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1934/11/19 – Monumenti di una piccola e povera Diocesi montana

2nd febbraio 2010

Da la Trebbia del 19 Ottobre 1934

Nuove costruzioni e restauri

Bobbio:

Mettiamo al primo posto la cattedrale.
Chi ricorda lo stato di squallore in cui si trovava prima del 1897-98 non la riconosce dopo la trasformazione subita con le artistiche e ricche decorazioni del Secchi e con le pitture del Morgari che vi lavorarono appunto in quegli anni sotto l’episcopato di Mons. Porrati. Al restauro generale seguì il nuovo pavimento, poi il nuovo concerto di campane, il nuovo organo la sistemazione delle tombe dei Vescovi, la grotta della Madonna di Lourdes e da ultimo la grandiosa cripta monumentale inaugurata nello scorso maggio con la traslazione della salma del B. Granelli.
Accanto alla cattedra, quanto altro lavoro si è venuto compiendo. Restauri importantissimi furono fatti, a varie riprese, nel Vescovado e nei locali della Curia e dell’Ufficio Amministrativo.
Il Seminario, più che restauro, è stato radicalmente trasformato e

Il seminario restaurato

notevolmente ampliato, prima coll’acquisto e la sistemazione della casa attigua verso la piazza del Duomo; poi coll’alzamento del lato di levante, dove è venuto fuori un ampio dormitorio pieno d’aria e di luce, con la magnifica terrazza soprastante; e finalmente con la costruzione del braccio nuovo verso la cattedrale, compiuto dopo l’abbattimento della vecchia casa municipale. Furono rinnovate e migliorate le aule di studio, le scuole, la biblioteca, l’infermeria; ampliata e decorata la cappella. Anche all’esterno l’edificio è stato completamente restaurato,


Fra le altre opere che ebbero in città il loro felice compimento, meritano di essere ricordate il restauro della cripta di S. Colombano; la decorazione del Santuario della B.V. dell’Aiuto con pitture del Prof. Pittacco, pavimento e altari di marmo, rinnovazione completa della facciata cin lesene di marmo, che danno anche all’esterno del Santuario un aspetto severo e grandioso.
Anche in S. Lorenzo vennero eseguiti importanti lavori: il tetto rifatto, la balaustra nuova, nuova statua d S. Teresa, le vetrate del coro, la decorazione degli altari.
Il nuovo cimitero, dalle linee classiche e dalle proporzioni grandiose, di cui anche una grande città potrebbe andare superba, resterà anch’esso come uno dei più bei monumenti ad attestare l’operosità e la fede della benemerita nostra Amministrazione Comunale che con ardimento tutto proprio dello stile fascista, ha dato forte impulso alla realizzazione di tante e sì grandi opere di cui si è abbellita la città in quest’ultimo decennio, dal Municipio all’Ospedale, al Monumento dei Caduti, alla Caserma dei RR.CC., alla risurrezione dell’Istituto Magistrale, ai numerosi edifici scolastici, per dire soltanto delle opere principali.
Vediamo ora quel che s’è fatto in diocesi, nelle diverse parrocchie divise per vicariati collo stesso ordine seguito nel Sinodo diocesano. Dobbiamo premettere un’osservazione. In alcuni casi (non molti peraltro) abbiamo classificato come nuova una chiesa anche se nella ricostruzione è rimasto qualche cosa dell’antica. Lo stesso criterio abbiamo seguito per le case parrocchiali.
Alcune di esse sono nuovissime, in posizione nuova, tirate su – pietra su pietra – dalle fondamenta. Altre per necessità di cose, si sono dovute rifare sull’area delle vecchie, cadenti e quasi cadute, e nel lavoro di demolizione qualche pezzo di muro è rimasto in piedi, qualche parte di vecchio si è conservata e utilizzata incorporandola nel nuovo. Non per questo si vorrà sofisticare e dire…ciò che è nuovo non è nuovo.
Premesso questo, per debito di sincerità, passiamo in rassegna le più notevoli fra le opere compiute.

Vicariato Suburbano

Ceci: canonica, campanile, campane, orologio, tutto nuovo.
Dezza: campane nuove, campanile nuovo, canonica completamente rinnovata.
S. Cristoforo: tutto nuovo: chiesa, canonica, campane, locale per la scuola, Campanile in costruzione.
S. Maria: chiesa restaurata e decorata, canonica restaurata, restari al campanile, due campane nuove, orologio nuovo.
Vaccarezza: canonica restaurata, chiesa nuova, campanile nuovo, campane nuove. Cimitero nob. Casa Marchese Malaspina nuovo.

Vicariato di Alpepiana

Alpepiana: fatte 5 campane nuove nel 1902, ristorato il campanile e la facciata della chiesa nel 1924, ingrandita e rinnovata la canonica nel 1928.
Ascona: ristorata la chiesa nel 1928, fatto orologio nuovo sulla facciata della chiesa nel 1934.
Orezzoli: in costruzione chiesa e canonica.
Vicosoprano: erezioni in parrocchia nel 1907, ristorata la chiesa e fatto nuovo pavimento nel 1911, costruita la canonica nuova nel 1911, nuovo concerto di 5 campane nel 1926. Da notarsi che i frazionisti di Vicosoprano hanno fatto due volte il deposito per costruire la dote dell’erigenda parrocchia, avendo perduto il primo nella Banca Rocca, fallita.

Vicariato di Borzonasca

Borzonasca: chiesa riccamente decorata e dipinta, canonica rinnovata, nuovo concerto di 5 campane, importanti restauri all’Oratorio, Asilo infantile.
Brizzolata: erezione in parrocchia, 1912, casa parrocchiale, nuova costruzione 1934.
Caregli: chiesa restaurata, casa parrocchiale nuova, strada nuova costruita dalla popolazione.

Vicariato di Caminata

Caminata: stabilitura generale dell’interno della chiesa e costruzione degli altari laterali, campanile nuovo e nuovo concerto di 5 campane nel 1933.
Ruino: casa parrocchiale nuova, con salone per l’oratorio e locali per le Associazioni cattoliche, nuovo oratorio. A Pometo, nuovo santuario a Montelungo in costruzione.

Vicariato di Coli

Coli: chiesa restaurata, canonica rinnovata.
Rosso Piana: chiesa di nuova costruzione, oratorio restaurato.

Vicariato di Drusco

Drusco: canonica nuova, concerto campane nuove.
Casalporino: canonica nuova.
Calice; canonica nuova, campane nuove.

Vicariato di Menconico

Menconico: chiesa restaurata, altari di marmo nuovi, organo nuovo, canonica rifatta a nuovo, strada nuova.
Monteforte: chiesa restaurata.
S. Pietro Casasco: campane nuove, chiesa ampliata e facciata nuova, stabili nuovi per beneficio.

Vicariato di Ottone

Ottone: restauri parziali chiesa parrocchiale, campanile, e antica pieve di S. Bortolomeo, concerto di 5 campane nuove, compimento oratorio votivo di S. Rocco, nuovo Asilo d’Infanzia, restauri negli oratori di Traschio e Lozo, oratorio B.V della Guardia a Valsigiara, nuova costruzione compiuta dalla famiglia del fu Antonio Mulinelli.
Ottone Soprano: chiesa nuova, canonica nuova,
Zerba: chiesa nuova, canonica rifatta a nuovo, 5 campane nuove, campanile restaurato, due fontane nuove, chiesa restaurata e orologio nuovo a Belnome, chiesa decorata, restauri campanile e orologio nuovo a Vezimo.
Fabbrica: tutto nuovo: chiesa, canonica, campanile, concerto di 5 campane. Nuova pure la cappella della Madonna di Lourdes sul monte Dego.
Cerreto: parrocchia di nuova erezione, chiesa nuova, canonica rinnovata, campanile restaurato.
Gramizzola: parrocchia di nuova erezione, chiesa e canonica ristorata, altari e coro nuovi, orologio nuovo, nuova strada in costruzione.

Vicariato di Pieve Montarselo

Pieve: chiesa nuova, canonica e campanile restaurato.
Cerignale: canonica, nuova costruzione campanile e facciata della chiesa restaurata.
Marmaglia: (Corte Brugnatella), chiesa nuova, casa parrocchiale nova.

Vicariato di Rezzoaglio

Rezzoaglio: canonica nuova fatta nel 1906, chiesa rifatta a nuovo nel 1931.
Capanne: canonica nuova fatta nel 1904, decorazione della chiesa nel 1933, asilo con aule scolastiche per la IV e V elementare istituite nel 1927.
Magnasco: campanile nuovo in pietra lavorata, con orologio e 5 campane nel 1914. Chiesa nuova grandiosa, a croce greca, stile romanico, nel 1930, canonica nuova a tre piani con 16 ambienti e saloni per associazioni nel 1934. Sotto la direzione del Parroco fu pure fatto un impianto di luce elettrica per la parrocchia, che ancora funziona.
Priosa; canonica nuova fatta nel 1914, nuovo concerto di 5 campane fatte nel 1903, nuovo organo pneumatico, tubolare a 2 manuali.
Brignole: parrocchia nuova eretta nel 1921, decorata la chiesa nel 1924, fatte 5 nuove campane nel 1926, costruito edificio scolastico, con locali per le associazioni cattoliche nel 1934.
Villanoce: erezione nuova parrocchia nel 1921, provveduto un concerto di 5 campane nel 1929.

Vicariato di Romagnese

Romagnese: chiesa restaurata e decorata, canonica nuova, campanile restaurato, concerto 5 campane, nuovi oratori a Casa Pilla, Grazzi e S. Lorenzo dei Morti.
Lazzarello: chiesa restaurata, 3 campane nuove, canonica nuova, restauri e miglioramenti alla Madonna della Torrazza.

Vicariato di Rovegno

Rovegno: chiesa riccamente decorata, canonica rifatta, concerto 5 campane (premiate all’Esposizione colombania di Genova), nuovo Asilo d’Infanzia “Felice Conio”, chiesa restaurata, campanile e campane nuove in Isola, restauri e decorazioni nell’oratorio di S. Rocco in Valle, e nella chiesa di Garbarino.
Casanova: chiesa riccamente decorata nuovo concerto campane, organo nuovo, canonica rimessa a nuovo, strada nuova fatta dalla popolazione, cimitero nuovo.
Fontanigorda: chiesa riccamente decorata, piazzale nuovo, 5 campane nuove canonica completamente rinnovata.
Casoni: chiesa restaurata, canonica nuova, campane e organo nuovo, campanile in parte nuovo, grandiosa costruzione in pietra lavorata, strada nuova da Fontanigorda.
Canale: chiesa ristorata, concerto 5 campane nuove.
Pietranera: parrocchia di nuova erezione, chiesa nuova, canonica mezza nuova.
Loco: parrocchia di nuova erezione, pavimentazione e sacristia nuova, campanile nuovo, 5 campane nuove, canonica rifatta a nuovo.

Vicariato di S. Albano

S. Albano: chiesa restaurata, altari nuovi di marmo, canonica nuova, cimitero nuovo.
Valverde: chiesa restaurata, canonica nuova.

Vicariato di S. Stefano d’Aveto

S. Stefano d’Aveto: chiesa nuova nel 1930, raddrizzamento del campanile nel 1931, canonica nuova nel 1933.
Allegrezze: fatte 4 campane nel 1900, camposanto nel 1904, nuovo locale per sagrestia nel 1930, rinnovata interamente la canonica nel 1925, fatto organo nuovo pneumatico-tubolare nel 1929.
Alpicella: erezione nuova parrocchia nel 1893, cimitero nel 1909, canonica nuova nel 1929, chiesa nuova con decorazione completa e facciata in pietra lavorata nel 1934. Sotto la direzione del Parroco fatte fontane e luce elettrica.
Amborzasco: fatto pavimento chiesa nel 1909, organo nuovo nel 1905, canonica nuova nel 1914, cimitero nuovo con facciata in pietra lavorata e cento loculi, nel 1932, asilo nuovo nel 1934, fontane pubbliche fatte per iniziativa del Parroco. In progetto ampliamento e decorazione della chiesa.
Pievetta: rimessa a nuovo la canonica nel 1931.
Torrio: cimitero nel 1914, 5 campane e orologio nel 1920, ritorata e rinnovata la canonica nel 1934.

Riassumendo, abbiamo.
10 parrocchie di nuova erezione; 14 chiese nuove e 39 restaurate; 30 case parrocchiali nuove e 13 restaurate; 8 campanili nuovi; 28 concerti di campane; 7 organi nuovi; 5 nuovi oratori; 5 asili d’infanzia; 7 cimiteri nuovi.
Tutto questo ha saputo fare la diocesi di Bobbio, “la piccola, la povera, la modesta, la silenziosa, la diseredata, la rispogliata dei secoli”; e lo ha fatto da sé, col lavoro, con le offerte, coi sacrifici e la generosità dei suoi figli, senz’altro aiuto all’infuori di quello che la Provvidenza divina non lascia mancare mai a chi lavora per la sua gloria.
Ciò dimostra a tutti quelli che lo vogliono vedere, che malgrado le sue disagiate condizioni geografiche, stradali, economiche, la diocesi di Bobbio ha potuto svolgere un’intensa attività che dimostra la sua salda ed organica vitalità religiosa, capace di assolvere quel compito e quella missione tutta particolare che la Provvidenza le ha affidato da secoli per la piccola porzione del suo gregge, e capace di irradiarla questa attività con maggiore efficacia su tutta questa alta zona dell’Appennino che costituisce il suo naturale e logico interland.

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1935/12/23 – Intitolazione del Regio Istituto Magistrale di Bobbio al nome di S. Colombano

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 23 Dicembre 1935

Con R. Decreto 17 ottobre 1935-XIII la provvida Istituzione che rappresenta il titolo della nostra nobiltà e la nostra tradizione culturale, veniva solennemente consacrata al nome di San Colombano.
Sono così coronati gli sforzi e i voti di quanti all’Istituto nostro, prima e dopo il suo sorgere, hanno dedicato la loro opera, consacrato risorse ed ingegno, dedicato ogni studio ed amore.
Ricordiamo per la storia. Cessata nel 1925 la vecchia Scuola Normale, e soppresso il R. Ginnasio nel 1928, parve che un funereo velo di oscurità si abbattesse sopra ogni cosa nostra più bella e gentile, e dovessimo ridurci, dopo tanta storia e tanta luce di intelligenza e di sapere sparsa per il mondo, al lumicino delle scuole elementari, come un qualsiasi villaggio della nostra montagna.
Sorse allora per opera del clero cittadino e di benemeriti insegnanti laici, per l’impulso e con l’aiuto energico del Podestà Cav. Antonio Renati, un Ginnasio Privato sotto la presidenza del Canonico Prof. Giuseppe Monteverde, che come un buon auspicio, volle intitolarsi – né poteva altrimenti – a S. Colombano. Nel Ginnasio Privato, dopo un biennio di prospera attività consacrata da ottimi risultati agli Esami, si innestò con l’intento di una graduale sostituzione l’Istituto privato Magistrale Misto «Michele Bianchi» con la iscrizione delle due prime classi Inferiori, abbastanza nutrite piene di promesse per l’avvenire. Quando dopo il terzo anno, sopraggiunge il Decreto di istituzione del R. Istituto Magistrale, nell’estate del 1931.
Tutti gli elementi del Ginnasio e dell’Istituto «Michele Bianchi» furono assorbiti dalla nuova scuola e fu la risurrezione. Si cominciò con tutte le classi e con 57 alunni. Al suo quinto anno di vita, se ne contano più di duecento, con notevole percentuale di maschi.
La proposta e l’iniziativa dell’intitolazione del nuovo Istituto a S. Colombano partì dal primo suo Preside Cav. Prof. Umberto Fisso, che non sarà mai abbastanza lodato e ringraziato per l’opera intelligente, amorosa, feconda svolta qui nel creare ogni cosa quasi dal nulla – nell’organizzare con tatto sapiente e con profonda comprensione dei bisogni e delle cose nostre, tutto quanto era necessario perché la scuola vivesse con perfetto funzionamento, con la più completa autonomia.
Il Preside D’Amato fece sua la proposta che sottopose all’approvazione – che fu unanime – del Consiglio dei Professori in apposita adunanza, degnamente illustrandone le ragioni.
In occasione dell’adunata del giorno 15 corr., nell’intermezzo del concerto annuale per solennizzare la festa di S. Cecilia, il Prof. Monteverde ne diede con evidente soddisfazione la prima comunicazione agli alunni e al pubblico Bobbiese, che scattò in unanime e commosso applauso, in cui parvero rivivere tutta la voce e la vita del nostro passato, le anime grandi e generose di tutti i nostri morti, e passare il fremito delle nostre speranze.
S. Colombano protegga la nostra Istituzione; ispiri insegnanti ed alunni nell’opera grande di ricostruzione di questa nostra cara e bella Italia, appassionata di ideali, lanciata ai suoi più eroici e gloriosi cimenti e imprima all’opera educatrice dell’era nuova il sigillo che ha posto sull’opera sua antica – il sigillo della santità e della immortalità.

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1931/11/13 – Le magistrali

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 13 Novembre 1931

Inaugurazione del nuovo Istituto Magistrale

Scriviamo con gioia vivissima questa data 5 Novembre 1931, che segna un avvenimento di eccezionale importanza, degno di essere scritto fra le pagine più belle della nostra storia: la risurrezione delle nostre scuole magistrali.
Non dunque la semplice cerimonia augurale d’un nuovo anno scolastico quella a cui abbiamo assistito; ma un vero e proprio battesimo, religioso e civile, con tutta la solennità gaudiosa e piena di speranze, con cui meritava di essere accolto e festeggiato il nuovo Istituto all’alba radiosa e serena della sua vita.
Bobbio con tutte le sue Autorità, con tutte le sue bandiere, con tutte le sue fiamme, on tutta la sua giovinezza, col richiamo di tutti i suoi gloriosi ricordi millenari, nell’austera basilica del suo Santo Fondatore, prima, e poi nelle maestose corsie del suo Convento ove ha sede la scuola, ha assistito a questa celebrazione e ne serba vivo ricordo anche senza sentirselo ripetere in una fredda pagina di cronaca.
La quale si può riassumere in poche parole. Alle 9,30 Messa e discorso di Mons. Pellegrino in S. Colombano, presenti Autorità, Insegnanti. alunni, Istituzioni fasciste, e una fiumana di popolo come nelle maggiori solennità.
Alle ore 10, nell’aula magna dell’Istituto adorna di bandiere, di trofei, di palme e di fiori, discorso inaugurale del Preside Cav. Prof. Umberto Fisso, presentato con nobili parole di saluto e di augurio dal Podestà Sig. Ninetto Renati.
Nessuno dei presenti alla funzione religiosa volle mancare alla inaugurazione civile. Notiamo, per il suo particolare valore significativo, la presenza della Sig.ra Prof.Ssa Angelina Olmi Valgoi, che per tanti anni fu direttrice delle nostre Scuole Normali, e quella del Prof. Can. Monteverde già preside del Civico Ginnasio S. Colombano e del cessato Istituto Magistrale Michele Bianchi. Gli alunni di quest’ultimo, per mano dell’Avanguardista Lini, offrirono al Preside un mazzo di fiori.
Il discorso del Preside fu interrotto da frequentissimi applausi. Lo riportiamo integralmente, come pure riportiamo il discorso di Mons. Vescovo.
Su proposta del Prof. Monteverde, fu inviato al R. Provveditore agli Studi un telegramma di ringraziamento per aver destinato a Bobbio un Preside sì intelligente ed attivo, che già si è conquistato le più grandi simpatie nell’animo di tutti.
Le parole del Vescovo

Sia lodato Gesù Cristo!.
Narra la Storia sacra che, quando gli Ebrei furono portati schiavi a Babilonia il sacerdote Neemia si preoccupò di mantenere vivo il fuoco sacro che ardeva nel Tempio, e diede ordine ai suoi ministri di nasconderlo in un pozzo alto e secco, posto in una valle oscura, in luogo ignoto a tutti.
Passarono i lunghi anni di cattività, ma finalmente, riavuta la libertà e ritornati in patria, pensarono di offrire a Dio un sacrificio nel tempio, e Neemia mandò a ricercare il fuoco sacro nascosto nel pozzo; ma invece del fuoco non trovarono che acqua torbida e limacciosa.
Neemi fece aspergere con quell’acqua la legna del sacrificio, e quando spuntò il sole, che prima era velato, ed investì la catasta di legna, divampò un gran fuoco, che consumò il sacrifico, e gli ebrei riebbero il fuoco sacro.
Questo fatto, in certa guisa adombra la condizione delle scuole medie di Bobbio. Quando alcuni anni or sono, fu decretata la soppressione delle nostre scuole Ginnasiali e Magistrali, Bobbio fu ferita nella sua tradizione più gloriosa e più nobile, che aveva ereditato dai suoi Monaci, di città di studio ed asilo di coltura: era il fuoco sacro della scienza che minacciava di spegnersi.
Come ai tempi delle invasioni barbariche i Monaci pazienti e studiosi salvarono dalla rovina il patrimonio delle lettere e delle scienze antiche fra le mura dei loro cenobi, e Bobbio ne fu asilo sicuro e prezioso, così in quegli anni dolorosi, brevi per fortuna, i miei Sacerdoti, a costo di non lievi fatiche e coll’appoggio dell’Autorità Cittadina, a cui do lòa meritata lode, conservarono il sacro fuoco con l’istituzione del ginnasio privato prima, e con l’istituzione del primo corso magistrale poi, aspettando e preparando in tal modo tempi migliori.
L’Istituto privato diede ottima prova pei suoi lusinghieri risultati, e diede agio ai giovani bobbiesi di compiere, come privatisti, in Bobbio stessa, gli studi letterali che avevano intrapreso come allievi del R. Ginnasio, con immenso vantaggio morale ed economico delle famiglie, le quali debbono essere riconoscenti.
Verso la metà del prossimo passato mese si sparse rapida come un baleno la lieta notizia che il saggio e provvido Duce aveva restituito a Bobbio la sua gloria, facendone sede di un Istituto Magistrale misto.
La cittadinanza esultò alla lieta notizia; la sua speranza non fu delusa, il suo sogno ormai è felice realtà. Ormai è giunto il tempo di togliere dal nascondiglio il fuoco sacro del sapere. Io veggo già preparati all’auopo I Sacerdoti ministri della scienza, l’Illustre Collegio dei Professori, capitanati dallo zelante ed attivo loro Preside, i quali vengono a noi preceduti da buona fama di sapere e di virtù, a cui mi è caro porgere il mio riverente saluto, il mio cordiale benvenuto. Già veggo raccolto il vivace e gaio esercito studentesco, numeroso più di quanto si potesse sperare, avido di raccogliere in sé il prezioso seme del sapere, che essi un giorno comunicheranno a loro volta ad altre piccole intelligenza.
Che più manca? Manca il sole della grazia divina che investa la legna preparata al sacrificio e sviluppi la sacra fiamma del sapere e della virtù.
E questo fuoco divino noi siamo venuti stamane ad invocare da Dio, Signore delle scienze, per l’intercessione di S. Colombano, e dei suoi santi monaci, le sue reliquie qui riposano.
Oh discenda lo Spirito Santificatore come nel giorno delle Pentecoste, sopra gli insegnanti e sopra gli alunni, e tutti li investa coi raggi della sua luce, e tutti li infiammi col calore del suo fuoco, affinché tutti veggano la luce della verità, ed abbiano virtù di vivere la verità conosciuta!.
Discenda sul corpo Insegnante e lo avvalori della sua virtù divina, affinché possa con la parola e con l’esempio compiere la sua missione, divina di insegnante e di educatore, ed appagare la giusta aspettazione degli allievi, della Patria e della Chiesa.
Discenda sugli alunni, e dia loro un cuore docile, affinché sappiano trarre tutto il profitto dell’insegnamento che loro verrà impartito.
Una sola raccomandazione io faccio ai giovani studenti. Voi oggi siete scolari per diventare domani insegnanti: siate voi oggi scolari modello per applicazione, diligenza, rispetto e confidenza quali vorrete che siano i vostri scolari di domani. ed ora un ultimo augurio al rinascente Istituto Magistrale:
Vivat, crescat, floreat
Viva di vita prospera e lunga, e mai più conosca la fine. Cresca nel numero nella diligenza, nella disciplina, nello studio. Fiorisca sempre, e dia frutti di sapere e di virtù, quali esige l’onore di Bobbio, che fu in ogni tempo faro luminoso di sapere e di santità, quali esige lo sforzo del Governo che istituito e mantiene la Scuola, quali si aspettano le vostre Famiglie, e quali vuole il vostro stesso interesse.

Il discorso del Preside

Eccelenza, Sig. Podestà, Signori
Vi confesso che prendo oggi per la prima volta la parola fra voi con animo profondamente commosso. Intendevo oggi iniziare il nuovo anno scolastico, il primo anno del nuovo Istituto, con una modesta cerimonia, con una presa di contatto spirituale fra questa presidenza, questo corpo insegnante e autorità, famiglie degli alunni, cittadinanza bobbiese.
Ma non credevo, non avrei mai osato sperare che da questo primo contatto potesse scoccare una scintilla così intensa e luminosa, che tanta onda di simpatia e di consenso mi dovesse travolgere, che tanto fervore di collaborazione dovesse rendere agevole e lieta la mia fatica. Le parole dell’eccellentissimo nostro Presule, improntate di una sapienza tanto superiore alla nostra povera sapienza umana, e nel tempo stesso così benevoli, così paterne per me, per i miei insegnanti, per la mia scuola, le parole di quello che dovrei chiamare il signor Podestà, ma che l’animo mi spinge già a chiamare il camerata e l’amico Podestà, ispirate a tanta cordialità e soprattutto a tanta stima e confidente aspettazione, mi allietano, mi animano e mi turbano assieme, perché mi fanno sentire anche più fortemente la responsabilità che mi sono assunta. Dio, così fervidamente e santamente invocato nelle parole che ci hanno commossi, diriga il nostro lavoro e non consenta che da noi sia tradita la vostra fiducia.
Intanto un primo lieto successo abbiam conseguito, che al mio arrivo parea follia sperare. Questo nobile edificio, squallido, abbandonato, quasi votato a non lontana rovina, in poco più di due settimane ha mutato volto, si potè aprire ad una sessione di esami, e oggi si presenta già nella sua nuova disposizione e nelle nuove sue linee, avviato a quel decoro, che ridarà a lui dignità e offrirà sede degna alla scuola. Merito questo del vostro solerte Podestà e dei suoi collaboratori, ma anche merito vostro, o cittadini, che lo confortaste del vostro fervido consenso.
Il simpatico gesto con cui veniste incontro ai bisogni della scuola, iniziando una pubblica sottoscrizione per il suo arredamento, vi onora e io sono lieto di rendermi interprete del compiacimento del nostro ottimo Provveditore agli Studi presente oggi in ispirito e, speriamo, presto, di persona, il quale, reso da me edotto, volle che vi rivolgessi la sua parola di plauso e vi comunicassi che del vostro atto volle che si serbasse memoria nel suo archivio.

***

Ma di questo fervore, di questi consensi, di questo entusiasmo si debbono con me allietare i valorosi colleghi che nell’oscura parentesi fra la vecchia scuola normale e il nuovo istituto seppero, con tenace volere, tra tante difficoltà e tanta penuria dimezzi e di aiuti, mantenere accesa la scintilla sotto la cenere, nel civico ginnasio e nel civico istituto magistrale inferiore, e più ancora debbono esultare gli antichi dirigenti ed insegnanti della scuola normale, che son lieto di salutare qui così degnamente rappresentati, i quali alla missione del magistero avevano dedicata la vita operosa, dovettero dolersi della sua inopinata decapitazione del loro istituto come di lutto famigliare e possono, ora, con legittimo orgoglio rivendicare a sé il merito di aver preparata la rinascita con la loro opera meritoria, madre del consenso che agevola oggi e rende grata la nostra fatica. A loro l’espressione della solidarietà e della gratitudine di noi che raccogliamo i frutti della loro seminagione e con loro ci confortiamo nella doce intima convinzione che il bene fatto non va mai perduto, anche se sote e smarrimenti temporanei possono talora indurre in contrario avviso.

***

Ma se da domani la scuola inizierà le sue lezioni con tutti gli insegnamenti e l’orario completo regolare, molto lavoro ancora occorrerà perché si possa dire completamente sistemata e pronta alla inaugurazione ufficiale, e molto ancora quasto insistente preside tormenterà di sue richieste il vostro buon podestà, attanagliato fra l’impulso di persona colta, la coscienza di rappresentare e di dover tutelare e perpetuare una tradizione millenaria di studi, di sapienza, di cultura, e d’altra parte il sacrosanto dovere anch’esso di costituirsi cerbero vegliante alla integrità della cassa comunale, anche se di cerbero non ha le fauci e il latrato, ma si difende dalle mie istanze con la cortese parola e il dolce sorriso.
Ma tant’è, io non mi stancherò di chiedere, egli, già convinto, continuerà a dare, e voi lo conforterete, né io mi dorrò del ritardo.
Crescono improvvisi per poca pioggia e molto sole i funghi, ma la lor vita è di giorni; si sviluppa lenta e faticosa la quercia, ma sfida i secoli e la nostra quercia resisterà alle bufere, come questo edificio ha sfidato fuga di tempi e barbari silenzi, perché essa è nata di buon seme in terra feconda.

***

E non mi dorrò anche per un’altra ragione. Che il nostro istituto non vuole essere solo un edificio convenientemente arredato, che, col suo aspetto esteriore, col suo decoroso arredamento, con l’ordinato funzionamento di tutti i suoi servizi, con la ricchezza di seppellettile didattica e scientifica, riesca per sé stesso strumento di educazione estetica, di ordine morale e materiale.
Ma vuole e deve essere soprattutto un organismo vivo e vitale, con un suo volto, una sua anima, un ideale, una meta, e qui, o signori, non si incide sulla materia, non si conta a metri quadrati di lavoro e a costo denaro; si incide sulla coscienza e sugli spiriti e necessitano consapevolezza di fini, determinazione e affinamento di mezzi, coordinamento di volontà di energie di sforzi, fusione di anime, tutto un lavorio, insomma, superiore all’opera muraria, se pure inavvertito ed invisibile. Ed io vorrei che nel giorno dell’inaugurazione ufficiale, la scuola si presentasse già anche con un primo delineamento della sua struttura spirituale e morale.

***

Quale il volto della nuova scuola? Quando ci penso, e mi darete fede se affermo che attorno a questo pensiero gravita oggi tutto il mio mondo spirituale. mi agita un tumulto di fede, di speranza, di orgoglio, di trepidazione, di sgomento, che mai saprei esprimere con parole, ma che potranno ben comprendere i giovani sposi, congiunti in giuste nozze, che vedono schiudersi alla vita il primo frutto del loro amore consacrato e per l’avvenire del loro nato non conoscono limiti al proprio sogno.
Perché, da questo storico chiostro, le cui pietre, edificate nei secoli, resistono ai secoli e dove in tempi oscuri echeggiò la parola ispirata a romana e cristiana grandezza e risuona per l’eternità; in questo vetusto santuario, in questo nobile vaso di fede e di cultura, non si possono. non si debbono formulare bassi propositi. E tanto meno oggi, quando nel nome del Re Vittorioso, sotto la guida del Duce, che Dio ha dato alla Patria perché inveri il sogno di Dante e di Mazzini, questa nostra Italia nuova ed antica. si protende tutta dai raggiunti confini, oltre i monti, oltre i mari, a cercare le vie consolari ed imperiali, esercitate già dal passo incoercibile delle quadrate legioni, e dalla sintesi della civiltà romana e cristiana, dalla Roma di Augusto e dei Papi, di Vittorio Veneto, del 28 Ottobre e dell’11 Febbraio, vuol lanciare la nuova parola per la terza volta universale.
Ond’è che questo nostro istituto vuole bensì essere soprattutto un seminario di maestri colti, educati, buoni, coscienti delle responsabilità che su loro incombono, illuminati dalla fede avita, devoti alla Patria fino al sacrificio consapevoli e conformati allo stile di vita che il Duce vuole imporre all’Italiano nuovo. e di più, tenacemente attaccati a questa loro terra che li vide nascere, alla piccola città, ai monti, alle valli nostre, ai villaggi, anche se sperduti nella solitudine, i quali non debbono più essere ritenuti solo palestra per principianti che hanno in uggia la sede ingrata, non si affezionano alla scolaresca sono ripagati d’eguale moneta, ma terra degli avi e dei padri, aspra forse e senza falsi miraggi di comodità, di piaceri, di splendori con cui la grande città illude gli animi e maschera spesso lo strazio dell’igiene e la povertà di vita spirituale, ma parlante all’anima con mille care voci, dalle case, dalle chiese, dalle tombe, dalle zolle, ma non avara di messi e di gioie a chi la sa amare di sano e forte amore e sa sentire l’orgoglio del farsene campione, di promuoverne lo sviluppo, di alzarne il livello intellettuale, morale, economico.
Ma la scuola nostra vuole perseguire anche un altro fine, vuol continuare una tradizione millenaria, per cui il chiostro di S. Colombano è noto ovunque è amore di cultura, vuol riaccendere la face che Bobbio tenne viva nei secoli oscuri, vuole che lo studio Bobbiese non rimanga solo motivo ornamentale sui diplomi di laurea dell’Ateneo Torinese, ma ritorni, sia pur con più modesti intenti, una presente realtà, retaggio e lustro di nostra terra.
Gli operai, i cittadini che nei giorni scorsi si rivolsero alla scuola perché allarghi anche a loro il compito il compito suo e soddisfi la loro sete di cultura e perfezioni lo strumento del loro lavoro, abbiano fede in noi: io ed i miei collaboratori con tutto l’animo andremo incontro al loro desiderio.
A voi, Autorità di ogni ordine, a voi cittadini, chiediamo solo di continuarci la vostra presente fiducia e, se Dio ci assista, noi non la deluderemo.

***

Ed ora consentitemi poche parole ai miei nuovi alunni, le prime. Molte ne dovrò poi dire, spero non troppe e non vane.
O giovani studenti, venite a noi con animo aperto, con piena e larga fiducia. Qui troverete cuori paterni e fraterni. Vi accompagneremo nel vostro cammino, della fiamma che ci consuma investiremo le anime vostre, vi conforteremo nel lavoro quotidiano, vi sorreggeremo nei vostri dubbi, nelle incertezze, negli smarrimenti, vi rialzeremo nelle vostre cadute. Troverete in noi grande amore. Troverete anche severità, perché chi non castiga non ama e il nostro vuol essere vigile amore, amore armato. Ma vi sia detto una volta per sempre: i vostri trionfi saranno i nostri; castigandovi saremo i primi a soffrire del castigo inflitto. Solo l’indisciplina l’offesa alla legge morale e alla dignità della scuola e degli insegnanti, sacri per me l’una e gli altri, mi troveranno giudice e giustiziere freddo, impassibile, inesorabile. Chi non sa obbedire non saprà mai comandare e chi è tristo in casa e a scuola sarà tristo sempre nella vita.

***

Ma non con queste gravi parole voglio oggi terminare. Preferisco dirvi che amo anch’io la scuola lieta, che la vagheggio gaia non solo per salubrità di ambiente, per letizia di sole e di luce e, speriamo, presto anche di verde e di fiori, ma gaia di esuberante e mal compressa vivacità giovanile; che se tutto il giorno io passo nella scuola, si è perché solo in essa non sento né crucci né anni, solo in essa mi sento sempre sereno e giovane. Si, a voi specialmente mie nuove alunne, fiere del trionfante fiore della vostra giovinezza, voglio oggi donare uno specifico che non trovereste in nessun cosmetico, in nessun fronzolo, presso nessun istituto di bellezza, riverniciatore di ruderi .
Quando sarete educatrici, amate di santo e intelligente amore i vostri scolari, e mentre alla luce del vostro intelletto si illumineranno le loro tenere menti, mentre alla fiamma del vostro cuore si scalderanno le animucce loro, inconsciamente vi sentirete pervase dall’onda di giovinezza sprigionata dallo loro vitalità erompente, e, specchiandovi nello specchio magico dei loro occhi potrà ben la neve fioccare sui vostri capi ora biondi e bruni, e le fresche e liscie fronti insecchirsi e corrugarsi; voi vi vedrete sempre fresche, sempre belle, sempre giovani.

***

Ed ora avrei finito, ma un ultimo monito dovete accogliere e farne tesoro.
La generazione che vi ha preceduto, attraverso varie e spesso dure esperienze, fra soste e riprese, smarrimenti e audacie, gettando finalmente nell’immane carnaio della guerra il fiore purpureo del suo sangue migliore, vi ha data la Patria unita nei suoi giusti confini. O quasi, perché da Selenico l’anima cristiana ed italiana di Nicolò Tommaseo, da Spalato l’anima ardente ed eroica di Francesco Rispondo attendono l’ora della Dalmazia. A voi giovani fascisti l’affrettarla.
Ma la generazione che vi ha preceduto ha fatto anche altro per voi. Vi ha liberato dalle scorie dell’ateismo, del materialismo, dalla cieca adorazione del fatto e della materia bruta, ha posto fine al dissidio fra Dio e la Patria, ha tradotto dal campo della speculazione e della poesia al campo della realtà la nazione, ha creato lo Stato etico, lo Stato veramente sovrano, lo Stato fascista, ha ridato fede nella continuità della vita nazionale, culto all’ideale.
Ed ora, più particolarmente, a voi, o giovani e giovanette bobbiesi, il Duce, che per i giovani soli trova il suo più dolce e aperto sorriso, per la vostra elevazione, per il vostro miglior avvenire, in cui vede l’avvenire d’Italia, pur nell’imperversare della presente crisi economica, la maggiore a memoria umana, che noi però supereremo icuramente, stringendoci a lui con tutti i nostri gagliardetti e tutta la tensione del nostro volere, in questa grave ora nella quale il denaro pubblico deve essere erogato con la più rigida parsimonia e per le più impellenti necessità, ha voluto donare questo istituto, che costerà allo Stato centinaia di migliaia di lire, alle quali si debbono aggiungere i non indifferenti sacrifici del Comune. Quanto amore, quante cure, quante speranze in voi o giovani!
Voi non le tradirete, voi sarete gli italiani nuovi, gli italiani di Vittorio Veneto e di Mussolini.

***

In questa sicura fiducia vi saluto, elevando per voi l’augurio che al suo Dio volgeva palleggiando fra le forti braccia il bimbo adorato Ettore troiano, forse il più espressivo simbolo che l’arte abbia creato per rappresentare l’amore della Patria e della famiglia: fate o Signore che questi nostri figliuoli, che queste giovinette siano domani migliori di quanto noi fummo ieri, di quanto noi siamo oggi.

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1934/12/20 – Inaugurazione del Pensionato Femminile “Beato Gianelli”

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 20 Dicembre 1934

Appena sulla fine dello scorso anno, la caserma dei RR.CC. si è trasferita da Piazza S. Colombano in via Roma nella sua nuova magnifica sede, le RR. Suore Gianelline hanno fatto iniziare i lavori nell’ex , da loro acquistata, per ridurla, adattarla per un pensionato femminile.
I lavori hanno preceduto con celerità tutta la testè decorsa estate: riattamenti, riabellimenti, rifacimenti. Si è costruita ex novo un’ala a ponente con a terreno il teatrino e superiormente la Cappella del Culto.
L’ingresso è dignitoso, accogliente: un vasto salone conduce alla Cappella, tutta piena di luce, vasta, tutta candore e misticismo.
Qui S.E. Mons. Matteo Pellegrino, accompagnato dal R. Capitolo della Cattedrale, domenica scorsa, 9 corr. alle ore 15, indossati i sacri paramenti, ha compiuto il solenne rito della Benedizione della Cappella e di tutto il fabbricato.
Un piccolo gruppo di Collegiali ha accompagnato la cerimonia con canti liturgici bene eseguiti, con accompagnamento di armonium.
Una delicata atmosfera paradisiaca avvolgeva collo stuolo delle 40 alunne, tutta la schiera degli invitati quando S. E. chiudeva la cerimonia colla Benedizione Eucaristica.
Finita la Funzione religiosa, ebbe luogo nel teatrino un ricevimento, durante il quale le alunne, a mezzo della signorina Caterina Poggi, hanno rivolto alle Autorità intervenute un bellissimo indirizzo di saluto e di omaggio.
Il R.mo Canonico Prof. Giuseppe Monteverde, interpretando il sentimento di tutti i presenti, in una magnifica rievocazione delle ultime vicende degli studi medi in Bobbio, elevò un incondizionato elogio e ringraziamento sincero all’azione tenace, viva, fascista del Podestà Cav. Renati che non risparmiò mezzi, coadiuvò tutte le iniziative perché nella nostra Città non si spegnesse la fiaccola degli studi ed a Val Trebbia fosse ridato con il ritorno delle Scuole Magistrali un po’ del suo antico splendore nel campo del sapere.
Chiuse la festa indimenticabile S. E. Mons. Matteo Pellegrino, nostro Vescovo col raccomandare alle gentili ospiti del Pensionato amore allo studio ed alla preghiera, ordine e disciplina nella vita, accennando che questi stessi locali fino a ieri accoglienti la caserma dei RR. CC., sono testimoni dell’ordine e della disciplina, superbe virtù della “Benemerita”.
Augurando bene per il domani delle studentesse che sono chiamate ad un’alta missione sociale, invoca per tutti le benedizioni del Cielo.
Gli applausi che avevano coronato gli altri discorsi si rinnovano sempre più vivi e passionali all’indirizzo del nostro amatissimo Superiore.
La visita ai locali fatta da tutti i partecipanti alla cerimonia ha rilevato in ogni ambiente, in ogni reparto, ordine, perfezione, razionalità nei servizi.
Alla Madre Superiora sono state rivolte da tutti parole meritate di compiacimento, di lode, di augurio.

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1933/02/12 – La caserma dei R.R. C.C.

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 12 febbraio 1933

La caserma dei R.R. C.C. nella nostra città è stato uno dei problemi più duri e più lunghi da risolvere.

Circa 50 anni fa i CC. RR. alloggiavano nei locali dell’ex convento San Colombano, dove un tempo frusciavano tonache di penitenti ed oggi sciamano gli alunni delle Magistrali.
Non era certo, quello, il luogo più adatto per una caserma.
La famiglia Negri da circa mezzo secolo ospita, in una sua abitazione, in piazza S, Colombano, la Benemerita. Ma le disposizioni e la insufficienza dei locali ha sempre tenuta vivissima l’attenzione dei superiori Uffici per porvi rimedio.
Si imponeva lo sloggio e cercare altrove un’abitazione più consona ai servizi vari di una caserma.
In questi ultimi anni si sono fatte ricerche, studi, si è persino vagliata l’idea di ritornare nell’ex convento, ma non si poté venire a capo di nulla, Si è cercato acquistare fabbricati per adattarli allo scopo, ma a Bobbio non ve ne sono, atti allo speciale bisogno.
Allora non rimaneva che costruire interamente e coi criteri tecnici che il problema il fabbricato per uso caserma.
A questa decisione è venuta l’On. Amministratore Provinciale; dopo aver esperite tutte le altre vie. Ed oggi l’Impresa Bianchi è già intenta alle prime operazioni di scavo.
Il bel fabbricato sorgerà all’ingresso dell’abitato cittadino, sulla via Piacenza, di fianco al Santuario della Madonna dell’Aiuto, di fronte alla sede del Consorzio Agrario. Avrà una fronte i metri trenta e sarà di decoro all’edilizia urbana.

* * * *

La vecchia caserma cambierà (per modo di dire) ragione di vita.
Essa sarà trasformata in un pensionato femminile, il quale, sotto la direzione delle Suore Gianelline, fiancheggerà la vita del Regio Istituto Magistrale.
Così la nostra città alta si accerchierà nella sua parte migliore, il Piazzale San Colombano e ci auguriamo che, nel lavori di adattamento dell’ex caserma si tenga presente la rettifica della Piazza stessa, armonizzandone le linee.

* * * *

Il Comune di Bobbio, per andare incontro all’On. Amministratore Provinciale di Piacenza, la quale si assume l’onere completo della costruzione della caserma, ha acquistato a sua volta dalla stessa, il palazzo ex Tamburelli sito in questa città.
Questo palazzo non era adattabile per i servizi di caserma, mentre è molto pratico per gli attuali usi in cui è già adibito: Regia Pretura, sede del Fascio, dei Sindacati, e di varie altre Istituzioni Faciste.
Fabbricato con criteri signorili nella già via delle Grazie (ora Vittorio Emanuele) detto palazzo è stato di proprietà dalla Famiglia Tamburelli fino al 1883, anno nel quale dalla Malugani Maddalena vedova del fu Gelasio Tamburelli venne venduto all’Amministrazione Provinciale di Pavia, a rogito dott. Luigi Vecchi, per L. 18.820.
Quando nel 1923 Bobbio venne distaccato da Pavia ed aggregato a Piacenza e venne soppressa la R. Sottoprefettura, il Palazzo ex Tamburelli venne acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza, che lo ha adibito ai servizi qui sopra citati.
Ora questo Comune si arricchisce di un altro fabbricato. C’è chi trova una ragione di povertà negli Enti pubblici che hanno varie proprietà.
Ma se Bobbio non fosse proprietario dell’ex Convento, del Palazzo Tamburelli del Fabbricato di Santa Chiara, dove potrebbe collocare tutti i pubblici servizi che la Legge o il dovere fascista mettono a carico Comunale?
Chi passa sotto i portici di San Colombano vede ed ammira tutte le “leggende” relative alle Istituzioni Fasciste ed alle Scuole Magistrali ed Elementari.
Chi sale fino in fondo a via Vittorio Emanuele trova la “Casa del Fascio”, /ex Tamburelli). Chi volta a sinistra dalla Casa Comunale (via IV Novembre) vede un bel fabbricato, purtroppo incompleto dove si aprono al sano divertimento del Dopolavoro le sale di Santa Chiara.
E tutto ciò in casa del Comune.
Oggi si potrà dire: stop! Sta bene ma siamo a posto.

Caserma 1920, l'immobile sarà poi destinato a sede del pensionato femminile Beato Gianelli

Caserma 1933

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1925/11/01 – Edilizia Bobbiese

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 1 Novembre 1925

Quando veramente si vuole, con tutte le energie, la conquista è già per metà ottenuta, poiché volere è potere. Ricordiamo l’esempio di S. Colombano. Egli, venuto a Bobbio, volendo incivilire i rozzi abitanti, incontrò certo molti ostacoli, pure non si perdette d’animo e riuscì nel suo intento.

Ora i Bobbiesi devono seguire l’esempio del loro Protettore e continuare nella via che egli ha loro aperta dinanzi, e cercare di rendere importante questa semisconosciuta città, non lasciandosi raffreddare dal dubbio di potervi riuscire. Se gli abitanti di Bobbio si adoperassero perché in essa sorgesse qualche villa o albergo, avrebbero certo il vantaggio economico di vederli molto frequentati, perché Bobbio è una buona stazione balnearia e climatica.

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1925/07/26 – Agricoltura e polizia

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 26 Luglio 1925

A Bobbio Nel Medio Evo

Togliamo e riassumiamo dalla benemerita consorella « L’ Agricoltura Bobbiese » un articolo storico dell’egregio concittadino I. Reposi, in fatto di Agricoltura. Sono gli statuti della Città di Bobbio, che risalgono al 1398, e che riguardano norme veramente savie e, per noi curiose in fatto di coltura dei campi, dei boschi e dei prati.
Sotto determinate pene c’erano, per esempio, colture obbligatorie per i proprietari e possessori di fondi – piantare ogni anno almeno 4 alberi domestici, sei vitigni di moscato, due di nocciole avellane, e due mandorli – e disciplinata la custodia quasi pubblica dei campi e dei vigneti per mezzo di campari o guardia campestri nominati ogni anno dal Consiglio comunale, ed erano pagato con vino e cereali e legumi; – proibita la caccia (De non eundo vineas ad cazandum) nei vigneti, così evitava l’occasione di danni ai raccolti e di litigi. Disposizioni speciali riguardavano a) la custodia del bosco del comune, per cui vi si proibivano dissodamenti, fornaci e scalvi di piante ecc. b) l’acqua del Bedo, che fu destinata non solo per l’irrigazione di orti e prati e campagne, ma anche per la cultura della canapa.
Anche il commercio aveva la sua disciplina: proibita per esempio l’introduzione del vino forestiero, ad eccezione del vino greco, e della vernaccia genovese (forse il vino delle Cinque Terre). Si vede che anche allora i nostri vini bastavano al bisogno degli abitanti.
E vi erano norme per i patti agrari per i contratti enfiteutici; norme per la confezione di certi prodotti, per l’esercizio di certe arti e mestieri; calmieri per merci e prestazioni d’opera; e nello stesso tempo obbligo di vendere merci e legumi nella piazza del Comune o della Chiesa maggiore, a cui bestiame minuto, pollame, uova, formaggio e simili generi dovevano essere portati.
Il bravo articolista I Reposi conclude ottimamente che in questo campo anche nella Bobbio del M. E. si trovano cose che parvero tramontate per sempre e sono invece riapparse da poco tra noi, giusta l’affermazione del poeta, « Multa renascentue quae jamcecidere».

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1921/10/16 – La strada del Santuario del Penice

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 16 ottobre 1921

Essa ha già avuto l’onore di essere percorsa da un automobile quello di Felice Scuarzini di Genova e da un camions; è inghiaiata, e per ora si può dire ultimata. Ma la spesa oggi ha raggiunto le venticinquemila lire.

Ricordiamo, per chi nol sapesse, che l’anno scorso l’Amministrazione del Santuario, oltre alle spese ordinate fece costruito il portico nuovo, che portò una spesa di 8000 lire; il resto del fondo cassa S.E. R.ma il nostro Vescovo, lo diede per la nuova strada: e così in tutto 10.000.
Inoltre si sono avute le seguenti offerte private già pubblicate in parte.
Avv. Italo Della Cella L.100; Can.co D. Carlo Muzio L. 25; Can.co D. Luigi Melegani L. 30; Can.co D. Gaudenzio Bisetti L. 25; Sig. Cesare Gualazzini di Cremona L. 15; Sig.ra Ferragni L. 5; E.M.A nell’anniversario del figlio L. 5; C.D.L.Melegari altro L. 19; C. Vincenzo Tassi L. 28; D. Carlo Galli arcip. Mezzano L. 25; Malacalza Ger. Vaccarezza L. 20; Caprile Bart. Genova L. 5; Casaccia Gius e amici Genova L. 10; Avv. Manara L. 100; Sig. Bellocchio L. 40; Sig.ra Carmarino ved.va Bononnomi le figliuole prof. Amalia L. 30; Maria Muzio oltre L. 1075; Cav. Brucellaria Gius. E cugina Giac.a Lopez L. 50; Carloni Gerolamo L. 14; Offerte raccolte a New Jork dal sig. Emilio Ballerini industriale L. 1530; Date dagli infrascotti in dollari. V.Kario 0,50; signor Manna 0,50; sig.ra Maria Doldin 1; sig.ra Lizzie Pancrazi 1; sig. Pietro Gussi 1; sig.a Anna Bellocchio ved. Malugani 3; sig.na Gina Malugani 2; sig.na Pierina Malugani 2; Sig.na Lena Malugani 2; sig. e sig.ra Garibaldi Malugani 2; sig. Joe Cella 1; signor S. Manna 0,25; sig. J. Ciaglia 0,25; sig. Ernest Marubbio 1; sig. Johon Marubbio 1; sig. A.J, Ballerini 1; sig. Ray Ballerini 1; sig. Rose Montefrede 1; Famiglia Bellocchio 1; sig. Pietro Casartelli 0,50; sig. Giovanni Bellocchio 2; sig. Louis Bricca 1; sig. Alfred Bricca 1; sig.a Gazzola 1; sig. Toni Borrè 2; sig. e signora Arturo Malugani 2; A. Lombardi 1; sig. e sig.a A. Ballerini 2; sig.a Pellegrini Malatesta 1; sig.a Maggie Zurla 1; sig.Emilio Ballerini 5; sig. Clarecie Ballerini 1; sig. Giacomo Barbagelata 1; sig.na Evelyn Zerbarini 0,50; sig.na Jennie Zerbarini 0,50; sig. Carlo Zerbarini 2; sog.a Virginia Zerbarini in Barbagelata 1; sig. A.C. Collora 0,50; sig. Nick Collora 0,50; sig.a Mary C. Piccardi 1; sig.a Pauline Jordan 1; sig. Gus Wolf 1; sig. Gaetano Mozzi 1; sig. Battista Mozzi 1; sig. Frank Ballerini 2; sig.Josephine Wolf 1; sig. Cataldo Dinolfo 1; sig. Luise Rovegno 1; sig. Rose Basso 0,50; ….Kraus 50; sig.a Anna Bonardi 1; ….Isola 1; sig. J.A. Mc Carthy 1; Eleanor Allono 1; Maria Arrigoni 2; sig. Vincenzo Pasquale 0,50; Totale dollari 66.50.
E cos’, tra le offerte private e il sussidio concesso da S.E. Mons. Vescovo sull’avanzo d’amministrazione al Santuario in due volte si sono erogate sul costo della strada L. 8700.
Ma, come ognuno vede, è ancora ingente il debito che resta a colmarsi: e quanto più presto verrà appianato si parlerà non solo di restauri al santuario, ma di una nuova chiesa, proporzionata all’affluenza dei devoti e più degna della nostra cara Madonna del Penice.
Ed anzi chi spinse innanzi, quasi temerariamente l’esecuzione della strada rotabile fu anzitutto sollecitato dal sogno di un bel tempio nuovo, lassù quando è possibile trasportarvi i materiali da costruzione, dunque coraggio e generosità, o divoti Bobbiesi e Varzesi, e forestieri dilettanti del nostro bel Monte, residenti qui o in America. La protezione della SS.ma Vergine non vi farà rimpiangere le vostre offerte.

Una vecchia foto del Passo nel 1915

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1921/06/26 – La strada del Penice dal valico alla vetta

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 26 Giugno 1921

Escursione degli studenti Pavesi al Penice
La nuova strada dal valico alla vetta

Anche quest’anno, e precisamente domenica 12 corr. per opera dell’egregio Prof. Ernesto Mancinelli, che è innamorato dei nostri monti, ebbe luogo l’escursione al Penice degli alunni delle Regie Scuole di Pavia e di Bobbio. Colla scolaresca e cogli insegnanti intervenne anche il R° Provveditore agli Studi di Pavia, Comm. Giorgio Rossi.

Veduta del passo, 1915

I gitanti delle diverse plaghe si incontrarono al valico e di là proseguendo unitamente raggiunsero la vetta. Il cielo, sgombro da nubi nella mattinata, permise di goder il grandioso spettacolo della corona delle Alpi.

Il servizio religioso fu prestato dal C.co Gaudenzio Bisetti, il quale durante la santa messa, prendendo occasione del racconto evangelico, che Gesù salito sulla nave di Pietro di là ammaestrava le turbe, parlò del primato religioso del Romano Pontefice, citando anche la famosa terzina del divino Poeta:
Avete il vecchio e il nuovo Testamento
E il Pastor della Chiesa che vi guida
Questo vi basti a vostro salvamento.

Due particolarità: Una ragazzetta stette digiuna sino a mezzodì per ricevere la S.S.Comunione. Uno studente

Veduta del passo, 1941

universitario d’ingegneria chiese se vi fossero sul Penice rarità artistiche od archeologiche, ed essendogli stato risposto non esservi di bello lassù altro che il panorama e la fede, egli soggiunse:«Quando c’è la fede c’è tutto».
I gitanti videro con sorpresa e con gioia la nuova strada che dal Ricovero al passo del Penice conduce al Santuario.
Non è ancora un anno dacché fu principiata ed eccola ora aperta in tutta la sua lunghezza (di 4 km), larga in media due metri e mezzo, e comodissima, perché sono rare e brevi le pendenze maggiori del 7 ed 8 %..
E c’è di più che, gentilmente fornite dal Prof. Galliani, direttore della Cattedra di Agricoltura, belle piante di pini e abeti furono già messe ai lati di buona parte della strada, ed hanno già attecchito.
La strada pertanto offre agevolezze alla salita sin da essere praticabile alle vetture, nonché a carretti e camions, con cui si trasporterà in vetta il materiale mancante per costruirvi un santuario più vasto e degno della viva e larga pietà dei divoti verso la cara Madonna del Penice.
E perché non dire ora possibile lassù la costruzione di un albergo per ospitare chi ha vaghezza o bisogno di vivere un poco in quell’aria purissima?
Non è forse così di tanti altri santuari? Inoltre si è riparata pure la scorciatoia che prendono i Varzesi dal Ricovero Piazza (per una spesa di circa 700 lire) ed essi certo se ne mostreranno lieti e generosi, perché quella che era ormai un fosso, ora è una strada larga due metri, e anch’essa con piantagione di pini.
E la spesa totale?

Veduta del passo, 1948

Si è aperto un debito non piccolo, che toccherà le dodici mila lire: ma S.E. Mons. Vescovo nostro, che approvò di buon grado l’opera bella, e il Can.Teol. Carlo Muzio, che ebbe da Lui l’incarico di sovrintendere l’esecuzione, fanno sicuro assegnamento su larghe offerte speciali . Difatti se ne sono avute già da Bobbio e Varzi, e ne giunsero pure di cospicue dall’America: le quali tutte verranno pubblicate in un prossimo della Trebbia e scritte poi in un albo d’onore da figurare nel Santuario stesso accanto al nome pure dei proprietari del terreno, ove passa la strada; i quali lo hanno concesso gratuitamente.
I turisti ebbero parole di alto meritato encomio per S.E.Rev.ma Mons. Pietro Calchi Novati nostro Vescovo, e pel C.co Teol. Carlo Muzio, che hanno ideato e in meno di un anno effettuato una così ardita e geniale impresa.

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1910/07/20 – Il ricreatorio maschile

2nd febbraio 2010

Da La Trebbia del 20 luglio 1910

Il ricreatorio maschile, che fino a ieri fu un voto ardente dei Vescovi bobbiesi, è oggi una realtà, mercé la instancabile sollecitudine di Monsignor Marelli, che, a costo di privarsi del suo giardino, fece sorgere un ampio e decoroso salone.

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