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2009/10/29 – 150 anni fa veniva sciolta la Provincia di Bobbio

22nd maggio 2014

Da La Trebbia del 29 ottobre 2009

Istituita nel 1743 con il Trattato di Worms, comprendeva un vasto territorio del Regno di Sardegna. Il 23 ottobre 1859 il territorio, sotto Pavia, diviene circondario fino allo smembramento del 1923.

La storia della provincia inizia con la fine della guerra di successione austriaca, infatti Bobbio, fino allora Contea dei Dal Verme con il suo territorio, entra a far parte del Regno di Sardegna lasciando l’ex Ducato di Milano austriaco, e lo Stato Sabaudo la eleverà a capoluogo di provincia fino alla costituzione del Regno d’Italia.

A seguito del Trattato di Worms del 13 settembre 1743, confermato con la Pace di Aquisgrana del 18 ottobre 1748, avveniva l’alleanza antifrancese dei Savoia con Maria Teresa d’Austria e l’Inghilterra nella guerra di successione austriaca.

Per concessione dell’Austria le autorità sabaude dopo la guerra, unirono l’Oltrepò, con il Vogherese, il Bobbiese e feudi adiacenti (Siccomario, Langhe Malaspiniane e Feudi Vermeschi) in una nuova Provincia con capoluogo Voghera, nonostante l’istituzione della provincia di Bobbio nel 1743, ma che fu effettiva formalmente solo in seguito.

La provincia venne creata sommando i territori dei Feudi dei Dal Verme, dell’antica Contea di Bobbio con Corte Brugnatella, con le Langhe Vermesche e le Signorie dei marchesati dei Malaspina, fra i quali i Feudi di Varzi, Godiasco e Oramala, con i Feudi di Fortunago, Cecima e Bagnaria ed altri, che furono separati da Voghera e costituirono la nuova provincia di Bobbio.

 

Essa fu poi smembrata dalla Francia napoleonica fra il 1797 ed il 1803 ed inserita nel Dipartimento di Marengo (Alessandria), mentre nel 1805 è inserita nella Repubblica Ligure sotto il Dipartimento di Genova.

Tra il 1797 ed il 1814 Bobbio diviene Circondario (arrondissement francese) data l’abolizione delle province e verranno inseriti buona parte dei Feudi imperiali liguri aboliti effettivamente nel 1798, come il contado di Ottone (con i comuni di Cerignale, Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Rondanina, Rovegno e Zerba) che era nel Dipartimento dei Monti Liguri Occidentali che comprendeva tutta l’alta Val Trebbia da Ponte Organasco e Carrega Ligure in Val Borbera e la Val Boreca. Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, rinasce nuovamente la provincia di Bobbio con il medesimo territorio.

Piantina

Con la riforma amministrativa del 1818 vi è una modifica territoriale, con la perdita dei comuni di Borgoratto, Cecima, Godiasco, Mentesegala, Pizzocorno e Staghiglione che passano nella provincia di Voghera; ma fu inclusa sempre nella Divisione di Genova del Ducato Ligure sotto il Regno di Sardergna. Dal 1848 la provincia di Bobbio venne staccata dalla Divisione di Genova e aggregata provvisoriamente alla Divisione di Alessandria, ma dipese sempre da Genova. Nel 1859 con Regio Decreto n. 3702 del 23 ottobre 1859 – Decreto Rattazzi venne inclusa nella provincia di Pavia e ridiventa Circondario (effettivo dal 1861), poi nel 1923 i comuni del Circondario vengono divisi tra le province di Pavia, Piacenza e Genova. Nel 1925 i comuni piacentini di Romagnese, Ruino, Valverde e Zavattarello ritornano in provincia di Pavia.

La Provincia di Bobbio

La Provincia di Bobbio (ab. 36.906 nel 1814) era divisa in quattro Mandamenti: Bobbio (ab. 7.723), Ottone (ab. 10.691), Varzi (ab. 7.581) e Zavattarello (10.914). Il comune più popoloso era il capoluogo Bobbio (ab. 3.475 nel 1814, ab. 3.743 nel 1839).

I comuni in totale dopo il 1814 erano 27, ma furono 44 i comuni (con popolazione del 1814 e quelli del 1839* che fecero parte della provincia di Bobbio in anni diversi, alcuni vennero soppressi altri ripristinati, altri passarono ad altre province ed altri furono di nuova costituzione: Bagnaria o Bagnara (ab. 778) (ab.713*), Bobbio (ab. 3.475) (ab. 3.743*), Borgoratto Mormorolo (ab. 820), Caminata (ab. 930) (ab. 652*) Cecima (ab. 824), Cella di Bobbio (con castellaro di Varzi e Casale, Cegni, Cignolo e Negruzzo di Santa Margherita) (ab. 1.444) (1.610*), Carignale (ab. 1.050) (a. 1.005*), Corte Brunatella (ab. 697) (ab.745*), Fascia (ab. 627*), Fontanigorda (ab. 1.338*), Fortunago(ab. 872) (ab.802*), Godiasco (con San Giovanni Piumesana) (ab. 2.210), Gorreto (ab. 773) (ab. 875*), Gravanago (manca), Groppo (manca) (nel 1818 assieme a Godiasco, nel 1929 venne aggregato al comune di Pozzolo, costituendo l’attuale Pozzol Groppo (AL)), Menconico (con San Pietro Casasco più Caro Bosmenso di Varzi) (ab. 1021) (ab. 1132*), Monsacco (manca), Monforte (manca), Montepicco (manca), Montesegale (ab.800), Nivione (con Selva di Varzi) (manca), Oramala (con Quarti) (manca), Ottone (ab. 2.759) (ab. 4.270*), Pietra Gavina (con Casa Cabano, Casa Fiori, Cascina Torretta, Santa Cristina di Varzi) (ab. 528) (ab. 467*), Pizzocorno (ab. 896), Pragola (ab. 1.759) (ab. 1.817*), Rocca Susella (manca), Romagnese (ab. 1947) (ab. 1.822*), Rondanina (ab. Ab. 627*), Rovegno (ab. 2.160) (ab. 2.386*), Ruino (ab. 999) (ab. 955*), Sagliano di Bobbio (ab. 476*), Santa Margherita di Bobbio (ab. 583) (ab. 599*), San Ponzo (manca), Staghiglione (con Stefanago di Borgo Priolo) (ab. 1.251), Torre d’Albera (manca), Trebbiano (manca), Trebecco (ab. 376*), Val di Nizza (ab. 1.177) (ab.1.129*), Valverde (ab. 1.381) (ab.900)*, Varzi (ab. 1934) (ab. 2.045*), Zavattarello (ab. 1.648) (ab. 1.729*), Zerba (ab. 2.190) (1.275*).

Nota: il numero degli abitanti con asterisco (*) sono del 1839 gli altri del 1814

Gian Luca Libretti

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2013/10/20 – La Leggenda del Pozzo dei Coltelli a Bobbio

28th ottobre 2013

E’ mio desiderio fare chiarezza e smentire quello che è stato detto durante la trasmissione di Orizzonti andata in onda su Rai Uno il 19 ottobre 2013. Il giornalista, (non ricordo il nome), ha menzionato che la leggenda sul pozzo dei coltelli nel Castello Malaspiniano di Bobbio, riguarderebbe il vecchio pozzo situato nella parte nord-ovest del mastio, sul terrazzone sopra al ponte levatoio dell’ingresso principale.

Non è Vero! Questi non è altro che un piccolissimo pozzo profondo una quindicina di metri, che serviva per attingere acqua e il suo interno è stretto, a malapena vi si può far scendere un paiolo con catena..

Possiamo far passare una parte di leggenda, per esempio riguardo l’utilizzo, ma il pozzo denominato “dei coltelli” è esistito veramente, ma era da tutt’altra parte.

Io sono forse uno dei pochi se non l’unico, che può portare una testimonianza attendibile in merito, quella del proprio padre che ebbe l’opportunità di scendere in quel pozzo. Lui mi raccontava spesso della sua avventura vissuta durante il periodo che lavorò al castello per alcuni anni, alle dipendenze di Riccardo Piccinini, l’ultimo proprietario privato. Costui effettuò diversi lavori di restauro durante i quali il pozzo fu murato definitivamente per motivi di sicurezza e venne lasciato solo l’ingresso alla segreta con una rampa di scale tuttora attivo.

Nel 1956 la famiglia Piccinini cedette il castello allo Stato.

I bobbiesi meno giovani si ricorderanno sicuramente di mio padre, Garbi Agostino chiamato più comunemente “Ernesto”, il giardiniere dipendente del Comune, colui che costruì i giardini della città attorno agli anni 60 sotto le direttive del Prof. Enrico Mandelli. Sempre in quel periodo il mio genitore venne assunto dalla Sovrintendenza ai monumenti di Parma-Bologna, come custode del Castello di Bobbio, ma torniamo alla nostra leggenda…

La Vera Storia.

Il pozzo dei coltelli si trovava nel lato est delle mura interne, il condotto scendeva nei sotterranei dell’attuale bastione a pianta circolare, spesso adibito a mostre. Di fianco al torrione, tramite una scaletta, era possibile entrare nella segreta attraverso una piccola porta (oggigiorno c’è un cancelletto) per poi scendere nel pozzo verso il basso, servendosi di un’altra scala circolare che scorreva lungo la parete, formata solo da gradoni di sasso in sbalzo infilati nel muro. Sulle pareti del condotto erano conficcate a scendere in modo orizzontale e molto sporgenti verso il centro, tante barre di ferro appuntite e affilate, su piani diversi e sfalcate tra loro. Cadere in quel baratro era come cadere in un tritacarne, prima di arrivare sul fondo, un corpo veniva ridotto a brandelli.

Si narra che venisse usato per giustiziare i nemici del Signorotto, ma anche per far sparire giovani donne rapite nelle valli circostanti per soddisfare i desideri dei castellani. Voglio precisare che mio padre, pur essendo sceso parecchio sulla scala, non riuscì ad arrivare sul fondo del pozzo in quanto la stessa era interrotta, alcuni gradini erano caduti, ma secondo lui, anche dall’eco prodotto da un sasso lasciato cadere, c’era da scendere ancora parecchio.

Il castello dopo il restauro

Il castello dopo il restauro

Qui interviene la leggenda dove si narra che il pozzo servisse anche come via di fuga in caso di assedio al castello e proprio dal fondo del condotto partiva una galleria che arrivava direttamente nella cripta della Chiesa di San Colombano. Viaggiando di fantasia si può pensare che in quella galleria ci siano ancora tesori (catene d’oro, gioielli etc.) lasciati cadere o smarriti durante qualche fuga frettolosa.

Osservando la vecchia foto qui pubblicata, è possibile notare come il complesso era ben diverso, molto più fosco di quello attuale, compreso il bastione circolare. A sinistra del mastio si notano le rovine della Torre del Vescovo (1015 ca.).

 

Il castello prima del restauro

Il castello prima del restauro

Spero che questa mia testimonianza sia servita per far chiarezza riguardo la leggenda sul “pozzo dei coltelli” e che la vera storia venga menzionata ai turisti in visita nella nostra città.

 

A cura di Luciano Garbi, Bobbio

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The True Story .

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2013/07/11 – Statale 45, un’informazione corretta da un punto di vista geologico

6th ottobre 2013

Da La Trebbia n. 27 del 11 luglio 2013 

Nel caso di crolli la SS45 potrebbe essere interrotta per tempi molto lunghi e modificherebbe localmente il corso del Trebbia

Qualunque geologo familiare con l’Appennino settentrionale sa che la zona di Bobbio è certamente tra le più difficili da comprendere non soltanto nell’Appennino ma anche in tutte le catene montuose circum-mediterranee. La cosiddetta “finestra tettonica” conserva gelosamente gran parte dei suoi segreti e l’avvicinarsi al problema richiede una profonda preparazione scientifica.

La drammatica situazione della S.S.45 é certamente un risultato di questa complessità geologica ma i termini del problema sono in questo caso molto più semplici, limitati e di facile comprensione anche per un profano.

La Valle

La Valle

 

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Il vocabolario del dialetto Bobbiese

18th settembre 2007

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ritaglio La Cronaca
Articolo apparso su "La cronaca" l'11 settembre 20007. In alto a sinistra, il professore Angelo Stella, a destra uno degli autori, Gigi Pasquali 

Il Vocabolario del Dialetto Bobbiese è ormai una realtà e l’8 settembre è stato presentato alla popolazione nell’uditorio comunale. La presenza di molte persone, ma soprattutto la presentazione fatta dal Prof. Angelo Stella docente di storia della lingua italiana dell’Università di Pavia e illustre componente dell’Accademia della Crusca hanno gratificato e legittimato il lungo lavoro degli autori. Questi, Gigi Pasquali e Mario Zerbarini, hanno così completato quel progetto che, nell’ambito della Sezione Arte e Cultura da loro fondata nel sodalizio della Famiglia Bubièiza, prevedeva lo studio e l’approfondimento della nostra parlata.

Già nel 1995 avevano ottenuto dal prof. Enrico Mandelli, studioso indiscusso ed interprete dell’anima di Bobbio e delle sue tradizioni, il primo studio sul nostro dialetto. Il Dialetto Bobbiese «non è una vera grammatica organica, scientifica è soltanto una raccolta di spunti grammaticali suggeriti a coloro che volessero dedicarsi allo studio di un argomento oggi abbastanza di moda “le radici” di un modo di parlare, per vedere un poco più a fondo nella storia di una gente, che attraverso quel “parlare” esprime i suoi sentimenti, la sua cultura, la sua vita» così le parole del Professore nella sua introduzione.

Gli autori del vocabolario hanno allora raccolto l’invito e con modestia, pazienza e tanta buona volontà, hanno voluto fissare nel tempo quel modo di esprimersi “unico, libero, senza regole” basato solo sulle consuetudini, talvolta contraddittorie, che si sono stabilite come regole nel tempo.

Il vocabolario raccoglie circa 9000 vocaboli e questi aiutano, quasi con affetto, a percorrere quella strada che la Storia ha scolpito attraverso moltissime generazioni. Certe parole emergono da un passato lontano, da eventi paurosi, ma anche da momenti di vita quotidiana. Attrezzi, cose, stati d’animo, paure,  rimaste oggi solamente come parole ma che indicano chiaramente l’evolversi degli eventi, il passare del tempo.

La raccolta dei vocaboli è avvenuta  con l’aiuto di collaboratori che vantano le loro origini derivanti da diverse generazioni presenti nella nostra Città, ma anche ascoltando attentamente il parlare della gente.

Un’opera che merita rispetto visto che è costata agli autori otto anni di impegnativo lavoro, di studio e di continue verifiche. Il “Vocabolario” come “Il Dialetto Bobbiese” del prof. Enrico Mandelli resteranno come pietre miliari per lo studio della nostra parlata e saranno tenute sicuramente come punti di riferimento per tutti quelli che in futuro vorranno portare avanti questo discorso. 

La sala gremita:

Al centro la dottoressa Monica Tassi Sulla destra il sindaco Roberto Pasquali

L'autore Gigi Pasquali ringrazia i presenti:

L’autore Gigi Pasquali ringrazia i presenti

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