli per cui non è più azzardato dire che le terre bobbiesi erano abitate anche duemila anni or sono (calcolo approssimativo che fece nel 1855 il celebre archeologo P. Adriani) ciò che appunto rimanda a quel 218 avanti Cristo in cui i romani fondarono Piacenza.

Il pozzo venne completamente rimosso nella primavera del 1933 durante i lavori di risanamento del centro cittadino, voluto dal podestà di allora, geom. Antonio Renati. Il muro di cintadell’ex convento, correva dall’edificio dell’albergo Barone per tutta la lunghezza della via  cosiddetta del Pozzo fin contro la sacrestia della chiesa di S. Lorenzo, con la quale formava un vicolo strettissimo, largo poco più di un metro e lungo 20 metri; proprio alla fine di detto vicolo, in angolo rispetto alla piazzetta di S. Lorenzo, esisteva il pozzo da cui fu cavata la «vera». Il muro era alto in media, 6 metri e presentava pericolo serio per caduta di sassi, non più trattenuti dalla calce, era nero per antica usura, aveva andamento irregolare; la strettoia che formava con le case di fronte impediva la normale comunicazione tra la parte alta e la parte bassa della città, nonché il naturale invito ai forestieri che desideravano visitare il più grande monumento bobbiese, la basilica di S. Colombano.

La consulta municipale, (membri i sigg. Paolo Cella, Giovanni Davico ed Ernesto Elba, presidente Renati) nella seduta del 14 marzo 1933, aveva approvato il progetto dei lavori presentato dal geom. Agostino Piazzi. La pratica  era stata nel frattempo perfezionata poiché occorrevano le approvazioni delle autorità ecclesiastiche e quella dei benefici vacanti. I lavori vennero iniziati il 1° aprile 1933 e terminarono il 29 dello stesso mese con la spesa di L. 18 mila 260. In omaggio ai tempi correnti la nuova via fu chiamata dell’«Impero» ed aveva effettivamente risposto alle aspettative. Nel dicembre del 1955 infine veniva abbattuto completamente il muro di divisione fra la città ed il convento, ciò che poneva la basilica ed il bellissimo colonnato a diretto contatto con la vita cittadina.

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1938/03/06 – Bobbio Autarchica

22nd maggio 2014

La Società Mineraria Val Trebbia con sede in Milano, ha iniziato un complesso lavoro nella nostra vallata per l’estrazione e la

lavorazione del “Talco”.

In comune di Cerignale sono individuate tre cave: una è in attività; vi sono addetti vari operai e la pietra estratta in abbondanza è riconosciuta ottima.

A Bobbio, in via Circonvallazione, si prepara lo stabilimento per frangere e macerare la pietra.

Entro il corrente mese saranno impiantati nello stabilimento, ampio, areato, comodo per l’accesso della strada aziendale e per il movimento del lavoro, i frantoi ed i mulini.

Il Rag. Brunetti, Delegato della Società, nutre le migliori speranze per il successo dell’iniziativa.

Il Podestà Renati, ha dato e dà tutto il suo appoggio per facilitare in Bobbio il compito della Società.

Quando gli eccezionali macchinari romberanno e la polvere “autarchica” fiorirà di sotto le potenti macine, parleremo ancora ed in termini tecnici e con rapporti economici dell’importante lavorazione.

NDA: La lavorazione è iniziata sabato 23 aprile 1938,

art. de La Scure del 27/4/1938, a pag.3

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2009/10/29 – 150 anni fa veniva sciolta la Provincia di Bobbio

22nd maggio 2014

Da La Trebbia del 29 ottobre 2009

Istituita nel 1743 con il Trattato di Worms, comprendeva un vasto territorio del Regno di Sardegna. Il 23 ottobre 1859 il territorio, sotto Pavia, diviene circondario fino allo smembramento del 1923.

La storia della provincia inizia con la fine della guerra di successione austriaca, infatti Bobbio, fino allora Contea dei Dal Verme con il suo territorio, entra a far parte del Regno di Sardegna lasciando l’ex Ducato di Milano austriaco, e lo Stato Sabaudo la eleverà a capoluogo di provincia fino alla costituzione del Regno d’Italia.

A seguito del Trattato di Worms del 13 settembre 1743, confermato con la Pace di Aquisgrana del 18 ottobre 1748, avveniva l’alleanza antifrancese dei Savoia con Maria Teresa d’Austria e l’Inghilterra nella guerra di successione austriaca.

Per concessione dell’Austria le autorità sabaude dopo la guerra, unirono l’Oltrepò, con il Vogherese, il Bobbiese e feudi adiacenti (Siccomario, Langhe Malaspiniane e Feudi Vermeschi) in una nuova Provincia con capoluogo Voghera, nonostante l’istituzione della provincia di Bobbio nel 1743, ma che fu effettiva formalmente solo in seguito.

La provincia venne creata sommando i territori dei Feudi dei Dal Verme, dell’antica Contea di Bobbio con Corte Brugnatella, con le Langhe Vermesche e le Signorie dei marchesati dei Malaspina, fra i quali i Feudi di Varzi, Godiasco e Oramala, con i Feudi di Fortunago, Cecima e Bagnaria ed altri, che furono separati da Voghera e costituirono la nuova provincia di Bobbio.

 

Essa fu poi smembrata dalla Francia napoleonica fra il 1797 ed il 1803 ed inserita nel Dipartimento di Marengo (Alessandria), mentre nel 1805 è inserita nella Repubblica Ligure sotto il Dipartimento di Genova.

Tra il 1797 ed il 1814 Bobbio diviene Circondario (arrondissement francese) data l’abolizione delle province e verranno inseriti buona parte dei Feudi imperiali liguri aboliti effettivamente nel 1798, come il contado di Ottone (con i comuni di Cerignale, Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Rondanina, Rovegno e Zerba) che era nel Dipartimento dei Monti Liguri Occidentali che comprendeva tutta l’alta Val Trebbia da Ponte Organasco e Carrega Ligure in Val Borbera e la Val Boreca. Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, rinasce nuovamente la provincia di Bobbio con il medesimo territorio.

Piantina

Con la riforma amministrativa del 1818 vi è una modifica territoriale, con la perdita dei comuni di Borgoratto, Cecima, Godiasco, Mentesegala, Pizzocorno e Staghiglione che passano nella provincia di Voghera; ma fu inclusa sempre nella Divisione di Genova del Ducato Ligure sotto il Regno di Sardergna. Dal 1848 la provincia di Bobbio venne staccata dalla Divisione di Genova e aggregata provvisoriamente alla Divisione di Alessandria, ma dipese sempre da Genova. Nel 1859 con Regio Decreto n. 3702 del 23 ottobre 1859 – Decreto Rattazzi venne inclusa nella provincia di Pavia e ridiventa Circondario (effettivo dal 1861), poi nel 1923 i comuni del Circondario vengono divisi tra le province di Pavia, Piacenza e Genova. Nel 1925 i comuni piacentini di Romagnese, Ruino, Valverde e Zavattarello ritornano in provincia di Pavia.

La Provincia di Bobbio

La Provincia di Bobbio (ab. 36.906 nel 1814) era divisa in quattro Mandamenti: Bobbio (ab. 7.723), Ottone (ab. 10.691), Varzi (ab. 7.581) e Zavattarello (10.914). Il comune più popoloso era il capoluogo Bobbio (ab. 3.475 nel 1814, ab. 3.743 nel 1839).

I comuni in totale dopo il 1814 erano 27, ma furono 44 i comuni (con popolazione del 1814 e quelli del 1839* che fecero parte della provincia di Bobbio in anni diversi, alcuni vennero soppressi altri ripristinati, altri passarono ad altre province ed altri furono di nuova costituzione: Bagnaria o Bagnara (ab. 778) (ab.713*), Bobbio (ab. 3.475) (ab. 3.743*), Borgoratto Mormorolo (ab. 820), Caminata (ab. 930) (ab. 652*) Cecima (ab. 824), Cella di Bobbio (con castellaro di Varzi e Casale, Cegni, Cignolo e Negruzzo di Santa Margherita) (ab. 1.444) (1.610*), Carignale (ab. 1.050) (a. 1.005*), Corte Brunatella (ab. 697) (ab.745*), Fascia (ab. 627*), Fontanigorda (ab. 1.338*), Fortunago(ab. 872) (ab.802*), Godiasco (con San Giovanni Piumesana) (ab. 2.210), Gorreto (ab. 773) (ab. 875*), Gravanago (manca), Groppo (manca) (nel 1818 assieme a Godiasco, nel 1929 venne aggregato al comune di Pozzolo, costituendo l’attuale Pozzol Groppo (AL)), Menconico (con San Pietro Casasco più Caro Bosmenso di Varzi) (ab. 1021) (ab. 1132*), Monsacco (manca), Monforte (manca), Montepicco (manca), Montesegale (ab.800), Nivione (con Selva di Varzi) (manca), Oramala (con Quarti) (manca), Ottone (ab. 2.759) (ab. 4.270*), Pietra Gavina (con Casa Cabano, Casa Fiori, Cascina Torretta, Santa Cristina di Varzi) (ab. 528) (ab. 467*), Pizzocorno (ab. 896), Pragola (ab. 1.759) (ab. 1.817*), Rocca Susella (manca), Romagnese (ab. 1947) (ab. 1.822*), Rondanina (ab. Ab. 627*), Rovegno (ab. 2.160) (ab. 2.386*), Ruino (ab. 999) (ab. 955*), Sagliano di Bobbio (ab. 476*), Santa Margherita di Bobbio (ab. 583) (ab. 599*), San Ponzo (manca), Staghiglione (con Stefanago di Borgo Priolo) (ab. 1.251), Torre d’Albera (manca), Trebbiano (manca), Trebecco (ab. 376*), Val di Nizza (ab. 1.177) (ab.1.129*), Valverde (ab. 1.381) (ab.900)*, Varzi (ab. 1934) (ab. 2.045*), Zavattarello (ab. 1.648) (ab. 1.729*), Zerba (ab. 2.190) (1.275*).

Nota: il numero degli abitanti con asterisco (*) sono del 1839 gli altri del 1814

Gian Luca Libretti

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2013/10/20 – La Leggenda del Pozzo dei Coltelli a Bobbio

28th ottobre 2013

E’ mio desiderio fare chiarezza e smentire quello che è stato detto durante la trasmissione di Orizzonti andata in onda su Rai Uno il 19 ottobre 2013. Il giornalista, (non ricordo il nome), ha menzionato che la leggenda sul pozzo dei coltelli nel Castello Malaspiniano di Bobbio, riguarderebbe il vecchio pozzo situato nella parte nord-ovest del mastio, sul terrazzone sopra al ponte levatoio dell’ingresso principale.

Non è Vero! Questi non è altro che un piccolissimo pozzo profondo una quindicina di metri, che serviva per attingere acqua e il suo interno è stretto, a malapena vi si può far scendere un paiolo con catena..

Possiamo far passare una parte di leggenda, per esempio riguardo l’utilizzo, ma il pozzo denominato “dei coltelli” è esistito veramente, ma era da tutt’altra parte.

Io sono forse uno dei pochi se non l’unico, che può portare una testimonianza attendibile in merito, quella del proprio padre che ebbe l’opportunità di scendere in quel pozzo. Lui mi raccontava spesso della sua avventura vissuta durante il periodo che lavorò al castello per alcuni anni, alle dipendenze di Riccardo Piccinini, l’ultimo proprietario privato. Costui effettuò diversi lavori di restauro durante i quali il pozzo fu murato definitivamente per motivi di sicurezza e venne lasciato solo l’ingresso alla segreta con una rampa di scale tuttora attivo.

Nel 1956 la famiglia Piccinini cedette il castello allo Stato.

I bobbiesi meno giovani si ricorderanno sicuramente di mio padre, Garbi Agostino chiamato più comunemente “Ernesto”, il giardiniere dipendente del Comune, colui che costruì i giardini della città attorno agli anni 60 sotto le direttive del Prof. Enrico Mandelli. Sempre in quel periodo il mio genitore venne assunto dalla Sovrintendenza ai monumenti di Parma-Bologna, come custode del Castello di Bobbio, ma torniamo alla nostra leggenda…

La Vera Storia.

Il pozzo dei coltelli si trovava nel lato est delle mura interne, il condotto scendeva nei sotterranei dell’attuale bastione a pianta circolare, spesso adibito a mostre. Di fianco al torrione, tramite una scaletta, era possibile entrare nella segreta attraverso una piccola porta (oggigiorno c’è un cancelletto) per poi scendere nel pozzo verso il basso, servendosi di un’altra scala circolare che scorreva lungo la parete, formata solo da gradoni di sasso in sbalzo infilati nel muro. Sulle pareti del condotto erano conficcate a scendere in modo orizzontale e molto sporgenti verso il centro, tante barre di ferro appuntite e affilate, su piani diversi e sfalcate tra loro. Cadere in quel baratro era come cadere in un tritacarne, prima di arrivare sul fondo, un corpo veniva ridotto a brandelli.

Si narra che venisse usato per giustiziare i nemici del Signorotto, ma anche per far sparire giovani donne rapite nelle valli circostanti per soddisfare i desideri dei castellani. Voglio precisare che mio padre, pur essendo sceso parecchio sulla scala, non riuscì ad arrivare sul fondo del pozzo in quanto la stessa era interrotta, alcuni gradini erano caduti, ma secondo lui, anche dall’eco prodotto da un sasso lasciato cadere, c’era da scendere ancora parecchio.

Il castello dopo il restauro

Il castello dopo il restauro

Qui interviene la leggenda dove si narra che il pozzo servisse anche come via di fuga in caso di assedio al castello e proprio dal fondo del condotto partiva una galleria che arrivava direttamente nella cripta della Chiesa di San Colombano. Viaggiando di fantasia si può pensare che in quella galleria ci siano ancora tesori (catene d’oro, gioielli etc.) lasciati cadere o smarriti durante qualche fuga frettolosa.

Osservando la vecchia foto qui pubblicata, è possibile notare come il complesso era ben diverso, molto più fosco di quello attuale, compreso il bastione circolare. A sinistra del mastio si notano le rovine della Torre del Vescovo (1015 ca.).

 

Il castello prima del restauro

Il castello prima del restauro

Spero che questa mia testimonianza sia servita per far chiarezza riguardo la leggenda sul “pozzo dei coltelli” e che la vera storia venga menzionata ai turisti in visita nella nostra città.

 

A cura di Luciano Garbi, Bobbio

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The True Story .

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Unione Sportiva Bobbiese: fino ai 100 anni

7th ottobre 2013

Foto, incontri e risultati: libro-almanacco per i cento anni della Bobbiese Calcio.

La pubblicazione è stata curata da Luigi Pasquali e Paolo Mozzi

BOBBIO – E’ stato presentato in questi giorni, nella sala conferenze del Centro culturale di Bobbio, il libro della storia dei 100 anni della Bobbiese calcio, a cura di Luigi Pasquali e Paolo Mozzi. Erano presenti il presidente della società, Massimiliano Scabini, l’assessore allo sport Valerio Fischetti, Roberto Pasquali assessore ed ex presidente della società, giocatori, allenatori e collaboratori, assente, Gigi Pasquali, l’artefice del volume.

La copertina del nuovo libro

La copertina del nuovo libro

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2013/07/11 – Statale 45, un’informazione corretta da un punto di vista geologico

6th ottobre 2013

Da La Trebbia n. 27 del 11 luglio 2013 

Nel caso di crolli la SS45 potrebbe essere interrotta per tempi molto lunghi e modificherebbe localmente il corso del Trebbia

Qualunque geologo familiare con l’Appennino settentrionale sa che la zona di Bobbio è certamente tra le più difficili da comprendere non soltanto nell’Appennino ma anche in tutte le catene montuose circum-mediterranee. La cosiddetta “finestra tettonica” conserva gelosamente gran parte dei suoi segreti e l’avvicinarsi al problema richiede una profonda preparazione scientifica.

La drammatica situazione della S.S.45 é certamente un risultato di questa complessità geologica ma i termini del problema sono in questo caso molto più semplici, limitati e di facile comprensione anche per un profano.

La Valle

La Valle

 

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1956/10/13 – Sono tutte in lutto le famiglie di Cattaragna

6th ottobre 2013

Da la Trebbia del 13 ottobre 1956

La povera gente del villaggio più colpito dalla catastrofe chiede di essere

Aiutata a colmare il vuoto pauroso lasciato dalle cinque vittime

Il camion della morte ha lasciato dietro di sé una lugubre scia di pianto. Lassù nei casolari sparsi sulle pendici della pittoresca, ma povera valle dell’Aveto le donne non hanno più lacrime, i robusti montanari si aggirano muti per i viottoli fangosi con le tracce dell’angoscia disegnate sui ruvidi volti. In un paesino soprattutto sembra che il dolore abbia voluto insediarsi come un’ombra funerea salita dal tragico ponte di rio Buffalora. Cinque bare sono salite sono salite lassù, portate a spalla dagli abitanti per l’erto sentiero che si erpica fra le rocce fino a ottocento metri ove si adagia in una stretta conca il più piccolo, il più povero villaggio della zona, Cattaragna: poche case di pietra tutte unite intorno alla chiesa, intorno ad un piccolo cimitero appiccato, no si sa come, sul piano fortemente inclinato del ripido versante.

 I feretri sul sagrato a Catteragna

I feretri sul sagrato a Catteragna

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1956/10/13 – L’ immane sciagura del rio Boffalora

6th ottobre 2013

Da La Trebbia del sabato 13 ottobre 1956

LA VAL TREBBIA E LA VAL D’AVETO IN LUTTO

Come’è avvenuto il salto del “camion della morte” nel greto roccioso del fiume – L’impressionate spettacolo visto dai primi soccorritori – Il pianto dei montanari dietro le dodici bare funerate solennemente lunedì scorso nella nostra città

I rottami del camion in loc. Boffalora

I rottami del camion in loc. Boffalora

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1985/11/02 – Bobbio nella bufera della Grande Guerra

25th ottobre 2012

Dalla Libertà del 2 novembre 1985

IL 4 NOVEMBRE È UNA DATA CHE NON SI CANCELLA

Nel primo conflitto mondiale il piccolo capoluogo della Valtrebbia pagò un alto contributo di sangue: 104 caduti (senza contare feriti mutilati e dispersi) – Le cronache d’epoca dei settimanali «La Trebbia» e «Il Penice» rievocano la partecipazione, i sacrifici e gli slanci patriottici della Popolazione agli eventi bellici – Decorazioni per ufficiali e soldati – Destino di un nome: Pierino Castagna – La Vittoria e la ricostruzione.

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1903/11/08 – I cimiteri a Bobbio

13th settembre 2011

Dalla Trebbia del  8 novembre 1903

I CIMITERI A BOBBIO

Così l’anno scorso nel praticarsi i lavori per la fognatura della via di Porta Nuova (ora Corso Garibaldi) furono scoperti vari depositi formati di mattoni quadri con ossa umane.
Quindi non è infondato il sospetto che quivi potesse già esistere il cimitero della Chiesa di San Colombano.
Così ancora è lecito arguire la esistenza di un cimitero nei pressi di Bobbio, regione  San Ambrogio, proprietà ora di casa Malaspina, dall’ Ordo Processionum Cleri Bobiensis, fatto stampare a Milano nel 1756 dal nostro vescovo Gasparre Lancellotto Birago. Imperocché da esso si rileva,  (pag.59 e segg.) dalla 3a feria  (martedì) delle Rogazioni, la processione partita dalla Catt.e e recatasi quivi, dove ancora si vedevano le rovine della Chiesa Parrocchiale di S. Ambrogio, e dell’attiguo campanile, dopo aver fatto commemorazione del S. Dottore, procedeva all’assoluzione a suffragio dei defunti. «Peracta statione, ac decantato Evangelio, fit absolutio, sive aspersio pro Defunctis in eodem loco, in quo, prout ex ruinis dignoscitur, praesertim ex veteri Turris residuo extabat antiquitus Ecclesia Parochialis D. Ambrosio dicata, temporum iniuria nunc prorsus diruta». E che il luogo designato per la tumulazione dei parrocchiani fosse diverso dalla chiesa, lo si ammetterà facilmente, quando si ritenga che la ristrettezza della med.a non poteva essere sufficiente al pietoso ufficio, e che la cultura del terreno circostante alle accennate rovine dissotterrò umani avanzi.
Il citato libro, ricordando poi un atto 1375 rog.o del notaio Giovanotto de Gualandrino, col quale il V.o nostro Roberto Lanfranchi conferiva la chiesa parrocchiale  di S. Ambrogio, resasi vacante per la morte di certo Don Gerardo de Traschio,  al chierico bobbiese Cristoforo Avogarelli de Avocado, come della chiesa, così del cimitero ci fa riportare la fondazione ad un anno di molto anteriore a quello sopra indicato (1375).
Del resto una notizia certa dell’esistenza di un cimitero in Bobbio l’abbiamo nel d.o libro a pag. 48, ecc. Essendo alli 8 8.bre 1630 apparsa in Bobbio la pestilenza, che imperversò sino a mezzo il mese di marzo 1632, il Vescovo d’allora Mons. Francesco Maria Abbiati (in esso libro così si legge) provvide alla designazione di un terreno per la sepoltura degli sventurati, vittima del terribile morbo: e trovatolo in vicinanza del torrente Dorbida, alli 11 ordinò vi si erigessero le cinque croci rituali per la benedizione, alla quale egli med.o procedette nel successivo pomeriggio del 15, ivi condottosi processionalmente col Capotolo, col clero e col popolo. – La chiesa di S. Rocco, patrono contro la peste, esistente già presso la Dorbida, al punto quasi in cui questa si mette nella Trebbia, ed alla destra dell’antica strada pubblica Bobbio – Poacenza, e già distrutta al tempo del prelodato Vescovo Mons. Birago; ma più le ossa umane, nell’attiguo terreno di tratto in tratto dissotterrate ci farebbero mettere il cimitero in discorso in quella località. – Dai registri degli atti di morte della parrocchia della Cattedrale si rileva che fin dalli 16 maggio 1632 (epoca in cui la Dio mercè era cessata fra noi la pestilenza) si riprese l’antica consuetudine di seppellire i defunti entro le chiese, e ciò forse perché il cimitero si rese inservibile per la quantità dei cadaveri in ecco accumulati dall’epidemia? O forse perché inondato, od anche asportato dal vicino torrente?
Questo è quanto non si può decidere: quello che è certo si è che da quell’ epoca (almeno da quanto consta) in Bobbio non si parlò più di cimitero fino all’anno 1823, nel quale, e precisamente nel 3 novembre, il sindaco signor Antonio Malugani in adunanza consulare osservando che questa città era ormai l’unica non solo del regno, ma anche dell’orbe tutto che non avesse un cimitero; diceva che bisognava essere penetrati della necessità di tale stabilimento, essendo pur troppo note le grandi disgrazie ed inconvenienti occasionali dal dar sepoltura nelle chiese. La proposta fu accettata; e si mandò all’ong.re Sig Gazzotti per la scelta del luogo, e per la perizia dell’importo, il tutto in conformità delle R. Patenti 25 9.mbre 1777. Questi alli 23 8.bre 1823 presentava apposita relazione, colla quale si dichiarava adattissimo all’uopo un pezzo della proprietà Corgnate di spettanza del Signor Cristoforo Bacigalupi balla destra del Dorbida, e l’importo per la costruzione del cimitero in L.4610. La relazione era approvata dall’ Ecc.mo R. Senato sedente in Genova alli 24 succ.o 9.mbre. In seguito a ciò l’Architetto Signor Francesco Guglielmini Ass,e di 1a classe del Genio Civile alli 12 gen. 1821 comunicava al Consiglio uno scritto – Capitoli, oneri, istruzioni per l’appalto della formazione del campo S.; a cui annetteva un tipo, che, se fu eseguito avrà dato alla nostra città un elegantino Cimitero.
Dai registri degli atti di morte della Cattedrale appare che la prima ad esservi sepolta fu certa Marina Domenica fu Carlo di Pegni – An. D.ni mill.mo octingentesimo trigesimo die 23 augusti Domiica  Marina q. Caroli e loco Pegni etc. exequiis peractis sepulta in novo sepulcreto fuit – e che l’ultimo fu pure certo Marina Luigi di Gius.e e di Maria di Pegni Altrecati – sepolto alli 24 agosto 1834.
Nel giorno 26 agosto detto anno scatena vasi in alcuni luoghi degli stati Sardi ed anche in Bobbio un terribile uragano, per cui la Dorbida straripando abbatteva il muro di cinta del cimitero, lo riempiva di ghiaia e di sabbia, ed alcuni dei nostri buoni vecchi ci hanno raccontato di aver visto le casse dei cadaveri asportate dalla corrente nella vicina Trebbia. Per riparare ai guasti avvenuti raduna vasi subito il consiglio nel successivo 28 agosto; e dopo varie sedute in quella delli 7 gennaio 1835 delegavasi il Signor Carbonazzi Giovanni aiutante del Genio civile perché di concorso di alcuni consiglieri procedesse alla scelta di un terreno che in base alle R. Patenti 26 maggio  1832 e relativo Regolamento del Reale Senato 30 luglio successivo fosse riconosciuto adatto alla costruzione di un nuovo cimitero. In adunanza 4 febbraio 1835 i delegati riferirono che la località più conveniente era il fondo Corgnato di proprietà del Signor Cristoforo Bacigalupi, e dellaSig.ra Ballerini Maddalena Vedova Malchiodi Sig. Luigi. Eseguiti tutti gli altri incombenti procede vasi alla costruzione alla costruzione per parte del Signor notaio Cozzi Giovanni resosi deliberatario dell’appalto alli 18 luglio 1835 – Benedetto il cimitero sul finire di luglio 1836 dal P. Agostino Cappuccino e Segretario del Vescovo Mons. Cavaleri vi accoglieva pel primo Carlo Farina d’anni 85 circa di Piancasale vittima alli 23 luglio del colera in detto giorno appunto scoppiato nella parrocchia della Cattedrale
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Rechiamoci dunque sovente a visitare quel luogo santo, ove riposano in pace i venerati avanzi dei nostri cari ed ivi nel silenzio della tomba attendono la gloria  della resurrezione: oh! vi andiamo coi sentimenti più soavi della carità cristiana, ispirandoci alle sublimi verità dell’epigrafe;
Tempo, Fortune, Illusioni ha fine
Questo Campo di morte a te lo addita:
Mortal vi pensa, e s’ami pace al fine
Abbraccia il Ver che apporta eterna vita!
Can. Antonio Cavalli

Dalla Trebbia del 22 novembre 1903

Chiar.mo Signor Canonico

Il suo ultimo articolo sulla cronaca bobbiese mi rammenta un epoca che ben pochi nostri concittadini potranno ricordare.
Quando nel 1824 fu fondato il primo cimitero, presso il torrente Dorbida, io ero già nato da quattro anni (1820), e ricordo che in un giorno del 1834, il notaio Sig. Giuseppe Ballerini, presso cui mi trovavo con altri fanciulli per la divozione del mese di Maria, si mise ad esclamare «oh! figliuoli miei, sono già 40 giorni che piove; pregate il Signore e la Vergine Maria che facciano cessare questo diluvio». E fu appunto allora che avvenne lo straripamento del detto torrente e la devastazione del Cimitero perché troppo vicino alla destra sponda di quello. Ricordo pure che a casa mia si piangeva pel rapimento di casse e cadaveri trascinati da quel torrente nella vicina Trebbia, fra cui la salma di mio fratello (Abramo) morto chierico poco prima di quella catastrofe. Ricordo infine df’aver ancora visto seppellire nelle chiese qualche notabile cittadino e di aver conosciuto il venerando Vescovo Isaia Volpe che morì povero perché erogava tutte le sue rendite in grandi elemosine ed in opere di beneficenza, come quella della fondazione dell’Ospedale bobbiese di Carità.
Tutto questo io ricordo e vivi ancora! Non mi par vero. Scusi, caro Sig. Canonico, e mi creda ognora con caldo affetto.
Suo dev.mo servo ed amico
D. Bertacchi

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