Il notiziario Bobbiese

notizie dalla città di Bobbio

Archive for the 'Articoli quasi storici' Category

1925/07/26 – Agricoltura e polizia

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 26 Luglio 1925

A Bobbio Nel Medio Evo

Togliamo e riassumiamo dalla benemerita consorella « L’ Agricoltura Bobbiese » un articolo storico dell’egregio concittadino I. Reposi, in fatto di Agricoltura. Sono gli statuti della Città di Bobbio, che risalgono al 1398, e che riguardano norme veramente savie e, per noi curiose in fatto di coltura dei campi, dei boschi e dei prati.
Sotto determinate pene c’erano, per esempio, colture obbligatorie per i proprietari e possessori di fondi – piantare ogni anno almeno 4 alberi domestici, sei vitigni di moscato, due di nocciole avellane, e due mandorli – e disciplinata la custodia quasi pubblica dei campi e dei vigneti per mezzo di campari o guardia campestri nominati ogni anno dal Consiglio comunale, ed erano pagato con vino e cereali e legumi; – proibita la caccia (De non eundo vineas ad cazandum) nei vigneti, così evitava l’occasione di danni ai raccolti e di litigi. Disposizioni speciali riguardavano a) la custodia del bosco del comune, per cui vi si proibivano dissodamenti, fornaci e scalvi di piante ecc. b) l’acqua del Bedo, che fu destinata non solo per l’irrigazione di orti e prati e campagne, ma anche per la cultura della canapa.
Anche il commercio aveva la sua disciplina: proibita per esempio l’introduzione del vino forestiero, ad eccezione del vino greco, e della vernaccia genovese (forse il vino delle Cinque Terre). Si vede che anche allora i nostri vini bastavano al bisogno degli abitanti.
E vi erano norme per i patti agrari per i contratti enfiteutici; norme per la confezione di certi prodotti, per l’esercizio di certe arti e mestieri; calmieri per merci e prestazioni d’opera; e nello stesso tempo obbligo di vendere merci e legumi nella piazza del Comune o della Chiesa maggiore, a cui bestiame minuto, pollame, uova, formaggio e simili generi dovevano essere portati.
Il bravo articolista I Reposi conclude ottimamente che in questo campo anche nella Bobbio del M. E. si trovano cose che parvero tramontate per sempre e sono invece riapparse da poco tra noi, giusta l’affermazione del poeta, « Multa renascentue quae jamcecidere».

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1910/01/30 – La visione di una cometa

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 30 gennaio 1910

In direzione del Monte Teodolinda (Bosco del Comune) dalle 17,50 alle 18,15 è visibile anche ad occhio nudo la cometa di Halley di cui diedero comunicazione i diversi osservatori astronomici d’Europa.

Il nucleo è circa di un quarto di minuto. Vi sono indizi di coda in mezzo alla vivissima luce atmosferica.
Tra pochi giorni però quando la splendida cometa apparirà più alta in cielo, e la luce della luna sarà scemata, si potrà certamente assistere ad uno dei più belli spettacoli celesti.

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1933/09/02 – Prima moto a San Agostino

6th novembre 2008

 

Da “La trebbia” del 2 Settembre 1933

Il concittadino Rossi Giuseppe (Natalo), coraggioso quanto abile motociclista, volle tentare la prova con una moto”Mas 175”, di arrivare alla Cappelletta di S. Agostino e percorrendo strade disagiate e pericolose nonché sentieri di montagna portava a termine la sua difficile impresa giungendo alla Cappelletta fra la sorpresa e l’ammirazione delle migliaia di fedeli colà convenuti nel giorno della sagra, che per la prima volta lassù il rombo di un motore.
Al coraggioso motociclista Rossi, nonché al sig. Pierino Cella Presidente del “ Moto Club Bobbiese” che da tempo andava incoraggiando il Rossi a tentare la prova, il nostro plauso vivissimo.

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1923/05/27 – La Solenne Consegna delle Bandiere

13th novembre 2007


Da La Trebbia del 27 maggio 1923

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Per iniziativa della Sezione locale del Partito Nazionale Fascista, col concorso della Associazione Nazionale delle Madri e Vedove dei Caduti e del Comitato per l'assistenza religiosa e civile degli Orfani di guerra le Scuole elementari del nostro Comune ricevettero in dono e in consegna nel giorno 24 maggio il tricolore nazionale. In Piazza del Duomo di fronte alla cattedrale era stato eretto un magnifico palco smagliante di colori della bandiera, di fiori e di damaschi, su cui presero posto in bell'ordine i vessilli di tutte le associazioni cittadine intervenute maschili e femminili: la Società Operaia, il Circolo Operaio Cattolico, l'Unione Cattolica del lavoro, le Madri e le Vedove dei Caduti, la Società esercenti, il Circolo della Gioventù cattolica, l?unione Sportiva ecc.
Davanti al palco, in posti distinti erano i parenti dei Caduti e sul palco presero posto le autorità facendo corona a S. Ecc. Rev.ma Mons. Pietro Calchi Novati nostro vescovo, il Sottoprefetto Avv. Cav. Cobianchi, il Commissario Prefettizio, il Capitano Forni, il Dott. A. Provasi, il Sig. Leveratto Mangini, l'on. Gian Luigi Olmi, Ten. Gen. Petilli Comm. G. Mario, la Madrina delle bandiere Sig.ra Sofia Lagomaggiore ved. Mozzi, madre di un caduto, la Sig.ra Corinna Croci Ved. Olmi presidente della Associazione delle Madri e Vedevo dei caduti; la Direttrice delle S. N. Sig.ra Pia Marchi Pazzi, le Autorità Giudiziarie con molte latre Signore e Signori. La piazza era occupata delle associazioni intervenute e dalle scuole, dalle squadre dei fascisti di Bobbio, Coli, Varzi, e da foltissimo pubblico, le finestre gremite di gente, le case intorno le vie coperte di bandiere.
La cerimonia dovutasi ritardare per attendere la rappresentanza del fascio di Varzi, incominciò alle undici, quando sqillarono le note della marcia reale e Mons. Vescovo circondato dal Capitolo, dai Seminaristi, ascese il palco per la benedizione dei Vessilli: E nonostante che il manifesto della locale Sezione del partito Fascista e le parole di introduzione del Segretario Sig. Geometra A. Piazzi non lo facessero presagire la festa assunse subito una calda vibrante, alta e travolgente intonazione di religiosità per i discorsi elevatissimi che si succedettero, primo quello, improntato a veri sensi di alto cinismo, del solerte e intelligente Commissario Prefettizio Dott. Provasi, quello del rappresentante del Governo il Sottoprefetto Cav. Cobianchi, della Direttrice Delle Scuole Normali. Dopo la benedizione Mons. Vescovo rivolse pure alle Scuole e agli insegnanti in modo speciale, la sua parola additando nella bandiera benedetta il sacro simbolo della Patria, il Segno dell'ideale più alto della religione, il simbolo delle lotte più generose, il premio delle più ambite vittorie, su tutti i campi delle umane attività.
L'on. Gian Luigi Olmi, nostro concittadino, presentando l'Oratore Ufficiale Capitano Forni ebbe accenti di tale commozione per la sua Bobbio, schiacciata ora quasi sotto il peso della sua gloria secolare e attraversante oggi una terribile epoca della sua vita tradizionale, per Bobbio di Legnano, di S. Colombano e cristiana di ieri e di domani, seppe congiungere così bene in lirica esaltazione la bandiera e il Crocefisso, che strappò i più entusiastici applausi a più riprese; e sentiamo il bisogno di esprimergliene le nostre compiacenze. Abbiamo sentito nella sua, «una voce di Bobbio», quale da tanti anni si desiderava di udire invano.
Non riassumiamo il discorso ufficiale del Capitano Forni, che fu commosso e commovente, ridondante di pratica efficacia, spessissimo interrotto dagli applausi della folla, diremo solo con compiacenza anche questo- che esso facendosi eco della parte più spiritualmente cristiana e religiosa del discorso di Mons. Vescovo, fu l'affermazione più vibrante della necessità che Dio ritorni in tutta la vita della Nazione risorta – che la avita fede torni a dare l'ispirazione più altera, più potente agli ideali di patria, di giustizia, di vera fratellanza umana.
Fu poi fatta la consegna della Associazione delle Madri e Vedove dei Caduti per la scuola femminile della città. La bambina Canepari recita brillantemente una bella poesia alla bandiera e alla bandiera si cantò pure dalle scuole un inno accompagnato dalla banda cittadina sotto la direzione del Parroco D. Rizzi. Indi formatosi il corteo si andò al cimitero per porre una corona di fiori e di preghiera sulle tombe dei caduti. Il magnifico Libera me Domine del Perosi a tre voci e il Requiem cantato dalle scuole del Seminario, a perfezione interpretò ancora una volta il senso religioso della cerimonia e fu ascoltata dalla folla con sentimento di commossa pietà.
Impartita l'assoluzione da Mons. Vescovo, fu cantato l'inno del Piave accompagnato dalla banda cittadina, che prestò nella giornata ottimo servizio e il corteo si sciolse.
Al banchetto privato che ebbe luogo all'Albergo Barone e a cui partecipò pure S. E. Mons. Vescovo, l'on. Comm. Gian Luigi Olmi inneggiò ancora alla concordia cittadina, all'opera di Mons. Vescovo diretta a conseguirla, e al Fascismo non quello gretto, pettegolo, meschino, ma a quel Fascismo ideale che solo è degno di rappresentare la patria grande di domani.
Nel pomeriggio nei locali della Scuola Normale ebbe luogo dalle 15 alle 18 una geniale lotteria ed alle ore 20,30 un trattenimento drammatico musicale entrambi ben riusciti che fruttarono un forte incasso destinato al Patronato Scolastico.
 

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1909/09/19 – Anatomie sociali: la donna fuori di casa

7th novembre 2007


Da la trebbia del 16 agosto 1903 

È proprio vero che la donna fuori di casa è fuori di posto? O meglio, essendo ella uguale all'uomo nella natura, non dovremmo dire che gli è uguale anche in tutti i diritti e doveri; e così ammettere la possibilità di avere dottoresse,le ministresse, le deputatesse, le consigliere, le sindachesse e via di seguito (perdonate un po' le parole; a cose nuove nomi nuovi ci vogliono), come in qualche regno si possono ancora avere, al posto del re, le regine? Io non voglio arrogarmi la facoltà di decidere l'ardua questione. Dirò solo che se il posto proprio per la donna è la casa, la sua cura principale la famiglia, saranno per lei improprie tutte quelle occupazioni che da questo ufficio la distolgono.

Si deve anche notare che il carattere, le forze fisiche ed intellettuali sono diverse nell'uomo e nella donna; quindi ne è diversa la capacità e così dovremo ammettere anche diversità di uffici. Oltre a ciò si danno occupazioni in cui moralmente non può esercitarsi la donna; ma viceversa nessuno potrà negare che vi siano uffici pel cui servizio la sana moralità esigerebbe la donna. Potremo dunque ammettere la donna anche fuori di casa, purché però l'ufficio che ad essa si affida sia proporzionato alla sua capacità fisica e intellettuale, ella possa esercitarlo moralmente e sia compatibile coi doveri di casa. È vero che non tutte le donne sono chiamate ad essere spose e madri, e per queste, le quali d'altronde formano un'eccezione , basterà si verifichino le due prime condizioni, perché possano uscire di casa; ma nessuno potrà dimostrare che non vi sia proprio alcun ufficio in cui si verifichino tutte tre le suddette condizioni.

Del resto la donna fuori di casa è già un fatto ammesso da tutti. Le domestiche ad esempio non sono certo in casa propria. Nessuno riprova le levatrici e le maestre di scuola. E se in queste occasioni si permette alla donna di uscire di casa perché non si potrà permetterglielo anche in altre contingenze? Non sarebbe anzi meglio che, come vi sono le levatrici, vi fossero anche le medichesse per le donne, specialmente in certi casi più delicati? Tutti ammettono le maestre di scuola; ma è chiaro che la donna, prima di divenire maestra, dev'esser istruita; e, anche se non maestre, sta bene che la donna abbia una certa cultura, che la ponga in grado di adempiere coscientemente, e non solo materialmente, i proprii doveri; la renda atta alle relazioni del ceto sociale in cui si trova, e la faccia una compagna proporzionata all'uomo istruito.

Ebbene, io non vedo alcun inconveniente, anzi mi pare più consentaneo che tale istruzione le venga impartita dalla donna anziché dall'uomo.
Tutti sappiamo che ormai gli opifici rigurgitano di donne. È questo un fatto che si potrà deplorare quanto si vuole, ma non sopprimere. Soltanto nella provincia di Bergamo nel 1900 in 248 stabilimenti industriali vi era una popolazione operaia di 14352 uomini e 27921 donne. Ognun vede che è impossibile farle rientrare tutte in casa. Quindi tutto lo studio dev'essere rivolto a provvedere che questa nuova posizione della donna non ripugni ad alcune delle tre condizioni poste più sopra.

E alle scienze, alle lettere, alle arti dovrà attendere la donna? Non facciamo questione di capacità; se essa non è di tutte le donne, neppure è di tutti gli uomini. Ma essa non si può negare in modo assoluto; altrimenti ci starebbe contro la storia di molte donne divenute celebri per questa via. È pur vero che molte hanno il tempo assorbito dalle cure di famiglia o da altre di più diretta utilità. Ma se le donne dell'alto ceto sociale volessero togliere qualche paio d'ore allo specchio, alle mode, alle conversazioni frivole in cui non è sempre sicura la fama del prossimo, potrebbero molto facilmente trovare anche il tempo per quelle ben più nobili occupazioni, con molto frutto e vantaggio proprio ed altrui.
E perché non s'abbia alcuna a scandalizzare dal sin qui detto, concluderemo dicendo che la donna può trovarsi fuori di casa come il prete di sacrestia, cioè dopo avere adempito il proprio dovere e per attendere ad opere di vera utilità proporzionata alla sua capacità fisica, intellettuale e morale, e compatibili cogli uffici più proprii.

C.V.T.

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1977/06/09 – La “lübia” delle Fraciusse

7th novembre 2007


Da La Trebbia del 9 giugnio 1977 

Da una lettera che Gian Luigi Olmi ha pubblicato su La Trebbia del 9 giugno 1977, lettera trovata nell'archivio familiare, conosciamo quando è avvenuta la frana che ha portato a valle i terreni che ricoprivano la parte più settentrionale del Bosco del Comune che da Costa Ferrata scendeva fino al greto del torrente Bobbio.
Lo scritto è datato 31 gennaio 1777.

«…ora, la notte dei 30 li 31 Gennaio scorso, un pezzo di Monte della ripa diritta del torrente Bobbio a circa mezzo miglio dai muri della Città, dove erano situate le vigne, i campi, i boschi e case di vari particolari detta le Frachiuzze, si staccò d'improvviso ; venne ad occupare il letto del torrente pel tratto di circa 300 trabuchi (antica misura agraria sottomultiplo della pertica. Il trabuco bobbiese corrispondeva circa mq.6,60) e alla altezza di circa 60 piedi. Benché la maniera del primo cadere non fosse strepitosa, ma piuttosto alla foggia di un corpo strisciante su piano inclinato, sicché le viti, le piante e fino le nevi in superficie non fossero gran fatto scomposte, ciononostante l'enormità del peso, e la vastità della mole stivò così esattamente non solo tutta l'ampiezza del torrente, ma coprì parte dei prati coltivi della opposta ripa sinistra; che non trovando le acque pertugio ove trapelare, allagarono tutto l'alveo superiore tal che vedevasi una laguna di incirca 500 trabuchi, asciutto l'alveo inferiore e privi d'acqua i Molini.
Gonfiò l'acqua tutto il giorno seguente e quasi tutta la notte; finalmente la mattina del primo Febbraio soperchiando la parte più bassa dell'ostacolo, si aprì una strada su campi della riva sinistra tra la parte più elevata dei campi medesimi e la Massa rovinata a diritta cui lambendo andò a ricadere ai piedi della medesima nell'alveo inferiore. Le parti laterali allo squarcio seguito sulla destra riva hanno per più giorni seguitato a sgretolarsi e rovinare con horribile fracasso. Le fenditure si sono stese a maggior distanza: ed oltre i danni minacciati ai vicini particolari evvi il danno pubblico della strada di commercio già rovinata per lo tratto di circa mezzo Miglio e quello di una casa qual fu repentinamente ingoiata e mai più veduta oltre.
Le medesime cagioni fisiche hanno talmente disordinato il terreno che cominciando poco lungi dalla Città fino al luogo della principal rovina (le Fraciusse) tutto il tratto di qua e di là dell'acquedotto (da intendersi il Bedo) rappresenta una triste immagine, dove di vigne scompigliate, dove di fenditure minaccianti rovina, dove il terreno rigonfiato e pregno d'acqua perdutasi per lo scompiglio dei soliti scoli…».

P.S. – La mole di terreno coinvolta nello smottamento è stata veramente imponente: stimata in superficie 400 pertiche.

la località fraciusse

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1903/03/18 – Un ragionare vecchio, ma purtroppo sempre attuale.

26th giugno 2007


Da La Trebbia del 18 Marzo 1903

Arresti

A Milano sono stati arrestati Giacinto M. Serrati, direttore dell'Avanti! E P. Nenni, redattore capo. Erano pure stati arrestati una dozzina d'altri socialisti , ma furono rilasciati. Il Governo ha motivato tali provvedimenti dicendo che esso non si lascia insultare.

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1922/01/15 – 6° Censimento della popolazione del Regno

26th giugno 2007


Da La Trebbia del 15 Gennaio 1922

Come venne pubblicato in precedenza il 1° dicembre 1921 venne eseguito in tutti i Comuni d'Italia il VI censimento della popolazione. Anche nel nostro Comune i lavori sono quasi ultimati e la popolazione risultò di 5271 distribuiti per parrocchia come al seguente prospetto:

Parrocchia del Duomo 2238; S.Colombano 1028; Seminario 43; Vaccarezza 501; S.Maria 766; Ceci 375, dezza 146; S.Cristoforo 132; Rossi 42. Totale n. 5271.


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1924/06/08 – Decapitazione di Bobbio

26th giugno 2007


Da La Trebbia del 8 giugno 1924

Non più Capoluogo di circoscrizione elettorale – L'Agenzia delle Imposte ridotta ai minimi termini – Il giudizio di un Genovese

Il Prefetto della Provincia di Piacenza in base al R.Decreto 30 Dicembre 1923 ha ripartito agli effetti delle elezioni dei Consiglieri Provinciali, la provincia in varie circoscrizioni.

Capoluogo di una circoscrizione è Rivergaro, da cui dipende anche la nostra Città che nel passato fu sempre un capoluogo.

La circoscrizione di Rivergaro comprende: Rivergaro, Agazzano, Bobbio, Cerignale, Coli, Cortebrugnatella, Gazzola, Gragnano Trebbiense, Ottone, Piozzano, Romagnese, Travo, Vigolzone, Zavattarello, Zerba. Tutti gli altri Capoluoghi hanno da 9 a 12 comuni; per sopprimere Bobbio, Rivergaro ha 15 comuni. Se da Gorreto in su non fossero sotto Genova, li avrebbero posti a Rivergaro!…

Nel ritardare di una settimana a dare questa notizia speravamo che dietro le insistenze dei nostri Padri Coscritti, l'autorità Superiore revocasse questa disposizione per noi avvilente, ma i delegati bobbiesi, andati per questa pratica a Piacenza, tornarono purtroppo «con le pive nel sacco».

Anzi, per farla compiuta, l'Intendenza di Finanza ha comunicato che col 1° luglio i comuni di Pregola, Bagnaria, , Cella di Bobbio, Menconico, Sagliano Crenna, Santa Margherita, Val Nizza, Varzi, Fortunago, Sant'Albano di Bobbio (appartenenti alla provincia di Pavia) passeranno dal distretto di Agenzia di Bobbio a quello di nuova istituzione di Varzi, ed i comuni di Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Rondanina e Rovegno (appartenenti alla provincia di Genova) passeranno dal distretto di Agenzia di Bobbio a quello di Genova.

È vero che colla stessa decorrenza del 1° Luglio il Comune di Coli passerà al distretto di Agenzia di Bobbio (d'ora in avanti le Agenzie assumeranno la nuova denominazione di Uffici Distrettuali delle imposte dirette ), ma molto maggiore è il numero dei paesi staccati da Bobbio, che subisce perciò una nuova decapitazione.

Nei due ultimi numeri noi abbiamo sommariamente espresso il nostro modesto giudizio sulle sorti riservateci dalla Madre Patria che per noi fu peggio di una matrigna.

Ora ci limitiamo a pubblicare quanto ci scrisse in proposito otto giorni fa un amico genovese.

* * *

«È stato scritto che con un colpo di spada non si uccide la storia. Potremmo dire che tanto meno si può uccidere e storia e geografia e buon senso con un tratto di penna.

Non pretendiamo che la burocrazia conosca le glorie di Bobbio: queste nozioni sono riservate ai dotti italiani e stranieri, che entrano in Bobbio con un misto di letizia e di venerazione, per contemplare poi nel monastero di fama mondiale la cornice senza il quadro dell'antico splendore.

Non pretendiamo che si faccia uso del buon senso, il quale richiede che il minore ceda al maggiore, il piccolo al grande, l'ignoto al noto. Non pretendiamo niente di tutto questo; sarebbe richieder troppo: la storia e il buon senso, già si sa, nulla hanno di comune colla burocrazia.Domandiamo semplicemente che, tenendo conto del chilometraggio, una delle poche cose che la burocrazia può intendere, solita com'è a misurare a palmi uomini e cose, si stabilisca centro di circoscrizione Bobbio e non Rivergaro. »

In Comune

Ancora della cittadinanza all'On. Mussolini

Il Sig. Sindaco comunicava il conferimento della cittadinanza a S.E. Benito Mussolini col seguente telegramma:

«A S.E. Mussolini – Roma»

 

«Fiera dei tragici e gloriosi ricordi della guerra e della vittoria che la data 24 Maggio ridesta, anche la vecchia Bobbio acclama V.E. a suo Cittadino Onorario: omaggio di ammirazione, di gratitudine e di fede al tenace Incitatore del grande evento, al Forte, sovrano Intelletto che guida e sospinge ad immancabile trionfo la Patria Amata».

Sua E. a mezzo dell'on. Acerbo rispondeva con telegramma del 27 scorso:

«S.E. Presidente del Consiglio incarica ringraziare codesto on. Consiglio che egli accetta formulando i più fervidi voti per l'avvenire di codesto comune».

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1924/06/01 – Lo scherno di Bobbio

26th giugno 2007


Da La Trebbia del 1 giugno 1924

Per mancanza di spazio e di tempo siamo costretti, benchè a malincuore, a rimandare al prossimo numero, non solo la relazione delle proiezioni sulla Cerealicultura, promosse dal Dott. Galliani, e gli atti municipali, ma quello che più importa, notizie dolorose di recenti disposizioni, dettate dall'ignoranza o dalla vendetta o da entrambe che elevano all'ennesima potenza le misere condizioni di Bobbio, da noi con poche ma energiche parole deplorate nell'ultimo numero, che mirano a far scomparire anche «l'ombra di un gran nome» che ancora ci resta, che degradano ed oltraggiano anche il Presidente del Consiglio, On. Mussolini, testè fatto nostro concittadino onorario, che obbligherebbero i nostri Padri Coscritti e quanti sentono la grandezza del nome bobbiese e la vergogna di non poterlo portare dignitosamente, a prendere con qualunque sforzo e sacrificio, le deliberazioni richieste dalla gravità delle circostanze presenti.

 

Bobbio 31 Maggio 1924

LA DIREZIONE

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