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1942/06/10 – Il Santuario della Madonna dell’Aiuto

13th aprile 2010

Da La Trebbia del 10 giugno 1942

Cronache d’altri tempi: il Santuario della Madonna dell’Aiuto

In facciata le statue dei santi: San Cristoforo, San Colombano, la Madonna dell'Aiuto al centro, San Bernardino, San Rocco

La festa del 5 giugno ha ridestato la curiosità di ricercare fra le cronache antiche quel po’ di notizie che ci hanno conservato intorno all’erezione del santuario della nostra cara Madonna dell’Aiuto. Le poche cose che abbiano potuto trovare le riportiamo qui come noterelle sparse, come bricciole di storia nostra che si leggono sempre volentieri e potrebbero anche servire….a chi volesse darcene una monografia o una storia completa.

Come è noto, le apparizioni di N.S. dell’Aiuto risalgono al 1611: la prima al 5 giugno, le altre al 13 e 23 giugno e al 4 luglio successivo. In tanto risveglio di fede che esse hanno suscitato, fa meraviglia il vedere passare non meno di dieci anni prima che si ponesse mano alla costruzione del santuario, ma troppe erano le difficoltà che si frapponevano non ultima quella della strada pubblica che passava proprio davanti all’immagine miracolosa, e che necessariamente si doveva spostare.

Del resto alla costruzione di una nuova chiesa pensò subito il Vescovo d’allora Mons. Bellini, e già due anni dopo le apparizioni, era pronto il disegno, come rilevasi da questa nota che troviamo nei registri d’amministrazione:

« 1613, adì 2 settembre a Mastro Andrea architetto del lago di Como per haver disegnato la gesia della Mad. dell’Aiuto et suo viaggio da Tortona a Bobio ».

Il primo progetto è dunque quello di Andrea da Como. Avendone però ritardata l’esecuzione per anni ed anni, altri hanno supposto – e non senza fondamento – che di fatto il santuario sia stato costruito su disegno di Pellegrino Ribaldi, l’architetto del santuario di Caravaggio. Ma nulla risulta dai documenti che abbiamo qui.

Nel 1619 fu appianata finalmente la difficoltà della strada, come rilevasi dal Diario del Vescovo Abbiati sotto la data del 28 settembre: « Eodem die visitatae fuerunt scholae Doctrinae christianae et proposita Consilio Civitatis permutatio viae qua itur ad sanctam Mariam de Adiutorio transferendae paulo altius versus collem…».

Il Consiglio accolse la proposta e diede la sua deliberazione in favore a condizione però che non mancasse il consenso del Senato, poiché Bobbio dipendeva allora dal Ducato di Milano, sottoposto al dominio Spagnolo. E il consenso del Senato fu chiesto con questa supplica, consegnata al Pretore di Bobbio che partiva per Milano il 18 febbraio 1620:

« Volendo i Signori Deputati della Beatiss. Vergine Graziosa e Miracolosa dell’Agiutto di Bobbio, fra quali di presente è l’Ill.mo sig. Conte Francesco dal Verme feudatario di detta città, fabbricare una nuova chiesa alla Beatiss. Vergine dell’Agiutto, et essendo gravemente impediti da due strade, una pubblica et l’altra che non serve ad altro che coprire i ladri, hanno dimandato al generale Consiglio di detta città di permutare la strada pubblica trasportandola poco lontano per lasciarvi il sito alla nuova chiesa e facendone un’altra che sarà più lunga, più diritta, e più bella, e più comoda, e d’havere l’altra per servitio di detta Chiesa che s’ha da fare, et havendo il Consiglio dato il consenso e per l’una e per l’altra quando vi sia il beneplacito dell’Ecc.mo Senato nel quele totalmente si rimettono, come dagli atti dello stesso Consiglio, si supplica il Senato Ecc.mo che voglia concedere la permutatione della strada pubblica et che l’altra si possi tenere, essendo in maggior utile et abbellimento della Città, la quale si verrà ad abbellire con la strada più comoda, e più diritta, e con la fabbrica della nuova Chiesa ad honore della Beatissima Vergine »

Così nel diario di Mons. Abbiati

Ottenuto il consenso del Senato. il Vescovo stesso pose la prima pietra il 15 luglio 1621. E la data non fu scelta a caso, ma si volle collegare al ricordo di S. Enrico Imperatore che nel 1014 eresse qui la Sede Vescovile e scrisse il nome di Bobbio nell’albo delle Città italiane.

La costruzione fu lenta; e solo dopo vent’anni poté dirsi, se non finita, appena coperta. Abbiamo infatti nel 1641 una lettera di Mons. Abbiati, che invita i fedeli delle parrocchie suburbane e delle altre più vicine a Bobbio (Coli, Porcile, Pieve, Brugnello, Romagnese) a prestarsi nel trasporto delle ardesie per la copertura dl tetto.

Il lavoro di perfezionamento fu continuato dai Vescovi successori, specialmente da Mons. Alessandro Porro; e Mons Lodovico Anduxar la consacrò solennemente il 13 luglio 1738.

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1942/04/28 – San Lorenzo

13th aprile 2010

Da La Trebbia del 28 Aprile 1942

Cronache d’altri tempi: San Lorenzo

A caso ci capita fra le mani, rovistando l’archivio del Vescovado, l’atto di donazione del terreno sul quale venne edificata la chiesa di San Lorenzo. È dell’anno 1608, 19 ottobre, rogato dal Notaio Alfonso Olmi, e porta in margine l’intestazione: Erectio novi oratorii SS. Martir. Laurentii, Firmi et Victoris Bobii.

L’atto è steso nella sala di udienze dell’episcopio in presenza del Vescovo Mons. Antonio Bellini, e sono testimoni D. Buello dei Buelli Arcidiacono della Cattedrale, D. Francesco Ballerini Arciprete della Pieve di Ottone Diocesi di Tortona, D. Giovanni Baccigalupi Notaio pubblico bobbiese. Donatore è il sig. Cristoforo Nielli cittadino e abitatore di Bobbio, che cede l’orto di sua proprietà alla Confraternita o Società detta dei Disciplinati o Disciplinanti di S. Lorenzo, che già esisteva ed era fiorente fin dalla prima metà del 1200, ed era, per quei tempi, quella che chiameremmo oggi un’Associazione di Azione cattolica vera e propria.

La donazione, « ad effectum aedificandi ibi unam ecclesiam seu oratorium et non aliter », e coll’onere in perpetuo di far celebrare una Messa ogni settimana per l’anima del donatore e per i suoi defunti, è accettata dalla Confraternita rappresentata in quell’atto dai signori Antonio Bertolasio Ministro, Gerolamo Brugnatelli Vicario, Gregorio Buelli, Alessandro Bertolasio e Tommasino Galli Procuratori.

Il Vescovo dà la sua approvazione, ma a condizione esplicita che, costruita la chiesa, in questa e in nessun’altra la Confraternita compia le sue funzioni e svolga la sua attività e il suo apostolato di bene, sub poena suppressionis socieatis ipso facto. Nel frattempo, finchè la chiesa non sia finita, concede ai confratelli la licenza e facoltà di tenere le adunanze e di compiere le loro funzioni « nell’oratorio della B.V. di Montebruno, che trovasi in questa città ».

Quasi a prender possesso in forma pubblica e solenne dell’area destinata all’erigenda chiesa, nella primavera seguente – 12 aprile 1600, Domenica delle Palme, dopo i Vespri – il Vescovo stesso vi andò processionalmente col clero, i Confratelli e numerosissimo popolo, e vi piantò la Croce. Di questo è fatto cenno nel Diario di Mons. Bellini.

In altro documento, conservato dalla Sig.ra Ernesta Cattaneo Ved. Buelli, troviamo la cronaca precisa e particolareggiata della posa della prima pietra, che venne collocata « in fundamentis chori ipsius ecclesiae », per mano dell’Arcidiacono Buello dei Buelli, il 20 giugno dello stesso anno, presente tutto il clero della Cattedrale ed una moltitudine grandissima di popolo che con plauso e con gioia assiste all’avvenimento: « …magna populi moltitudine astante, ac cum eius applausu et gaudio ».

Posta la prima pietra, si mise mano alla costruzione, e si procedette con tanta celerità che in poco più di due mesi l’oratorio era quasi finito, e il Vescovo permise che vi si celebrasse per la prima volta il 9 agosto festa di s. Fermo, e il 10 festa di S. Lorenzo. Anche di questo lasciò memoria Mons Bellini nel suo Diario; nel quale troviamo pure – sotto la data del 29 agosto – che per aiutare la fabbrica di S. Lorenzo diede licenza di cercare elemosine non solo in città ma in tutta la Diocesi. Rileggendo l’atto di donazione che abbiamo riportato qui sopra, non senza sorpresa abbiamo visto che al principio del seicento esisteva a Bobbio un oratorio della B.V. di Montebruno, E chi ne sapeva? Ma… dov’era, e qual’era?

Ne abbiamo un indizio chiaro nella supplica che il Priore di Montebruno presentò nel gennaio del 1620 al vescovo Mons. Abbiati, e qui trascriviamo dal suo Diario:

« Fra Francesco Amoretto Agostiniano Priore della SS.ma Madonna di Montebruno e Vicegerente del P. Vicario Gen. degli Eremitani della Consolazione di Genova espone a V.S. Rev.ma qualmente molti anni sono li Padri di Montebruno col consenso di Mons. Aulario fabbricarono una chiesa sotto titolo della Visitazione della B.V. contigua ad una loro Casa posta nella strada del Torno con animo di venire tre o quattro Padri ad officiarla, essendo stati richiesti da questa Magnifica Comunità; ma per qualche degni rispetti non s’è mai sin’a quest’hora potuto effettuare cos’alcuna. Hora li detti padri sono pronti et apparecchiati per soddisfare alla richiesta di questi signori, e perciò supplicano V.S. R.ma, nella cui volontà consiste l’esecuzione di questo negozio, si voglia degnare di prestare il suo consenso per attendere quello che già il suo Antecessore aveva promesso all’Ecc.ma Sig.ra Principessa d’Oria, assicurandola che detti Padri quasi obbedienti figli li porteranno sempre ogni honore e reverenza, etc…».

Ora la chiesa degli Agostiniani è quella che ebbe più tardi il nome di San Nicola per una particolare devozione di quei Padri al Santo di tolentino; ma da principio, essendo dei frati di Montebruno, veniva da sé che il popolo la chiamasse semplicemente la Madonna di Montebruno.

Chiesa e casa furono poi acquistate nel 1844 dal B. Granelli per le Suore, che oggi – in via provvisoria – vi tengono il noviziato.

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1935/07/13 – San Lorenzo

13th aprile 2010

Da La Trebbia del 13 Luglio 1935

San Lorenzo

Da quando venne affidata al can.co Ballerini, la chiesa di S. Lorenzo ha subito una trasformazione quasi completa, e chi la osserva nello stato attuale, quasi non la riconosce più, tanto è stata abbellita e rinnovata.

In tanto fervore di rinnovamento, due novità hanno attirato l’attenzione dei fedeli in questi giorni. La prima è stata la comparsa inaspettata e quasi prodigiosa di una nuova statua d S. Teresa del Bambino Gesù, donata da pia persona che vuole serbare l’incognito; e fu spinta a quest’atto di generosità da una osservazione semplicissima, che altri avevano fatto prima di lei, che cioè la statua primitiva – per quanto bella – non aveva nessuna somiglianza con la Santa che voleva rappresentare.

Nella nuova, invece, la somiglianza è perfetta: e ne è garanzia il fatto che la statua viene da Lisieux, donde nessuna statua parte senza essere prima fedelmente controllata dalla sorella della Santa tuttora vivente.

L’altra novità è quella di S. Gaetano Tiene, il Santo della Provvidenza, la cui statua (ridotta per decrepitezza ad uno stato che faceva pietà) è stata restaurata con vero gusto e diligenza d’artista dal sig. Luigi Angelo Sala (via della Consolata, 9 Torino)

Tra le pieghe della manica nel braccio sinistro fu ritrovata una piccola pergamena arrotolata, sulla quale è scritto:

«Giovanni Mazza Bondanza fecit in Bobio a li 28 marzo 1790 – fu benedetto da Mons. Nicolla Fabio – e Antonio Castelli mio nipote e mia moglie Giuseppina Mangiarotti».

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1937/08/07 – La storia di un campanile e di un orologio

13th aprile 2010

da La Trebbia del 7 Agosto 1937

La trascriviamo tale e quale dall’epistolario di Marcantonio Bellini Vescovo di Bobbio, che in data 13 maggio 1611 così scriveva al Presidente del Senato di Mlano.

«L’anno 1532, al 5 luglio, la Comunità di Bobbio, venduto il suo campanile al monastero di S. Colombano, che fu poi demolito, riservandosi le campane con l’horologio con facoltà di levarle dentro di duoi mesi, come per l’accluso capitolo d’instromento appare, per il che con permissione di Mons. Trivulzio all’hora Vescovo, come anco attestano i più vecchi, posero una campana con l’horolgio sopra uno delli duoi campanili di questa Cattedrale all’hora vacuo, nel quale abasso nel piano della chiesa v’è l’antica capella di S. Sebastiano congionta con quella di S. Michele, et di sopra un’altra capella episcopale di S. Tomaso, della quale si trova menoria per scritture pubbliche sin del 1385, sebbene per l’architettura et uniformità di struttura nell’istesso fondo, et cintura della chiesa et circondato da ogni intorno di edifici di chiesa, è così antico come la chiesa stessa sopra 500 anni oltre questa evidentissima proprietà, dominio, possesso, et continuo uso; la chiesa sempre l’ha riparato, restaurato, coperto, et fabricatovi dentro secondo le occorrenze.

L’horologio per pubblica comodità v’è stato collocato, cosa che non vollero fare quelli di S. Colombano, per la molta benignità de’ Vescovi verso la Comunità come sempre s’è conosciuta nelli suoi maggiori bisogni.

Se bene è grande inconveniente che questa campana dell’horologio collocata sopra l’altare, dove si celebra quotidianamente, serve come si fa d’ordinario alla giustizia di sangue e morte aborrita dai sacri Canoni et dalla Chiesa ma di più sono corsi talvolta gran mali per non essere questa campana più pronta et alla mano, e fuori del Palazzo, et non è molto che fu ammazzato uno per non poterlo soccorrere con questo chiamare Gio. Bartolomeo Barbarino….

Hora havredo io fatto fabbricare una Campana molto grossa et onorevole per pubblico beneficio a honore della B. Vergine né vi essendo per adesso altro loco idoneo da riporla, il dì 8 corr. cominciai a far drizzare gli ordigni per levarla sopra qesto campanile, havendone fatto parola con alcuni de’ Reggenti, acciò non si meravigliassero se l’horologio restasse forse un poco impedito, e così per avviare le cose mi trovai anche presente avanti la Chiesa; e mentre si lavorava quattro perniciosi et sediziosi hebbero ardire sugli occhi miei di tumultuare altamente fuori d’ogni ragione, non senza pericolo della persona mia, cioè Tiberio Pietranigra Giovanni-Stefano Galluzio, Giovanni Antonio Bertolasio, et Clmente Cigala, quali, disgustati della giustizia che m’è convenuto conto gli eccessi fare, tentano queste bruttezze; ma che più sono andati dopo hostiatim ( di porta in porta), ancho di notte a sollevare il popolo contro la chiesa, et contro di me, minacciando bruttamente la vita agli operai, per il che resta ogni cosa impedita con sommo scandalo, disordine, et danno, et de più per eccitar maggiore sedizione, van dicendo che questo sia ordine del Senato, gridando giuridizione Regia, come sogliono quando non hanno ragione, né san dire, e vogliono far male.

Qui resta impedito il servizio della Chiesa, con grandissimo scandalo e pregiudizio iniquissimo, e ne ho voluto per la verità ragguagliare V. S. Ill.ma, confidando che presto habbia a fare in maniera che sia provvisto a così grande eccesso, et disordine, et altri maggiori che possono facilmente occorrere in questa eccitata sedizione.

…. Asperro dalla pietà et autorità di V. S. Ill.ma opportuno e presta rimedio in questa afflizione, et prego Dio benedetto per ogni suo maggior contento ».

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La colonia Carenzi

13th aprile 2010

Sul mio libro “Cento anni di storia bobbiese” un articolo del 23 luglio 1933, su cui si parlava dell’apertura della colonia elioterapica fluviale, faceva pensare che la Colonia Carenzi fosse stata aperta nell’anno 1928, ma dopo il ritrovamento di questo articolo abbiamo dovuto ricrederci e rivedere sotto una nuova luce questo avvenimento.

La Colonia elioterapica fluviale era sì aperta nel 1928, ma la sua collocazione era nel vecchio stabilimento dei “Bagni” di Sant’Ambrogio, chiuso per mancanza di acqua solforosa.

Da la Trebbia del 4 settembre 1937

L’inaugurazione della colonia Carenzi

In una gioconda atmosfera di fede e di entusiasmo fascista si è svolta l’annunciata cerimonia inaugurale della colonia elioterapica fluviale “Giuseppe Carenzi”.

Le benedizioni del popolo verso il Duce, creatore di questo clima mirabile di solidarietà verso il popolo si sono intrecciate con le benedizioni al generoso donatore della colonia il quale ha scritto una pagina nella storia dei bene per Bobbio. Tanto che da oggi Giuseppe Carenzi è divenuto cittadino benemerito del nostro Comune.

Giornata movimentatissima. Le vie della città e le strade che conducono alla colonia sono tappezzate di striscioni inneggianti al Duce al Fascismo e alla fanciullezza pupilla del Regime.

Alle ore 10 vari torpedoni portano a Bobbio tutte le maestranze della Ditta Carenzi. Il Carenzi è con loro poiché ilò bravo industriale nelle sue giornate di maggior gioia vuole a se vicini i suoi collaboratori. Queste maestranze disciplinate ed inquadrate seguono il loro principale sino al monumento ai Caduti in piazza S.Francesco ove viene posta una corona di alloro. È presente un numeroso stuolo di amici personali del cav. Carenzi.

La cerimonia di inaugurazione è fissata per le ore 16 ma sino dalle 14 la popolazione e i membri di titte le istituzioni della città si avviano a piedi o con gli automezzi a S. Ambrogio.

Le strade brulicano di popolo. Sono presenti specialmente le mamme che da tempo conoscono i benefici delle colonie e degli asili-nidi per i bimbi delle mondariso: e sono accompagnate dai propri figlioli, garrulo stuolo di piccoli verso cui si tendono le amorevoli cure del Fascismo.

Dalla vicina Piancasale giungono le scolaresche e le massaie rurali recanti doni.

Ovunque sventolio di vessilli, bandiere fiamme, gagliardetti seguiti da fascisti: questi si inquadrano sul piazzale antistante la colonia, quelli si allineano sulla terrazza. L’edificio contornato da alti pennoni, con le finestre vestite di tricolori, pare che senta anch’esso il palpito festoso della giornata.

All’ingresso della colonia si vanno intanto adunando tutte le autorità e cioè il Podestà e componente il Direttorio Federale camerata cav.Renati, S.E. Mons. Vescovo, il Direttorio del fascio, il Presidente dell’O.N.B., la Segretaria del Fascio Femminile, il comandante del Fascio Giovanile, il camerata Bosi ispettore di zona dei Sindacati, il comandante la M.V.S.N., l’Ispettore Amministrativo di zona , i Podestà, i Segretari ed i Direttori dei Fasci dell’8ª Zona, i Dirigenti delle Associazioni combattentistiche, la Società Operaia di M.S., il Pretore di Bobbio, il Maresciallo dei CC.RR.

La banda del locale Dopolavoro eleva le note degli inni patriottici mentre lungo il viale di accesso alla colonia si schierano gli organizzatori dell’O.N:B. e i Giovani Fascisti in divisa. Davanti all’edificio prestano prestano servizio d’onore una squadra di militi e una squadra di Giovani Fascisti.

Uno squillo di attenti annuncia l’arrivo del Federale seguito dal Questore Comm. Calasso che rappresenta S.E. il Prefetto, e delle altre Autorità cioè: il cav.uff. Giacobini Segretario Federale Amministrativo, il Vice Comandante la Divisione “Po” Generale Ferroni, l’on. Steiner, il prof. Grassi Presidente Provinciale dell’O.N.B.; i componenti il Direttorio del Fascio di Piacenza sono rappresentati dal Camerata Degrada. È pure presente il Capo della Segreteria Federale Ulderico D’Angelo.

L’inno “Giovinezza” saluta il giungere delle gerarchie mentre il popolo plaude a lungo, con calda insistenza al Duce.

Entra per primo nel nuovo edifico Mons. Bertoglio che impartisce la benedizione alla colonia. La cerimonia continua, quindi sulla grande terrazza viene la bandiera della colonia, dono delle fasciste bobbiesi. Le note della “Marcia Reale” e di “Giovinezza” continuamente contrappuntate dagli applausi della folla che ingombra il piazzale e tutti gli spalti circostanti salutano il suggestivo rito dell’alza bandiera,

Quindi il Vescovo pronuncia parole vibranti di fede cristiana e fascista esaltando la generosità del munifico donatore e le iniziative del regime Fascista per l’assistenza alla gioventù. Cessati gli applausi che coronano le parole dell’amato presule, il Podestà cav. Renati a nome della città di Bobbio ringrazia Giuseppe Carenzi per il munifico atto e gli presenta una ricca pergamena che ricorda il gesto del benefattore e consacra la cittadinanza benemerita che gli viene conferita oggi a testimonianza della riconoscenza del popolo bobbiese, Quindi tra gli applausi, il notaio Pistone legge l’atto col quale il Carenzi dona al Partito Nazionale Fascista la colonia elioterapica fluviale. Alte e commosse parole di ringraziamento pronuncia il Segretario Federale nel prendere in consegna la colonia. Egli elogia lo spirito del Carenzi e lo addita ad esempio e a monito per tutti coloro che potendo donare, non ancora lo hanno fatto. Altri applausi altri alalà. Alla signora Carenzi viene offerto un omaggio floreale dalle istituzioni femminili di Bobbio e al Carenzi una bella lirica, lodata composizione del camerata Berzieri.

Dopo di che il donatore visibilmente commosso, scandisce con parole di modesta fierezza il suo ringraziamento a tutte le autorità. Egli afferma che chi dona al popolo dona a Dio e che non avendo egli la gioia di essere padre ha inteso donare ai figli del popolo lavoratore ciò che non ha potuto donare ai figli propri. Ed è lietissimo di aver seguito i dettami del Partito e del Regime la cui dottrina permeata di bontà patriottica e cristiana addita la via del beneficio al popolo come la migliore per la società umana.

Scroscianti applausi interrompono e coronano le parole del donatore.

Durante il ricevimento offerto dal Comune di bobbio e servito con molta grazia da un gruppo di signorine che indossano i costumi della valle, viene comunicato che la Ditta Ronchetta di Piacenza ha offerto alla colonia i servizi della cucinaa per un valore di quasi 10 mila lire, mentre il notaio Pistone ha offerto l’opera gratuita relativa all’atto della donazione.

Quindi il popolo visita i locali della colonia ed ammira le belle sale e la razionale distribuzione dei servizi. La musica riprende i suoi inni; il tempo nuvoloso che minaccia la cerimonia si tranquillizza.

Le strade nella sera rigurgitano ancora e la bella costruzione fiammeggia nella notte con una illuminazione che a distanza appare come una visione spettacolosa. Sui monti la gioventù del popolo accede i fuochi delle maggiori festività.

Nel salone dell’ex stabilimento bagni si sono raccolti numerosi cittadini di Bobbio con a capo il Podestà per offrire al Cav. Carenzi ed alle autorità piacentine un rancio cordiale servito dall’Albergo Piacentino. Il camerata rag.pozzi a nome dei presenti, ha elevato il bicchiere in onore dei coniugi Carenzi, dei quali ha intessuto un breve incisivo elogio.

L’artistica pergamena donata al Cav. Carenzi porta la seguente dedica dettata dal Sig. Berzieri: “Nel giorno memorando – in cui il camerata Cav, Giuseppe Carenzi – dona al P.N.F. – la Colonia Elioterapica Fluviale – di S. Ambrogio – per la gioia e la salute – delle novelle generazioni del Regime – festante e riconoscente – ne addita l’atto munifico – al popolo beneficato – e ne scrive il nome – nell’albo de’ sui migliori concittadini.

Bobbio, 29 agosto 1937 – XV.

Il Podestà: Renati.

Da la Trebbia del 27 Novembre 1937

LA COLONIA CARENZI

Altra generosa donazione fatta al Comune

Il lettore ricorda la munifica donazione della Colonia Elioterapica Fluviale di Sant’Ambrogio in Bobbio, fatta di recente dall’industriale piacentino sig. Giuseppe Carenzi, alla Federazione Provinciale del Partito.

Attiguo alla Colonia, si distende un triangolo di terreno della superficie di ettari 0,31,30 di proprietà del Marchese Folchetto Malaspina, terreno che amplierebbe la zona parco della Colonia stessa.

Il Podestà cav. Antonio Renati fece presente al Marchese tale circostanza e, senza discussione, né speciali riserve questi, ha dichiarato di donare al Comune di Bobbio tale appezzamento di terreno allo scopo che la attigua Colonia abbia un parco più vasto per svolgere meglio le sue funzioni.

Il donatore che si trova a Dublino, Primo Segretario di Legazione Italiana, a mezzo di procura speciale ha delegato la sorella sua N.D. Costanza Malaspina per la stipulazione dell’atto, che si è compiuta in questi giorni in Bobbio nel palazzo di Casa Malaspina.

Questa nuova donazione, che s’aggiunge alle altre fatte dal Marchese Obizzo con la concessione dell’area per il Campo Sportivo e per la sistemazione della Piazza S. Francesco, avrà come si merita il plauso e la riconoscenza di tutta la cittadinanza.

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Le acque solforose di Canneto

10th marzo 2010

Da La Trebbia del 1969

Sorgerà nella piana di Corgnate il complesso alberghiero della «Bobbio Terme»
Il complesso termale alberghiero sarà costituito da un fabbricato principale a cinque piani, di cui uno destinato alle attrezzature termali, e un avancorpo destinato a negozi e boutique. Nei piani superiori saranno ricavate sessanta camere da letto.
La soc. Bobbio Terme, alla fine di quest’anno che è stato decisivo per il suo sviluppo e il suo potenziamento, può ormai presentarsi al pubblico con un programma ben definito per il prossimo avvenire.
Lo sfruttamento delle acque termali è una delle direttrici sulle quali opera la Società, che prevede inoltre ulteriori ricerche, oltre a quelle effettuate nella galleria di Fonte Pineta, anche nella zona dell’ex colonia Carenzi e di Canneto. Queste ultime località sono situate entro il perimetro di concessione della Bobbio Terme e presentando particolare caratteristiche atte allo sfruttamento, per il quale si faranno sondaggi nella prossima primavera.
L’altra direttrice cui mira la Società è l’imbottigliamento delle sorgenti ubicate in comune di Coli in località Sant’Agostino. L’acqua ha già un nome: si chiamerà dei TRE ABATI.
Intanto il prof. Ferdinando Petrilli, titolare della cattedra di igiene dell’Università di Genova ha ricevuto dalla Società l’incarico di scegliere una équipe di esperti ai quali verrà affidato il compito di svolgere le analisi necessarie. Lo stesso prof. Petrilli ha già effettuato tutte le analisi batteriologiche delle acque già prescelte dalla Società e ha comunicato risultanze assai lusinghiere.
Ma l’iniziativa indubbiamente più vistosa della Bobbio Terme sta nella progettazione del nuovo albergo termale, che sorgerà nella zona di Corgnate. In altra parte del giornale forniamo una breve descrizione del complesso alberghiero, per la cui costruzione la Società indirizzerà ogni suo sforzo nel prossimo anno.
L’ubicazione dell’albergo ci sembra assai felice. La sua facciata principale sarà verso la piazza di Corgnate e avrà sul retro una stupenda visione sul Trebbia.

Da La Trebbia del 16 novembre 1969

BOBBIO TERME – TERME BOBBIO


Considerazioni semiserie sulle due società termali che hanno suscitato tante speranze e tante simpatie in tutti i ceti della nostra città.

Bobbio Terme – Terme Bobbio…

Non è come dire: «Ambrigio Fusella e Fusella Ambrogio» cone si può credere lì per lì, di primo acchito. Bobbio Terme e Terme Bobbio sono i nomi di due Società diverse, sorte nella nostra città, entrambe interessate allo sfruttamento nelle nostre acque medicamentose. La maggioranza dei bobbiesi le distingue dalla diversa ubicazione dei rispettivi cantieri, ma fu una grande confusione tutte le volte che si tratta stabilire se è la «Bobbio Terme» che opera alla Pineta o è invece quell’altra o viceversa. Non parliamo poi delle mescolanze che si fanno quando si tratta di accoppiare il prof. Petrilli e il prof. Bocconi alle rispettive Società. Il fatto stesso che i nomi dell’una e dell’altra Società non siano ancora sicuro appannaggio della memoria del bobbiese medio, dimostra che questi è parimenti affezionato ad entrambe. E questo è giusto, doveroso, direi, perché, tutt’e due mirano al lancio della nostra Città, nel cielo affascinante delle Stazioni Termali. Da parte dei Bobbiesi, dunque, equidistanza ed equa distribuzione di simpatie. E non sarò certamente io a scostarmi dall’atteggiamento dei miei concittadini: Viva La Bobbio Terme! Viva la Terme Bobbio!

Con tutto questo, malgrado la identicità del mio affetto e della mia gratitudine nei confronti delle due Società, che amo di pari amore; e senza, per questo, spostarmi d’un ette dalla mia rigida equidistanza, qualche considerazione innocente, puramente accademica, la vorrei fare . Mi pare, per questa mia convinzione nessuno me ne voglia, che la Bobbio Terme abbia avuto, finora, più fortuna. Che male c’è? Capita anche tra fratelli usciti dallo stesso grembo, d’essere l’uno più fortunato dell’altro. Più fortuna nel senso che s’è imposta più prepotentemente alla pubblica opinione, con più rapidità e intensità, che ha sfondato di più, grazie alla eccezionalità di alcuni interventi, a cui, magari di malavoglia, sono stati chiamati i soci. Non dico che questa maggior fortuna sia merito di questi o di quest’altro, e meno che meno, che essa sia il migliore agente di giustizia sociale e no, a questo mondo. Circostanze! Pure circostanze, per chi è fuori dalla mischia. Le solite camorre della dea bendata, per chi c’è dentro! Ma chi non sa che la fortuna bisogna anche sapersela propiziare? Diciamo la verità: se il cav, Renati Presidente della Terme Bobbio, avesse attraversato il suo Rubiconde, la popolarità della sua creatura avrebbe raggiunto limiti che senza quel guado, sono impensabili. Già, perché è pacifico che la fortuna della Bobbio Terme è consentita, per assurdo che possa sembrare, nell’essersi inguaiata nell’attraversamento del Trebbia. Senza quel guado, che ha fiaccato le coronarie di mezzo Bobbio e che tiene ininterrottamente banco da un semestre, tanto chiasso non si sarebbe fatto, ed anche il nostro giornale locale – in altre occasioni così discreto – non avrebbe annunciato «Urbi et orbi», con quel tono da Bollettino della Vittoria, che «L’impresa Larceri ha toccato l’altra sponda»! La pubblica opinione sarebbe stata distratta da mille altre cose, se non ci fosse stato ol Trebbia a farle tenere il fiato sospeso per mesi e mesi, assillata dagli amletici dubbi: «Passerà? Non passerà? E l’acqua, infine, andrà in su o in giù, come Domineddio ha sempre voluto? E la galleria sarà svuotata o riempita?».

Tutti questi patemi, così sapientemente coltivati dal nostro giornale, hanno finito per creare una psicosi tale che, per quanto mi riguarda, non esito a confessare che quanto appare sulla testata del nostro settimanale, non è più Annibale che attraversa ol nostro fiume, ma Larceri, travestito da cartaginese, già di ritorno dall’altra sponda! L’Impresa, ha assunto degli aspetti faraonici, agli occhi dei più; e con quali benefici sul piano pubblicitario, ognuno può immaginare. La gente ha affollato il greto del fiume fino alle ore piccole, discutendo sul principio di vasi comunicanti, sulla diga di Kariba e per associazione d’idee, persino di Alarico sotto le acque del Busento. Il Piave, il Nilo, la Beresina, Ramsete, Larceri, don Piero, le piramidi, Caracolla, Berzieri: una fantasmagoria d’immagini e di personaggi che si sono suggeriti uno dopo l’altro, in piena notte, sotto il cielo stellato.

Quale fortuna! E pensare che la «Terme Bobbio» l’aveva anch’essa, a bella portata di mano, il suo fiume da guadare! Sarebbe bastato un fiumiciattolo, il Carlone! Piuttosto che niente. Era sufficiente spostarsi cento metri indietro, appena al di qua del fiume, e la «Trebbia» sarebbe stata costretta ad aggiungere un Annibale in più, alla sua testata.

Così come sono andate le cose, invece, la Terme Bobbio sa di cosa non sofferta, d’ordinaria amministrazione, dove tutto è filato per il verso voluto, senza imprevisti, tutto ordinato e preciso, pedantemente calcolato, un comunissimo parto indolore che non ha galvanizzato le folle.

Non si è pensato che persino la Grande Guerra sarebbe stata una guerretta senza il Piave e Caporetto; che le difficoltà – quando si ha tanta scalogna da non incontrarle – bisogna andare a cercarsele. Ma certo, perché è quasi assodato ormai, che le nostre fortune più durature si celano spesso, dietro le nostre sfortune quotidiane.

W.W.M

Da La Trebbia del 14 marzo 1970

Sopralluogo di tecnici ed esperti alle sorgenti della ‘Bobbio Terme – L’equipe è stata guidata da un Professore dell’Università di Pavia e da un Ingegnere di Parma.

Tre diversi tipi di acque termali

Domenica una equipe di tecnici ed esperti guidata dal Prof. Vincenzo Reganti dell’Istituto di Chimica generale dell’Università di Pavia e dall’Ing. Giuseppe Azzali di Parma ha effettuato un sopralluogo alla galleria di fonte Pineta per conto della Soc. per Az. Bobbio Terme. In galleria, ora facilmente agibile grazie ad un imponente lavoro di sbancamento del terreno antistante, si sono pure recati il Presidente della Società Dott. Colombetti e alcuni consiglieri, i quali in serata hanno tenuto una riunione per delineare un programma di massima che dovrà essere attuato in primavera.

Dai primi accertamenti in sito risulterebbe che le numerose sorgenti della galleria, opportunamente selezionate, darebbero origine a tre tipi di acque termali con caratteristiche chimiche diverse. A un tipo di acqua salsa, si aggiungerebbero in tal modo due ben distinti tipi di acque sulfuree.

Particolare di non scarso rilievo è quello relativo alla portata e alla temperatura delle sorgenti che si aggira sui 20 gradi, con punte di 25 gradi; nel sopralluogo di domenica si è riscontrato che i dati rilevati in precedenza si sono mantenuti costanti.

Il prof. Raganti ha intanto raccolto i dati per la valutazione di gas alla sorgente e ha prelevato campioni di acqua per le analisi di dettaglio definitive. All’Ing. Azzali è stato invece affidato il progetto per la captazione delle sorgenti, di cui dovrà in via preliminare calcolare l’esatta portata.

Nel corso della prossima settimana è previsto un incontro a Bobbio di tutti i soci della «Bobbio Terme».

Da La Trebbia del 25 aprile 1970

Il Capitale della ‘Bobbio Terme sarà portato a cento milioni

Lunedì prossimo a Piacenza si terrà l’Assemblea dei Soci – Il Presidente Dott. Colombetti presenterà il bilancio della Società – Si riprendono i lavori alla galleria di fonte Pineta

La Società «Bobbio Terme» ha fissato per lunedì prossimo l’assemblea dei Soci. All’ordine del giorno, per la parte ordinaria, c’è la relazione del Presidente sul bilancio del 1969. Il Dott. Colombetti darà lettura delle varie voci, che saranno commentate dagli Amministratori e dai Sindaci della Società. Per quanto ci è dato sapere, sembra che nel corso della medesima riunione venga avanzata la proposta di una aumento di capitale, dagli attuali 49 milioni a cento milioni. L’aumento, di cui da tempo si parla, sembra debba essere posto in relazione alla realizzazione del programma del 1970 e degli anni futuri.

A breve scadenza intanto dovrebbe essere realizzata la camera di contenimento delle acque all’imboccatura della galleria di fonte Pineta.

Il progetto, redatto dall’Ing. Azzali di Parma, è stato esaminato domenica scorsa a Bobbio dagli amministratori della Società, ai quali spetta ora di trovare la ditta per l’esecuzione. Si tratta di un manufatto in cemento armato a forma semicircolare, che si sviluppa per un’altezza di circa otto metri e un diametro di metri sei, atto a reggere le forti spinte del terreno e a perfetta tenuta, onde evitare anche la minima infiltrazione di acqua dall’esterno.

Alla base di questa camera semicircolare dovrà dipartirsi la conduttura che, passando sotto il Trebbia, consentirà il deflusso delle acque della galleria. L’inizio dei lavori è previsto per i primi giorni di maggio.

Da La Trebbia del 21 novembre 1970

Riprende l’attività delle «Bobbio Terme»

È in avanzata costruzione una camera stagna che consentirà il proseguimento dei lavori di captazione delle acque in galleria

Alla galleria di fonte Pineta la Soc. Bobbio Terme ha ripreso i lavori. In queste ultime settimane, dopo la piena del Trebbia verificatasi in coincidenza con la tremenda alluvione di Genova, l’impresa Pedilli di Ponte dell’Olio ha eseguito opere di scavo e ha posto le fondazioni per una camera stagna che è destinata a precludere le infiltrazioni d’acqua sul subalveo del Trebbia in galleria. Dalle fondazioni sta sorgendo un muro di cemento armato in forma semicircolare progettato dall’Ing. Azzali di Parma. L’altezza del manufatto, che ora raggiunge i cinque metri, è prevista in metri otto, al fine di impedire anche in caso di piene eccezionali del fiume, il deflusso delle acque in galleria.

La Soc. Bobbio Terme, per conto della quale si sta realizzando l’opera, intende dar corso nei prossimi mesi alle opere di captazione delle acque termali, approfittando del fatto che in galleria la temperatura simantiene attorno ai quindici gradi e consente pertanto anche in pieno inverno la realizzazione di altri manufatti in cemento, atti a convogliare i vari tipi di acque all’esterno della galleria. Come è noto la quantità delle acque termali è tale da consentire nella prossima primavera un deflusso costante dei due tipi fondamentali di acque: le salse e le sulfureo-salse.

Mentre la società concorrente ha ottenuto il permesso di apertura dello stabilimento termale, la società Bobbio Treme ha ancora davanti a sé un iter piuttosto lungo da percorrere e non scevro di difficoltà.

Da La Trebbia del 12 dicembre 1970

Altri appezzamenti di terreno acquistati dalla Bobbio – Terme

La Società possiede ora oltre 20.000 metri quadrati nei pressi della Fonte Pineta – Un articolo su «Cronache Padane»

Il prossimo numero di «Cronache Padane» pubblicherà un articolo dal titolo «I nuovi programmi di sviluppo della Bobbio Terme». La stampa piacentina ha già dato ampio risalto all’attività termale della nostra città e questo nuovo articolo traccia a grandi linee l’operato della Società che inizia lo sfruttamento delle acque a Fonte Pineta.

Ci giunge notizia che la medesima società ha acquistato nei pressi della sorgente un appezzamento di oltre 14.000 metri quadrati, che in aggiunta al terreno precedentemente acquistato costituisce una base consistente per la futura attività.

Assieme al terreno è stato pure acquistato il fabbricato costruito anni fa dall’Opera della Divina Misericordia, per la quale si prevede la trasformazione in stabilimento termale.

«Ora la Bobbio Terme – dice l’articolo di Cronache Padane – ha deciso di convogliare le acque sul terreno che si estende accanto alle fonti, sui circa 20.000 metri quadrati di sua proprietà».

Come abbiamo già riferito, è stato necessario costruire all’imboccatura della galleria una camera stagna, che non consenta alle acque del Trebbia di entrare in galleria nei periodi di piena e ottenere anche che, con questa opera, le acque del fiume non raggiungano la galleria per vie sotterranee.

Da La Trebbia del 16 gennaio 1971

L’avvenire di Bobbio è legato alle Terme

Nel 1970 l’afflusso dei turisti a Bobbio è aumentato – Le Terme creano nuovi problemi per il Turismo – L’attività della «Bobbio Terme»

Il quotidiano piacentino di domenica scorsa ha presentato un quadro positivo del movimento turistico a Bobbio. Purtroppo l’affermazione del giornale non era suffragata da cifre e da dati, indispensabili per una oggettiva valutazione del fenomeno.

La convinzione dei bobbiesi è che soltanto con l’inizio dell’attività termale si potrà veramente dare un nuovo corso al turismo bobbiese, anche se ciò richiederà alcuni anni. Le stazioni termali in Italia sono molte, la concorrenza di quelle esistenti o in via di sviluppo è un dato di cui bisogna tener conto.

Fortunatamente la nostra città può contare su una posizione geografica e un ambiente naturale che la pongono in vantaggio nei confronti di altre stazioni termali. Si tenga conto inoltre che in Piemonte e soprattutto in Liguria si nota la più vasta superficie di territorio nazionale priva di affermati centri termali. La vicina Salice, all’estremo sud della Lombardia, è geograficamente più favorita di Bobbio per le facili comunicazioni stradali, ma per contro l’ambiente naturale le è sfavorevole.

Buone prospettiva si aprono dunque all’avvenire della nostra città. Le Terme di S. Martino, che si pariranno nella prossima primavera, daranno una prima misura del richiamo che Bobbio esercita nelle regioni circostanti.

Nel frattempo la Soc. Bobbio Terme, che opera nei pressi del Ponte Gobbo, ha tenuto la settimana scorsa una importante riunione nel corso della quale è stata decisa la destinazione a centro di cure termali del fabbricato recentemente acquistato.

La Società sembra indirizzata a svilupparsi sulla sponda destra del Trebbia, dove in località «Fornace» possiede oltre 20.000 metri quadrati di terreno, su cui sorgono due case rustiche e il nuovo fabbricato che ospiterà le terme. La Ditta ASEMA di Milano, la più grande impresa italiana specializzata nel settore, sta studiandone la trasformazione per installare apparecchi di aerosolterapia, irrigazioni, inalazioni e cure estetiche. Nei prossimi mesi le acque della galleria di Fonte Pineta saranno captate e condotte attraverso tubazioni presso la costruendo stazione termale.

Osservazioni:

Purtroppo tutto finì con questo articolo e con esso tutte le speranze dei bobbiesi

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1934/11/19 – Monumenti di una piccola e povera Diocesi montana

2nd febbraio 2010

Da la Trebbia del 19 Ottobre 1934

Nuove costruzioni e restauri

Bobbio:

Mettiamo al primo posto la cattedrale.
Chi ricorda lo stato di squallore in cui si trovava prima del 1897-98 non la riconosce dopo la trasformazione subita con le artistiche e ricche decorazioni del Secchi e con le pitture del Morgari che vi lavorarono appunto in quegli anni sotto l’episcopato di Mons. Porrati. Al restauro generale seguì il nuovo pavimento, poi il nuovo concerto di campane, il nuovo organo la sistemazione delle tombe dei Vescovi, la grotta della Madonna di Lourdes e da ultimo la grandiosa cripta monumentale inaugurata nello scorso maggio con la traslazione della salma del B. Granelli.
Accanto alla cattedra, quanto altro lavoro si è venuto compiendo. Restauri importantissimi furono fatti, a varie riprese, nel Vescovado e nei locali della Curia e dell’Ufficio Amministrativo.
Il Seminario, più che restauro, è stato radicalmente trasformato e

Il seminario restaurato

notevolmente ampliato, prima coll’acquisto e la sistemazione della casa attigua verso la piazza del Duomo; poi coll’alzamento del lato di levante, dove è venuto fuori un ampio dormitorio pieno d’aria e di luce, con la magnifica terrazza soprastante; e finalmente con la costruzione del braccio nuovo verso la cattedrale, compiuto dopo l’abbattimento della vecchia casa municipale. Furono rinnovate e migliorate le aule di studio, le scuole, la biblioteca, l’infermeria; ampliata e decorata la cappella. Anche all’esterno l’edificio è stato completamente restaurato,


Fra le altre opere che ebbero in città il loro felice compimento, meritano di essere ricordate il restauro della cripta di S. Colombano; la decorazione del Santuario della B.V. dell’Aiuto con pitture del Prof. Pittacco, pavimento e altari di marmo, rinnovazione completa della facciata cin lesene di marmo, che danno anche all’esterno del Santuario un aspetto severo e grandioso.
Anche in S. Lorenzo vennero eseguiti importanti lavori: il tetto rifatto, la balaustra nuova, nuova statua d S. Teresa, le vetrate del coro, la decorazione degli altari.
Il nuovo cimitero, dalle linee classiche e dalle proporzioni grandiose, di cui anche una grande città potrebbe andare superba, resterà anch’esso come uno dei più bei monumenti ad attestare l’operosità e la fede della benemerita nostra Amministrazione Comunale che con ardimento tutto proprio dello stile fascista, ha dato forte impulso alla realizzazione di tante e sì grandi opere di cui si è abbellita la città in quest’ultimo decennio, dal Municipio all’Ospedale, al Monumento dei Caduti, alla Caserma dei RR.CC., alla risurrezione dell’Istituto Magistrale, ai numerosi edifici scolastici, per dire soltanto delle opere principali.
Vediamo ora quel che s’è fatto in diocesi, nelle diverse parrocchie divise per vicariati collo stesso ordine seguito nel Sinodo diocesano. Dobbiamo premettere un’osservazione. In alcuni casi (non molti peraltro) abbiamo classificato come nuova una chiesa anche se nella ricostruzione è rimasto qualche cosa dell’antica. Lo stesso criterio abbiamo seguito per le case parrocchiali.
Alcune di esse sono nuovissime, in posizione nuova, tirate su – pietra su pietra – dalle fondamenta. Altre per necessità di cose, si sono dovute rifare sull’area delle vecchie, cadenti e quasi cadute, e nel lavoro di demolizione qualche pezzo di muro è rimasto in piedi, qualche parte di vecchio si è conservata e utilizzata incorporandola nel nuovo. Non per questo si vorrà sofisticare e dire…ciò che è nuovo non è nuovo.
Premesso questo, per debito di sincerità, passiamo in rassegna le più notevoli fra le opere compiute.

Vicariato Suburbano

Ceci: canonica, campanile, campane, orologio, tutto nuovo.
Dezza: campane nuove, campanile nuovo, canonica completamente rinnovata.
S. Cristoforo: tutto nuovo: chiesa, canonica, campane, locale per la scuola, Campanile in costruzione.
S. Maria: chiesa restaurata e decorata, canonica restaurata, restari al campanile, due campane nuove, orologio nuovo.
Vaccarezza: canonica restaurata, chiesa nuova, campanile nuovo, campane nuove. Cimitero nob. Casa Marchese Malaspina nuovo.

Vicariato di Alpepiana

Alpepiana: fatte 5 campane nuove nel 1902, ristorato il campanile e la facciata della chiesa nel 1924, ingrandita e rinnovata la canonica nel 1928.
Ascona: ristorata la chiesa nel 1928, fatto orologio nuovo sulla facciata della chiesa nel 1934.
Orezzoli: in costruzione chiesa e canonica.
Vicosoprano: erezioni in parrocchia nel 1907, ristorata la chiesa e fatto nuovo pavimento nel 1911, costruita la canonica nuova nel 1911, nuovo concerto di 5 campane nel 1926. Da notarsi che i frazionisti di Vicosoprano hanno fatto due volte il deposito per costruire la dote dell’erigenda parrocchia, avendo perduto il primo nella Banca Rocca, fallita.

Vicariato di Borzonasca

Borzonasca: chiesa riccamente decorata e dipinta, canonica rinnovata, nuovo concerto di 5 campane, importanti restauri all’Oratorio, Asilo infantile.
Brizzolata: erezione in parrocchia, 1912, casa parrocchiale, nuova costruzione 1934.
Caregli: chiesa restaurata, casa parrocchiale nuova, strada nuova costruita dalla popolazione.

Vicariato di Caminata

Caminata: stabilitura generale dell’interno della chiesa e costruzione degli altari laterali, campanile nuovo e nuovo concerto di 5 campane nel 1933.
Ruino: casa parrocchiale nuova, con salone per l’oratorio e locali per le Associazioni cattoliche, nuovo oratorio. A Pometo, nuovo santuario a Montelungo in costruzione.

Vicariato di Coli

Coli: chiesa restaurata, canonica rinnovata.
Rosso Piana: chiesa di nuova costruzione, oratorio restaurato.

Vicariato di Drusco

Drusco: canonica nuova, concerto campane nuove.
Casalporino: canonica nuova.
Calice; canonica nuova, campane nuove.

Vicariato di Menconico

Menconico: chiesa restaurata, altari di marmo nuovi, organo nuovo, canonica rifatta a nuovo, strada nuova.
Monteforte: chiesa restaurata.
S. Pietro Casasco: campane nuove, chiesa ampliata e facciata nuova, stabili nuovi per beneficio.

Vicariato di Ottone

Ottone: restauri parziali chiesa parrocchiale, campanile, e antica pieve di S. Bortolomeo, concerto di 5 campane nuove, compimento oratorio votivo di S. Rocco, nuovo Asilo d’Infanzia, restauri negli oratori di Traschio e Lozo, oratorio B.V della Guardia a Valsigiara, nuova costruzione compiuta dalla famiglia del fu Antonio Mulinelli.
Ottone Soprano: chiesa nuova, canonica nuova,
Zerba: chiesa nuova, canonica rifatta a nuovo, 5 campane nuove, campanile restaurato, due fontane nuove, chiesa restaurata e orologio nuovo a Belnome, chiesa decorata, restauri campanile e orologio nuovo a Vezimo.
Fabbrica: tutto nuovo: chiesa, canonica, campanile, concerto di 5 campane. Nuova pure la cappella della Madonna di Lourdes sul monte Dego.
Cerreto: parrocchia di nuova erezione, chiesa nuova, canonica rinnovata, campanile restaurato.
Gramizzola: parrocchia di nuova erezione, chiesa e canonica ristorata, altari e coro nuovi, orologio nuovo, nuova strada in costruzione.

Vicariato di Pieve Montarselo

Pieve: chiesa nuova, canonica e campanile restaurato.
Cerignale: canonica, nuova costruzione campanile e facciata della chiesa restaurata.
Marmaglia: (Corte Brugnatella), chiesa nuova, casa parrocchiale nova.

Vicariato di Rezzoaglio

Rezzoaglio: canonica nuova fatta nel 1906, chiesa rifatta a nuovo nel 1931.
Capanne: canonica nuova fatta nel 1904, decorazione della chiesa nel 1933, asilo con aule scolastiche per la IV e V elementare istituite nel 1927.
Magnasco: campanile nuovo in pietra lavorata, con orologio e 5 campane nel 1914. Chiesa nuova grandiosa, a croce greca, stile romanico, nel 1930, canonica nuova a tre piani con 16 ambienti e saloni per associazioni nel 1934. Sotto la direzione del Parroco fu pure fatto un impianto di luce elettrica per la parrocchia, che ancora funziona.
Priosa; canonica nuova fatta nel 1914, nuovo concerto di 5 campane fatte nel 1903, nuovo organo pneumatico, tubolare a 2 manuali.
Brignole: parrocchia nuova eretta nel 1921, decorata la chiesa nel 1924, fatte 5 nuove campane nel 1926, costruito edificio scolastico, con locali per le associazioni cattoliche nel 1934.
Villanoce: erezione nuova parrocchia nel 1921, provveduto un concerto di 5 campane nel 1929.

Vicariato di Romagnese

Romagnese: chiesa restaurata e decorata, canonica nuova, campanile restaurato, concerto 5 campane, nuovi oratori a Casa Pilla, Grazzi e S. Lorenzo dei Morti.
Lazzarello: chiesa restaurata, 3 campane nuove, canonica nuova, restauri e miglioramenti alla Madonna della Torrazza.

Vicariato di Rovegno

Rovegno: chiesa riccamente decorata, canonica rifatta, concerto 5 campane (premiate all’Esposizione colombania di Genova), nuovo Asilo d’Infanzia “Felice Conio”, chiesa restaurata, campanile e campane nuove in Isola, restauri e decorazioni nell’oratorio di S. Rocco in Valle, e nella chiesa di Garbarino.
Casanova: chiesa riccamente decorata nuovo concerto campane, organo nuovo, canonica rimessa a nuovo, strada nuova fatta dalla popolazione, cimitero nuovo.
Fontanigorda: chiesa riccamente decorata, piazzale nuovo, 5 campane nuove canonica completamente rinnovata.
Casoni: chiesa restaurata, canonica nuova, campane e organo nuovo, campanile in parte nuovo, grandiosa costruzione in pietra lavorata, strada nuova da Fontanigorda.
Canale: chiesa ristorata, concerto 5 campane nuove.
Pietranera: parrocchia di nuova erezione, chiesa nuova, canonica mezza nuova.
Loco: parrocchia di nuova erezione, pavimentazione e sacristia nuova, campanile nuovo, 5 campane nuove, canonica rifatta a nuovo.

Vicariato di S. Albano

S. Albano: chiesa restaurata, altari nuovi di marmo, canonica nuova, cimitero nuovo.
Valverde: chiesa restaurata, canonica nuova.

Vicariato di S. Stefano d’Aveto

S. Stefano d’Aveto: chiesa nuova nel 1930, raddrizzamento del campanile nel 1931, canonica nuova nel 1933.
Allegrezze: fatte 4 campane nel 1900, camposanto nel 1904, nuovo locale per sagrestia nel 1930, rinnovata interamente la canonica nel 1925, fatto organo nuovo pneumatico-tubolare nel 1929.
Alpicella: erezione nuova parrocchia nel 1893, cimitero nel 1909, canonica nuova nel 1929, chiesa nuova con decorazione completa e facciata in pietra lavorata nel 1934. Sotto la direzione del Parroco fatte fontane e luce elettrica.
Amborzasco: fatto pavimento chiesa nel 1909, organo nuovo nel 1905, canonica nuova nel 1914, cimitero nuovo con facciata in pietra lavorata e cento loculi, nel 1932, asilo nuovo nel 1934, fontane pubbliche fatte per iniziativa del Parroco. In progetto ampliamento e decorazione della chiesa.
Pievetta: rimessa a nuovo la canonica nel 1931.
Torrio: cimitero nel 1914, 5 campane e orologio nel 1920, ritorata e rinnovata la canonica nel 1934.

Riassumendo, abbiamo.
10 parrocchie di nuova erezione; 14 chiese nuove e 39 restaurate; 30 case parrocchiali nuove e 13 restaurate; 8 campanili nuovi; 28 concerti di campane; 7 organi nuovi; 5 nuovi oratori; 5 asili d’infanzia; 7 cimiteri nuovi.
Tutto questo ha saputo fare la diocesi di Bobbio, “la piccola, la povera, la modesta, la silenziosa, la diseredata, la rispogliata dei secoli”; e lo ha fatto da sé, col lavoro, con le offerte, coi sacrifici e la generosità dei suoi figli, senz’altro aiuto all’infuori di quello che la Provvidenza divina non lascia mancare mai a chi lavora per la sua gloria.
Ciò dimostra a tutti quelli che lo vogliono vedere, che malgrado le sue disagiate condizioni geografiche, stradali, economiche, la diocesi di Bobbio ha potuto svolgere un’intensa attività che dimostra la sua salda ed organica vitalità religiosa, capace di assolvere quel compito e quella missione tutta particolare che la Provvidenza le ha affidato da secoli per la piccola porzione del suo gregge, e capace di irradiarla questa attività con maggiore efficacia su tutta questa alta zona dell’Appennino che costituisce il suo naturale e logico interland.

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1935/12/23 – Intitolazione del Regio Istituto Magistrale di Bobbio al nome di S. Colombano

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 23 Dicembre 1935

Con R. Decreto 17 ottobre 1935-XIII la provvida Istituzione che rappresenta il titolo della nostra nobiltà e la nostra tradizione culturale, veniva solennemente consacrata al nome di San Colombano.
Sono così coronati gli sforzi e i voti di quanti all’Istituto nostro, prima e dopo il suo sorgere, hanno dedicato la loro opera, consacrato risorse ed ingegno, dedicato ogni studio ed amore.
Ricordiamo per la storia. Cessata nel 1925 la vecchia Scuola Normale, e soppresso il R. Ginnasio nel 1928, parve che un funereo velo di oscurità si abbattesse sopra ogni cosa nostra più bella e gentile, e dovessimo ridurci, dopo tanta storia e tanta luce di intelligenza e di sapere sparsa per il mondo, al lumicino delle scuole elementari, come un qualsiasi villaggio della nostra montagna.
Sorse allora per opera del clero cittadino e di benemeriti insegnanti laici, per l’impulso e con l’aiuto energico del Podestà Cav. Antonio Renati, un Ginnasio Privato sotto la presidenza del Canonico Prof. Giuseppe Monteverde, che come un buon auspicio, volle intitolarsi – né poteva altrimenti – a S. Colombano. Nel Ginnasio Privato, dopo un biennio di prospera attività consacrata da ottimi risultati agli Esami, si innestò con l’intento di una graduale sostituzione l’Istituto privato Magistrale Misto «Michele Bianchi» con la iscrizione delle due prime classi Inferiori, abbastanza nutrite piene di promesse per l’avvenire. Quando dopo il terzo anno, sopraggiunge il Decreto di istituzione del R. Istituto Magistrale, nell’estate del 1931.
Tutti gli elementi del Ginnasio e dell’Istituto «Michele Bianchi» furono assorbiti dalla nuova scuola e fu la risurrezione. Si cominciò con tutte le classi e con 57 alunni. Al suo quinto anno di vita, se ne contano più di duecento, con notevole percentuale di maschi.
La proposta e l’iniziativa dell’intitolazione del nuovo Istituto a S. Colombano partì dal primo suo Preside Cav. Prof. Umberto Fisso, che non sarà mai abbastanza lodato e ringraziato per l’opera intelligente, amorosa, feconda svolta qui nel creare ogni cosa quasi dal nulla – nell’organizzare con tatto sapiente e con profonda comprensione dei bisogni e delle cose nostre, tutto quanto era necessario perché la scuola vivesse con perfetto funzionamento, con la più completa autonomia.
Il Preside D’Amato fece sua la proposta che sottopose all’approvazione – che fu unanime – del Consiglio dei Professori in apposita adunanza, degnamente illustrandone le ragioni.
In occasione dell’adunata del giorno 15 corr., nell’intermezzo del concerto annuale per solennizzare la festa di S. Cecilia, il Prof. Monteverde ne diede con evidente soddisfazione la prima comunicazione agli alunni e al pubblico Bobbiese, che scattò in unanime e commosso applauso, in cui parvero rivivere tutta la voce e la vita del nostro passato, le anime grandi e generose di tutti i nostri morti, e passare il fremito delle nostre speranze.
S. Colombano protegga la nostra Istituzione; ispiri insegnanti ed alunni nell’opera grande di ricostruzione di questa nostra cara e bella Italia, appassionata di ideali, lanciata ai suoi più eroici e gloriosi cimenti e imprima all’opera educatrice dell’era nuova il sigillo che ha posto sull’opera sua antica – il sigillo della santità e della immortalità.

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1931/11/13 – Le magistrali

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 13 Novembre 1931

Inaugurazione del nuovo Istituto Magistrale

Scriviamo con gioia vivissima questa data 5 Novembre 1931, che segna un avvenimento di eccezionale importanza, degno di essere scritto fra le pagine più belle della nostra storia: la risurrezione delle nostre scuole magistrali.
Non dunque la semplice cerimonia augurale d’un nuovo anno scolastico quella a cui abbiamo assistito; ma un vero e proprio battesimo, religioso e civile, con tutta la solennità gaudiosa e piena di speranze, con cui meritava di essere accolto e festeggiato il nuovo Istituto all’alba radiosa e serena della sua vita.
Bobbio con tutte le sue Autorità, con tutte le sue bandiere, con tutte le sue fiamme, on tutta la sua giovinezza, col richiamo di tutti i suoi gloriosi ricordi millenari, nell’austera basilica del suo Santo Fondatore, prima, e poi nelle maestose corsie del suo Convento ove ha sede la scuola, ha assistito a questa celebrazione e ne serba vivo ricordo anche senza sentirselo ripetere in una fredda pagina di cronaca.
La quale si può riassumere in poche parole. Alle 9,30 Messa e discorso di Mons. Pellegrino in S. Colombano, presenti Autorità, Insegnanti. alunni, Istituzioni fasciste, e una fiumana di popolo come nelle maggiori solennità.
Alle ore 10, nell’aula magna dell’Istituto adorna di bandiere, di trofei, di palme e di fiori, discorso inaugurale del Preside Cav. Prof. Umberto Fisso, presentato con nobili parole di saluto e di augurio dal Podestà Sig. Ninetto Renati.
Nessuno dei presenti alla funzione religiosa volle mancare alla inaugurazione civile. Notiamo, per il suo particolare valore significativo, la presenza della Sig.ra Prof.Ssa Angelina Olmi Valgoi, che per tanti anni fu direttrice delle nostre Scuole Normali, e quella del Prof. Can. Monteverde già preside del Civico Ginnasio S. Colombano e del cessato Istituto Magistrale Michele Bianchi. Gli alunni di quest’ultimo, per mano dell’Avanguardista Lini, offrirono al Preside un mazzo di fiori.
Il discorso del Preside fu interrotto da frequentissimi applausi. Lo riportiamo integralmente, come pure riportiamo il discorso di Mons. Vescovo.
Su proposta del Prof. Monteverde, fu inviato al R. Provveditore agli Studi un telegramma di ringraziamento per aver destinato a Bobbio un Preside sì intelligente ed attivo, che già si è conquistato le più grandi simpatie nell’animo di tutti.
Le parole del Vescovo

Sia lodato Gesù Cristo!.
Narra la Storia sacra che, quando gli Ebrei furono portati schiavi a Babilonia il sacerdote Neemia si preoccupò di mantenere vivo il fuoco sacro che ardeva nel Tempio, e diede ordine ai suoi ministri di nasconderlo in un pozzo alto e secco, posto in una valle oscura, in luogo ignoto a tutti.
Passarono i lunghi anni di cattività, ma finalmente, riavuta la libertà e ritornati in patria, pensarono di offrire a Dio un sacrificio nel tempio, e Neemia mandò a ricercare il fuoco sacro nascosto nel pozzo; ma invece del fuoco non trovarono che acqua torbida e limacciosa.
Neemi fece aspergere con quell’acqua la legna del sacrificio, e quando spuntò il sole, che prima era velato, ed investì la catasta di legna, divampò un gran fuoco, che consumò il sacrifico, e gli ebrei riebbero il fuoco sacro.
Questo fatto, in certa guisa adombra la condizione delle scuole medie di Bobbio. Quando alcuni anni or sono, fu decretata la soppressione delle nostre scuole Ginnasiali e Magistrali, Bobbio fu ferita nella sua tradizione più gloriosa e più nobile, che aveva ereditato dai suoi Monaci, di città di studio ed asilo di coltura: era il fuoco sacro della scienza che minacciava di spegnersi.
Come ai tempi delle invasioni barbariche i Monaci pazienti e studiosi salvarono dalla rovina il patrimonio delle lettere e delle scienze antiche fra le mura dei loro cenobi, e Bobbio ne fu asilo sicuro e prezioso, così in quegli anni dolorosi, brevi per fortuna, i miei Sacerdoti, a costo di non lievi fatiche e coll’appoggio dell’Autorità Cittadina, a cui do lòa meritata lode, conservarono il sacro fuoco con l’istituzione del ginnasio privato prima, e con l’istituzione del primo corso magistrale poi, aspettando e preparando in tal modo tempi migliori.
L’Istituto privato diede ottima prova pei suoi lusinghieri risultati, e diede agio ai giovani bobbiesi di compiere, come privatisti, in Bobbio stessa, gli studi letterali che avevano intrapreso come allievi del R. Ginnasio, con immenso vantaggio morale ed economico delle famiglie, le quali debbono essere riconoscenti.
Verso la metà del prossimo passato mese si sparse rapida come un baleno la lieta notizia che il saggio e provvido Duce aveva restituito a Bobbio la sua gloria, facendone sede di un Istituto Magistrale misto.
La cittadinanza esultò alla lieta notizia; la sua speranza non fu delusa, il suo sogno ormai è felice realtà. Ormai è giunto il tempo di togliere dal nascondiglio il fuoco sacro del sapere. Io veggo già preparati all’auopo I Sacerdoti ministri della scienza, l’Illustre Collegio dei Professori, capitanati dallo zelante ed attivo loro Preside, i quali vengono a noi preceduti da buona fama di sapere e di virtù, a cui mi è caro porgere il mio riverente saluto, il mio cordiale benvenuto. Già veggo raccolto il vivace e gaio esercito studentesco, numeroso più di quanto si potesse sperare, avido di raccogliere in sé il prezioso seme del sapere, che essi un giorno comunicheranno a loro volta ad altre piccole intelligenza.
Che più manca? Manca il sole della grazia divina che investa la legna preparata al sacrificio e sviluppi la sacra fiamma del sapere e della virtù.
E questo fuoco divino noi siamo venuti stamane ad invocare da Dio, Signore delle scienze, per l’intercessione di S. Colombano, e dei suoi santi monaci, le sue reliquie qui riposano.
Oh discenda lo Spirito Santificatore come nel giorno delle Pentecoste, sopra gli insegnanti e sopra gli alunni, e tutti li investa coi raggi della sua luce, e tutti li infiammi col calore del suo fuoco, affinché tutti veggano la luce della verità, ed abbiano virtù di vivere la verità conosciuta!.
Discenda sul corpo Insegnante e lo avvalori della sua virtù divina, affinché possa con la parola e con l’esempio compiere la sua missione, divina di insegnante e di educatore, ed appagare la giusta aspettazione degli allievi, della Patria e della Chiesa.
Discenda sugli alunni, e dia loro un cuore docile, affinché sappiano trarre tutto il profitto dell’insegnamento che loro verrà impartito.
Una sola raccomandazione io faccio ai giovani studenti. Voi oggi siete scolari per diventare domani insegnanti: siate voi oggi scolari modello per applicazione, diligenza, rispetto e confidenza quali vorrete che siano i vostri scolari di domani. ed ora un ultimo augurio al rinascente Istituto Magistrale:
Vivat, crescat, floreat
Viva di vita prospera e lunga, e mai più conosca la fine. Cresca nel numero nella diligenza, nella disciplina, nello studio. Fiorisca sempre, e dia frutti di sapere e di virtù, quali esige l’onore di Bobbio, che fu in ogni tempo faro luminoso di sapere e di santità, quali esige lo sforzo del Governo che istituito e mantiene la Scuola, quali si aspettano le vostre Famiglie, e quali vuole il vostro stesso interesse.

Il discorso del Preside

Eccelenza, Sig. Podestà, Signori
Vi confesso che prendo oggi per la prima volta la parola fra voi con animo profondamente commosso. Intendevo oggi iniziare il nuovo anno scolastico, il primo anno del nuovo Istituto, con una modesta cerimonia, con una presa di contatto spirituale fra questa presidenza, questo corpo insegnante e autorità, famiglie degli alunni, cittadinanza bobbiese.
Ma non credevo, non avrei mai osato sperare che da questo primo contatto potesse scoccare una scintilla così intensa e luminosa, che tanta onda di simpatia e di consenso mi dovesse travolgere, che tanto fervore di collaborazione dovesse rendere agevole e lieta la mia fatica. Le parole dell’eccellentissimo nostro Presule, improntate di una sapienza tanto superiore alla nostra povera sapienza umana, e nel tempo stesso così benevoli, così paterne per me, per i miei insegnanti, per la mia scuola, le parole di quello che dovrei chiamare il signor Podestà, ma che l’animo mi spinge già a chiamare il camerata e l’amico Podestà, ispirate a tanta cordialità e soprattutto a tanta stima e confidente aspettazione, mi allietano, mi animano e mi turbano assieme, perché mi fanno sentire anche più fortemente la responsabilità che mi sono assunta. Dio, così fervidamente e santamente invocato nelle parole che ci hanno commossi, diriga il nostro lavoro e non consenta che da noi sia tradita la vostra fiducia.
Intanto un primo lieto successo abbiam conseguito, che al mio arrivo parea follia sperare. Questo nobile edificio, squallido, abbandonato, quasi votato a non lontana rovina, in poco più di due settimane ha mutato volto, si potè aprire ad una sessione di esami, e oggi si presenta già nella sua nuova disposizione e nelle nuove sue linee, avviato a quel decoro, che ridarà a lui dignità e offrirà sede degna alla scuola. Merito questo del vostro solerte Podestà e dei suoi collaboratori, ma anche merito vostro, o cittadini, che lo confortaste del vostro fervido consenso.
Il simpatico gesto con cui veniste incontro ai bisogni della scuola, iniziando una pubblica sottoscrizione per il suo arredamento, vi onora e io sono lieto di rendermi interprete del compiacimento del nostro ottimo Provveditore agli Studi presente oggi in ispirito e, speriamo, presto, di persona, il quale, reso da me edotto, volle che vi rivolgessi la sua parola di plauso e vi comunicassi che del vostro atto volle che si serbasse memoria nel suo archivio.

***

Ma di questo fervore, di questi consensi, di questo entusiasmo si debbono con me allietare i valorosi colleghi che nell’oscura parentesi fra la vecchia scuola normale e il nuovo istituto seppero, con tenace volere, tra tante difficoltà e tanta penuria dimezzi e di aiuti, mantenere accesa la scintilla sotto la cenere, nel civico ginnasio e nel civico istituto magistrale inferiore, e più ancora debbono esultare gli antichi dirigenti ed insegnanti della scuola normale, che son lieto di salutare qui così degnamente rappresentati, i quali alla missione del magistero avevano dedicata la vita operosa, dovettero dolersi della sua inopinata decapitazione del loro istituto come di lutto famigliare e possono, ora, con legittimo orgoglio rivendicare a sé il merito di aver preparata la rinascita con la loro opera meritoria, madre del consenso che agevola oggi e rende grata la nostra fatica. A loro l’espressione della solidarietà e della gratitudine di noi che raccogliamo i frutti della loro seminagione e con loro ci confortiamo nella doce intima convinzione che il bene fatto non va mai perduto, anche se sote e smarrimenti temporanei possono talora indurre in contrario avviso.

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Ma se da domani la scuola inizierà le sue lezioni con tutti gli insegnamenti e l’orario completo regolare, molto lavoro ancora occorrerà perché si possa dire completamente sistemata e pronta alla inaugurazione ufficiale, e molto ancora quasto insistente preside tormenterà di sue richieste il vostro buon podestà, attanagliato fra l’impulso di persona colta, la coscienza di rappresentare e di dover tutelare e perpetuare una tradizione millenaria di studi, di sapienza, di cultura, e d’altra parte il sacrosanto dovere anch’esso di costituirsi cerbero vegliante alla integrità della cassa comunale, anche se di cerbero non ha le fauci e il latrato, ma si difende dalle mie istanze con la cortese parola e il dolce sorriso.
Ma tant’è, io non mi stancherò di chiedere, egli, già convinto, continuerà a dare, e voi lo conforterete, né io mi dorrò del ritardo.
Crescono improvvisi per poca pioggia e molto sole i funghi, ma la lor vita è di giorni; si sviluppa lenta e faticosa la quercia, ma sfida i secoli e la nostra quercia resisterà alle bufere, come questo edificio ha sfidato fuga di tempi e barbari silenzi, perché essa è nata di buon seme in terra feconda.

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E non mi dorrò anche per un’altra ragione. Che il nostro istituto non vuole essere solo un edificio convenientemente arredato, che, col suo aspetto esteriore, col suo decoroso arredamento, con l’ordinato funzionamento di tutti i suoi servizi, con la ricchezza di seppellettile didattica e scientifica, riesca per sé stesso strumento di educazione estetica, di ordine morale e materiale.
Ma vuole e deve essere soprattutto un organismo vivo e vitale, con un suo volto, una sua anima, un ideale, una meta, e qui, o signori, non si incide sulla materia, non si conta a metri quadrati di lavoro e a costo denaro; si incide sulla coscienza e sugli spiriti e necessitano consapevolezza di fini, determinazione e affinamento di mezzi, coordinamento di volontà di energie di sforzi, fusione di anime, tutto un lavorio, insomma, superiore all’opera muraria, se pure inavvertito ed invisibile. Ed io vorrei che nel giorno dell’inaugurazione ufficiale, la scuola si presentasse già anche con un primo delineamento della sua struttura spirituale e morale.

***

Quale il volto della nuova scuola? Quando ci penso, e mi darete fede se affermo che attorno a questo pensiero gravita oggi tutto il mio mondo spirituale. mi agita un tumulto di fede, di speranza, di orgoglio, di trepidazione, di sgomento, che mai saprei esprimere con parole, ma che potranno ben comprendere i giovani sposi, congiunti in giuste nozze, che vedono schiudersi alla vita il primo frutto del loro amore consacrato e per l’avvenire del loro nato non conoscono limiti al proprio sogno.
Perché, da questo storico chiostro, le cui pietre, edificate nei secoli, resistono ai secoli e dove in tempi oscuri echeggiò la parola ispirata a romana e cristiana grandezza e risuona per l’eternità; in questo vetusto santuario, in questo nobile vaso di fede e di cultura, non si possono. non si debbono formulare bassi propositi. E tanto meno oggi, quando nel nome del Re Vittorioso, sotto la guida del Duce, che Dio ha dato alla Patria perché inveri il sogno di Dante e di Mazzini, questa nostra Italia nuova ed antica. si protende tutta dai raggiunti confini, oltre i monti, oltre i mari, a cercare le vie consolari ed imperiali, esercitate già dal passo incoercibile delle quadrate legioni, e dalla sintesi della civiltà romana e cristiana, dalla Roma di Augusto e dei Papi, di Vittorio Veneto, del 28 Ottobre e dell’11 Febbraio, vuol lanciare la nuova parola per la terza volta universale.
Ond’è che questo nostro istituto vuole bensì essere soprattutto un seminario di maestri colti, educati, buoni, coscienti delle responsabilità che su loro incombono, illuminati dalla fede avita, devoti alla Patria fino al sacrificio consapevoli e conformati allo stile di vita che il Duce vuole imporre all’Italiano nuovo. e di più, tenacemente attaccati a questa loro terra che li vide nascere, alla piccola città, ai monti, alle valli nostre, ai villaggi, anche se sperduti nella solitudine, i quali non debbono più essere ritenuti solo palestra per principianti che hanno in uggia la sede ingrata, non si affezionano alla scolaresca sono ripagati d’eguale moneta, ma terra degli avi e dei padri, aspra forse e senza falsi miraggi di comodità, di piaceri, di splendori con cui la grande città illude gli animi e maschera spesso lo strazio dell’igiene e la povertà di vita spirituale, ma parlante all’anima con mille care voci, dalle case, dalle chiese, dalle tombe, dalle zolle, ma non avara di messi e di gioie a chi la sa amare di sano e forte amore e sa sentire l’orgoglio del farsene campione, di promuoverne lo sviluppo, di alzarne il livello intellettuale, morale, economico.
Ma la scuola nostra vuole perseguire anche un altro fine, vuol continuare una tradizione millenaria, per cui il chiostro di S. Colombano è noto ovunque è amore di cultura, vuol riaccendere la face che Bobbio tenne viva nei secoli oscuri, vuole che lo studio Bobbiese non rimanga solo motivo ornamentale sui diplomi di laurea dell’Ateneo Torinese, ma ritorni, sia pur con più modesti intenti, una presente realtà, retaggio e lustro di nostra terra.
Gli operai, i cittadini che nei giorni scorsi si rivolsero alla scuola perché allarghi anche a loro il compito il compito suo e soddisfi la loro sete di cultura e perfezioni lo strumento del loro lavoro, abbiano fede in noi: io ed i miei collaboratori con tutto l’animo andremo incontro al loro desiderio.
A voi, Autorità di ogni ordine, a voi cittadini, chiediamo solo di continuarci la vostra presente fiducia e, se Dio ci assista, noi non la deluderemo.

***

Ed ora consentitemi poche parole ai miei nuovi alunni, le prime. Molte ne dovrò poi dire, spero non troppe e non vane.
O giovani studenti, venite a noi con animo aperto, con piena e larga fiducia. Qui troverete cuori paterni e fraterni. Vi accompagneremo nel vostro cammino, della fiamma che ci consuma investiremo le anime vostre, vi conforteremo nel lavoro quotidiano, vi sorreggeremo nei vostri dubbi, nelle incertezze, negli smarrimenti, vi rialzeremo nelle vostre cadute. Troverete in noi grande amore. Troverete anche severità, perché chi non castiga non ama e il nostro vuol essere vigile amore, amore armato. Ma vi sia detto una volta per sempre: i vostri trionfi saranno i nostri; castigandovi saremo i primi a soffrire del castigo inflitto. Solo l’indisciplina l’offesa alla legge morale e alla dignità della scuola e degli insegnanti, sacri per me l’una e gli altri, mi troveranno giudice e giustiziere freddo, impassibile, inesorabile. Chi non sa obbedire non saprà mai comandare e chi è tristo in casa e a scuola sarà tristo sempre nella vita.

***

Ma non con queste gravi parole voglio oggi terminare. Preferisco dirvi che amo anch’io la scuola lieta, che la vagheggio gaia non solo per salubrità di ambiente, per letizia di sole e di luce e, speriamo, presto anche di verde e di fiori, ma gaia di esuberante e mal compressa vivacità giovanile; che se tutto il giorno io passo nella scuola, si è perché solo in essa non sento né crucci né anni, solo in essa mi sento sempre sereno e giovane. Si, a voi specialmente mie nuove alunne, fiere del trionfante fiore della vostra giovinezza, voglio oggi donare uno specifico che non trovereste in nessun cosmetico, in nessun fronzolo, presso nessun istituto di bellezza, riverniciatore di ruderi .
Quando sarete educatrici, amate di santo e intelligente amore i vostri scolari, e mentre alla luce del vostro intelletto si illumineranno le loro tenere menti, mentre alla fiamma del vostro cuore si scalderanno le animucce loro, inconsciamente vi sentirete pervase dall’onda di giovinezza sprigionata dallo loro vitalità erompente, e, specchiandovi nello specchio magico dei loro occhi potrà ben la neve fioccare sui vostri capi ora biondi e bruni, e le fresche e liscie fronti insecchirsi e corrugarsi; voi vi vedrete sempre fresche, sempre belle, sempre giovani.

***

Ed ora avrei finito, ma un ultimo monito dovete accogliere e farne tesoro.
La generazione che vi ha preceduto, attraverso varie e spesso dure esperienze, fra soste e riprese, smarrimenti e audacie, gettando finalmente nell’immane carnaio della guerra il fiore purpureo del suo sangue migliore, vi ha data la Patria unita nei suoi giusti confini. O quasi, perché da Selenico l’anima cristiana ed italiana di Nicolò Tommaseo, da Spalato l’anima ardente ed eroica di Francesco Rispondo attendono l’ora della Dalmazia. A voi giovani fascisti l’affrettarla.
Ma la generazione che vi ha preceduto ha fatto anche altro per voi. Vi ha liberato dalle scorie dell’ateismo, del materialismo, dalla cieca adorazione del fatto e della materia bruta, ha posto fine al dissidio fra Dio e la Patria, ha tradotto dal campo della speculazione e della poesia al campo della realtà la nazione, ha creato lo Stato etico, lo Stato veramente sovrano, lo Stato fascista, ha ridato fede nella continuità della vita nazionale, culto all’ideale.
Ed ora, più particolarmente, a voi, o giovani e giovanette bobbiesi, il Duce, che per i giovani soli trova il suo più dolce e aperto sorriso, per la vostra elevazione, per il vostro miglior avvenire, in cui vede l’avvenire d’Italia, pur nell’imperversare della presente crisi economica, la maggiore a memoria umana, che noi però supereremo icuramente, stringendoci a lui con tutti i nostri gagliardetti e tutta la tensione del nostro volere, in questa grave ora nella quale il denaro pubblico deve essere erogato con la più rigida parsimonia e per le più impellenti necessità, ha voluto donare questo istituto, che costerà allo Stato centinaia di migliaia di lire, alle quali si debbono aggiungere i non indifferenti sacrifici del Comune. Quanto amore, quante cure, quante speranze in voi o giovani!
Voi non le tradirete, voi sarete gli italiani nuovi, gli italiani di Vittorio Veneto e di Mussolini.

***

In questa sicura fiducia vi saluto, elevando per voi l’augurio che al suo Dio volgeva palleggiando fra le forti braccia il bimbo adorato Ettore troiano, forse il più espressivo simbolo che l’arte abbia creato per rappresentare l’amore della Patria e della famiglia: fate o Signore che questi nostri figliuoli, che queste giovinette siano domani migliori di quanto noi fummo ieri, di quanto noi siamo oggi.

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1934/12/20 – Inaugurazione del Pensionato Femminile “Beato Gianelli”

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 20 Dicembre 1934

Appena sulla fine dello scorso anno, la caserma dei RR.CC. si è trasferita da Piazza S. Colombano in via Roma nella sua nuova magnifica sede, le RR. Suore Gianelline hanno fatto iniziare i lavori nell’ex , da loro acquistata, per ridurla, adattarla per un pensionato femminile.
I lavori hanno preceduto con celerità tutta la testè decorsa estate: riattamenti, riabellimenti, rifacimenti. Si è costruita ex novo un’ala a ponente con a terreno il teatrino e superiormente la Cappella del Culto.
L’ingresso è dignitoso, accogliente: un vasto salone conduce alla Cappella, tutta piena di luce, vasta, tutta candore e misticismo.
Qui S.E. Mons. Matteo Pellegrino, accompagnato dal R. Capitolo della Cattedrale, domenica scorsa, 9 corr. alle ore 15, indossati i sacri paramenti, ha compiuto il solenne rito della Benedizione della Cappella e di tutto il fabbricato.
Un piccolo gruppo di Collegiali ha accompagnato la cerimonia con canti liturgici bene eseguiti, con accompagnamento di armonium.
Una delicata atmosfera paradisiaca avvolgeva collo stuolo delle 40 alunne, tutta la schiera degli invitati quando S. E. chiudeva la cerimonia colla Benedizione Eucaristica.
Finita la Funzione religiosa, ebbe luogo nel teatrino un ricevimento, durante il quale le alunne, a mezzo della signorina Caterina Poggi, hanno rivolto alle Autorità intervenute un bellissimo indirizzo di saluto e di omaggio.
Il R.mo Canonico Prof. Giuseppe Monteverde, interpretando il sentimento di tutti i presenti, in una magnifica rievocazione delle ultime vicende degli studi medi in Bobbio, elevò un incondizionato elogio e ringraziamento sincero all’azione tenace, viva, fascista del Podestà Cav. Renati che non risparmiò mezzi, coadiuvò tutte le iniziative perché nella nostra Città non si spegnesse la fiaccola degli studi ed a Val Trebbia fosse ridato con il ritorno delle Scuole Magistrali un po’ del suo antico splendore nel campo del sapere.
Chiuse la festa indimenticabile S. E. Mons. Matteo Pellegrino, nostro Vescovo col raccomandare alle gentili ospiti del Pensionato amore allo studio ed alla preghiera, ordine e disciplina nella vita, accennando che questi stessi locali fino a ieri accoglienti la caserma dei RR. CC., sono testimoni dell’ordine e della disciplina, superbe virtù della “Benemerita”.
Augurando bene per il domani delle studentesse che sono chiamate ad un’alta missione sociale, invoca per tutti le benedizioni del Cielo.
Gli applausi che avevano coronato gli altri discorsi si rinnovano sempre più vivi e passionali all’indirizzo del nostro amatissimo Superiore.
La visita ai locali fatta da tutti i partecipanti alla cerimonia ha rilevato in ogni ambiente, in ogni reparto, ordine, perfezione, razionalità nei servizi.
Alla Madre Superiora sono state rivolte da tutti parole meritate di compiacimento, di lode, di augurio.

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