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Archive for aprile, 2010

1942/06/10 – Il Santuario della Madonna dell’Aiuto

13th aprile 2010

Da La Trebbia del 10 giugno 1942

Cronache d’altri tempi: il Santuario della Madonna dell’Aiuto

In facciata le statue dei santi: San Cristoforo, San Colombano, la Madonna dell'Aiuto al centro, San Bernardino, San Rocco

La festa del 5 giugno ha ridestato la curiosità di ricercare fra le cronache antiche quel po’ di notizie che ci hanno conservato intorno all’erezione del santuario della nostra cara Madonna dell’Aiuto. Le poche cose che abbiano potuto trovare le riportiamo qui come noterelle sparse, come bricciole di storia nostra che si leggono sempre volentieri e potrebbero anche servire….a chi volesse darcene una monografia o una storia completa.

Come è noto, le apparizioni di N.S. dell’Aiuto risalgono al 1611: la prima al 5 giugno, le altre al 13 e 23 giugno e al 4 luglio successivo. In tanto risveglio di fede che esse hanno suscitato, fa meraviglia il vedere passare non meno di dieci anni prima che si ponesse mano alla costruzione del santuario, ma troppe erano le difficoltà che si frapponevano non ultima quella della strada pubblica che passava proprio davanti all’immagine miracolosa, e che necessariamente si doveva spostare.

Del resto alla costruzione di una nuova chiesa pensò subito il Vescovo d’allora Mons. Bellini, e già due anni dopo le apparizioni, era pronto il disegno, come rilevasi da questa nota che troviamo nei registri d’amministrazione:

« 1613, adì 2 settembre a Mastro Andrea architetto del lago di Como per haver disegnato la gesia della Mad. dell’Aiuto et suo viaggio da Tortona a Bobio ».

Il primo progetto è dunque quello di Andrea da Como. Avendone però ritardata l’esecuzione per anni ed anni, altri hanno supposto – e non senza fondamento – che di fatto il santuario sia stato costruito su disegno di Pellegrino Ribaldi, l’architetto del santuario di Caravaggio. Ma nulla risulta dai documenti che abbiamo qui.

Nel 1619 fu appianata finalmente la difficoltà della strada, come rilevasi dal Diario del Vescovo Abbiati sotto la data del 28 settembre: « Eodem die visitatae fuerunt scholae Doctrinae christianae et proposita Consilio Civitatis permutatio viae qua itur ad sanctam Mariam de Adiutorio transferendae paulo altius versus collem…».

Il Consiglio accolse la proposta e diede la sua deliberazione in favore a condizione però che non mancasse il consenso del Senato, poiché Bobbio dipendeva allora dal Ducato di Milano, sottoposto al dominio Spagnolo. E il consenso del Senato fu chiesto con questa supplica, consegnata al Pretore di Bobbio che partiva per Milano il 18 febbraio 1620:

« Volendo i Signori Deputati della Beatiss. Vergine Graziosa e Miracolosa dell’Agiutto di Bobbio, fra quali di presente è l’Ill.mo sig. Conte Francesco dal Verme feudatario di detta città, fabbricare una nuova chiesa alla Beatiss. Vergine dell’Agiutto, et essendo gravemente impediti da due strade, una pubblica et l’altra che non serve ad altro che coprire i ladri, hanno dimandato al generale Consiglio di detta città di permutare la strada pubblica trasportandola poco lontano per lasciarvi il sito alla nuova chiesa e facendone un’altra che sarà più lunga, più diritta, e più bella, e più comoda, e d’havere l’altra per servitio di detta Chiesa che s’ha da fare, et havendo il Consiglio dato il consenso e per l’una e per l’altra quando vi sia il beneplacito dell’Ecc.mo Senato nel quele totalmente si rimettono, come dagli atti dello stesso Consiglio, si supplica il Senato Ecc.mo che voglia concedere la permutatione della strada pubblica et che l’altra si possi tenere, essendo in maggior utile et abbellimento della Città, la quale si verrà ad abbellire con la strada più comoda, e più diritta, e con la fabbrica della nuova Chiesa ad honore della Beatissima Vergine »

Così nel diario di Mons. Abbiati

Ottenuto il consenso del Senato. il Vescovo stesso pose la prima pietra il 15 luglio 1621. E la data non fu scelta a caso, ma si volle collegare al ricordo di S. Enrico Imperatore che nel 1014 eresse qui la Sede Vescovile e scrisse il nome di Bobbio nell’albo delle Città italiane.

La costruzione fu lenta; e solo dopo vent’anni poté dirsi, se non finita, appena coperta. Abbiamo infatti nel 1641 una lettera di Mons. Abbiati, che invita i fedeli delle parrocchie suburbane e delle altre più vicine a Bobbio (Coli, Porcile, Pieve, Brugnello, Romagnese) a prestarsi nel trasporto delle ardesie per la copertura dl tetto.

Il lavoro di perfezionamento fu continuato dai Vescovi successori, specialmente da Mons. Alessandro Porro; e Mons Lodovico Anduxar la consacrò solennemente il 13 luglio 1738.

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1942/04/28 – San Lorenzo

13th aprile 2010

Da La Trebbia del 28 Aprile 1942

Cronache d’altri tempi: San Lorenzo

A caso ci capita fra le mani, rovistando l’archivio del Vescovado, l’atto di donazione del terreno sul quale venne edificata la chiesa di San Lorenzo. È dell’anno 1608, 19 ottobre, rogato dal Notaio Alfonso Olmi, e porta in margine l’intestazione: Erectio novi oratorii SS. Martir. Laurentii, Firmi et Victoris Bobii.

L’atto è steso nella sala di udienze dell’episcopio in presenza del Vescovo Mons. Antonio Bellini, e sono testimoni D. Buello dei Buelli Arcidiacono della Cattedrale, D. Francesco Ballerini Arciprete della Pieve di Ottone Diocesi di Tortona, D. Giovanni Baccigalupi Notaio pubblico bobbiese. Donatore è il sig. Cristoforo Nielli cittadino e abitatore di Bobbio, che cede l’orto di sua proprietà alla Confraternita o Società detta dei Disciplinati o Disciplinanti di S. Lorenzo, che già esisteva ed era fiorente fin dalla prima metà del 1200, ed era, per quei tempi, quella che chiameremmo oggi un’Associazione di Azione cattolica vera e propria.

La donazione, « ad effectum aedificandi ibi unam ecclesiam seu oratorium et non aliter », e coll’onere in perpetuo di far celebrare una Messa ogni settimana per l’anima del donatore e per i suoi defunti, è accettata dalla Confraternita rappresentata in quell’atto dai signori Antonio Bertolasio Ministro, Gerolamo Brugnatelli Vicario, Gregorio Buelli, Alessandro Bertolasio e Tommasino Galli Procuratori.

Il Vescovo dà la sua approvazione, ma a condizione esplicita che, costruita la chiesa, in questa e in nessun’altra la Confraternita compia le sue funzioni e svolga la sua attività e il suo apostolato di bene, sub poena suppressionis socieatis ipso facto. Nel frattempo, finchè la chiesa non sia finita, concede ai confratelli la licenza e facoltà di tenere le adunanze e di compiere le loro funzioni « nell’oratorio della B.V. di Montebruno, che trovasi in questa città ».

Quasi a prender possesso in forma pubblica e solenne dell’area destinata all’erigenda chiesa, nella primavera seguente – 12 aprile 1600, Domenica delle Palme, dopo i Vespri – il Vescovo stesso vi andò processionalmente col clero, i Confratelli e numerosissimo popolo, e vi piantò la Croce. Di questo è fatto cenno nel Diario di Mons. Bellini.

In altro documento, conservato dalla Sig.ra Ernesta Cattaneo Ved. Buelli, troviamo la cronaca precisa e particolareggiata della posa della prima pietra, che venne collocata « in fundamentis chori ipsius ecclesiae », per mano dell’Arcidiacono Buello dei Buelli, il 20 giugno dello stesso anno, presente tutto il clero della Cattedrale ed una moltitudine grandissima di popolo che con plauso e con gioia assiste all’avvenimento: « …magna populi moltitudine astante, ac cum eius applausu et gaudio ».

Posta la prima pietra, si mise mano alla costruzione, e si procedette con tanta celerità che in poco più di due mesi l’oratorio era quasi finito, e il Vescovo permise che vi si celebrasse per la prima volta il 9 agosto festa di s. Fermo, e il 10 festa di S. Lorenzo. Anche di questo lasciò memoria Mons Bellini nel suo Diario; nel quale troviamo pure – sotto la data del 29 agosto – che per aiutare la fabbrica di S. Lorenzo diede licenza di cercare elemosine non solo in città ma in tutta la Diocesi. Rileggendo l’atto di donazione che abbiamo riportato qui sopra, non senza sorpresa abbiamo visto che al principio del seicento esisteva a Bobbio un oratorio della B.V. di Montebruno, E chi ne sapeva? Ma… dov’era, e qual’era?

Ne abbiamo un indizio chiaro nella supplica che il Priore di Montebruno presentò nel gennaio del 1620 al vescovo Mons. Abbiati, e qui trascriviamo dal suo Diario:

« Fra Francesco Amoretto Agostiniano Priore della SS.ma Madonna di Montebruno e Vicegerente del P. Vicario Gen. degli Eremitani della Consolazione di Genova espone a V.S. Rev.ma qualmente molti anni sono li Padri di Montebruno col consenso di Mons. Aulario fabbricarono una chiesa sotto titolo della Visitazione della B.V. contigua ad una loro Casa posta nella strada del Torno con animo di venire tre o quattro Padri ad officiarla, essendo stati richiesti da questa Magnifica Comunità; ma per qualche degni rispetti non s’è mai sin’a quest’hora potuto effettuare cos’alcuna. Hora li detti padri sono pronti et apparecchiati per soddisfare alla richiesta di questi signori, e perciò supplicano V.S. R.ma, nella cui volontà consiste l’esecuzione di questo negozio, si voglia degnare di prestare il suo consenso per attendere quello che già il suo Antecessore aveva promesso all’Ecc.ma Sig.ra Principessa d’Oria, assicurandola che detti Padri quasi obbedienti figli li porteranno sempre ogni honore e reverenza, etc…».

Ora la chiesa degli Agostiniani è quella che ebbe più tardi il nome di San Nicola per una particolare devozione di quei Padri al Santo di tolentino; ma da principio, essendo dei frati di Montebruno, veniva da sé che il popolo la chiamasse semplicemente la Madonna di Montebruno.

Chiesa e casa furono poi acquistate nel 1844 dal B. Granelli per le Suore, che oggi – in via provvisoria – vi tengono il noviziato.

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1935/07/13 – San Lorenzo

13th aprile 2010

Da La Trebbia del 13 Luglio 1935

San Lorenzo

Da quando venne affidata al can.co Ballerini, la chiesa di S. Lorenzo ha subito una trasformazione quasi completa, e chi la osserva nello stato attuale, quasi non la riconosce più, tanto è stata abbellita e rinnovata.

In tanto fervore di rinnovamento, due novità hanno attirato l’attenzione dei fedeli in questi giorni. La prima è stata la comparsa inaspettata e quasi prodigiosa di una nuova statua d S. Teresa del Bambino Gesù, donata da pia persona che vuole serbare l’incognito; e fu spinta a quest’atto di generosità da una osservazione semplicissima, che altri avevano fatto prima di lei, che cioè la statua primitiva – per quanto bella – non aveva nessuna somiglianza con la Santa che voleva rappresentare.

Nella nuova, invece, la somiglianza è perfetta: e ne è garanzia il fatto che la statua viene da Lisieux, donde nessuna statua parte senza essere prima fedelmente controllata dalla sorella della Santa tuttora vivente.

L’altra novità è quella di S. Gaetano Tiene, il Santo della Provvidenza, la cui statua (ridotta per decrepitezza ad uno stato che faceva pietà) è stata restaurata con vero gusto e diligenza d’artista dal sig. Luigi Angelo Sala (via della Consolata, 9 Torino)

Tra le pieghe della manica nel braccio sinistro fu ritrovata una piccola pergamena arrotolata, sulla quale è scritto:

«Giovanni Mazza Bondanza fecit in Bobio a li 28 marzo 1790 – fu benedetto da Mons. Nicolla Fabio – e Antonio Castelli mio nipote e mia moglie Giuseppina Mangiarotti».

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1937/08/07 – La storia di un campanile e di un orologio

13th aprile 2010

da La Trebbia del 7 Agosto 1937

La trascriviamo tale e quale dall’epistolario di Marcantonio Bellini Vescovo di Bobbio, che in data 13 maggio 1611 così scriveva al Presidente del Senato di Mlano.

«L’anno 1532, al 5 luglio, la Comunità di Bobbio, venduto il suo campanile al monastero di S. Colombano, che fu poi demolito, riservandosi le campane con l’horologio con facoltà di levarle dentro di duoi mesi, come per l’accluso capitolo d’instromento appare, per il che con permissione di Mons. Trivulzio all’hora Vescovo, come anco attestano i più vecchi, posero una campana con l’horolgio sopra uno delli duoi campanili di questa Cattedrale all’hora vacuo, nel quale abasso nel piano della chiesa v’è l’antica capella di S. Sebastiano congionta con quella di S. Michele, et di sopra un’altra capella episcopale di S. Tomaso, della quale si trova menoria per scritture pubbliche sin del 1385, sebbene per l’architettura et uniformità di struttura nell’istesso fondo, et cintura della chiesa et circondato da ogni intorno di edifici di chiesa, è così antico come la chiesa stessa sopra 500 anni oltre questa evidentissima proprietà, dominio, possesso, et continuo uso; la chiesa sempre l’ha riparato, restaurato, coperto, et fabricatovi dentro secondo le occorrenze.

L’horologio per pubblica comodità v’è stato collocato, cosa che non vollero fare quelli di S. Colombano, per la molta benignità de’ Vescovi verso la Comunità come sempre s’è conosciuta nelli suoi maggiori bisogni.

Se bene è grande inconveniente che questa campana dell’horologio collocata sopra l’altare, dove si celebra quotidianamente, serve come si fa d’ordinario alla giustizia di sangue e morte aborrita dai sacri Canoni et dalla Chiesa ma di più sono corsi talvolta gran mali per non essere questa campana più pronta et alla mano, e fuori del Palazzo, et non è molto che fu ammazzato uno per non poterlo soccorrere con questo chiamare Gio. Bartolomeo Barbarino….

Hora havredo io fatto fabbricare una Campana molto grossa et onorevole per pubblico beneficio a honore della B. Vergine né vi essendo per adesso altro loco idoneo da riporla, il dì 8 corr. cominciai a far drizzare gli ordigni per levarla sopra qesto campanile, havendone fatto parola con alcuni de’ Reggenti, acciò non si meravigliassero se l’horologio restasse forse un poco impedito, e così per avviare le cose mi trovai anche presente avanti la Chiesa; e mentre si lavorava quattro perniciosi et sediziosi hebbero ardire sugli occhi miei di tumultuare altamente fuori d’ogni ragione, non senza pericolo della persona mia, cioè Tiberio Pietranigra Giovanni-Stefano Galluzio, Giovanni Antonio Bertolasio, et Clmente Cigala, quali, disgustati della giustizia che m’è convenuto conto gli eccessi fare, tentano queste bruttezze; ma che più sono andati dopo hostiatim ( di porta in porta), ancho di notte a sollevare il popolo contro la chiesa, et contro di me, minacciando bruttamente la vita agli operai, per il che resta ogni cosa impedita con sommo scandalo, disordine, et danno, et de più per eccitar maggiore sedizione, van dicendo che questo sia ordine del Senato, gridando giuridizione Regia, come sogliono quando non hanno ragione, né san dire, e vogliono far male.

Qui resta impedito il servizio della Chiesa, con grandissimo scandalo e pregiudizio iniquissimo, e ne ho voluto per la verità ragguagliare V. S. Ill.ma, confidando che presto habbia a fare in maniera che sia provvisto a così grande eccesso, et disordine, et altri maggiori che possono facilmente occorrere in questa eccitata sedizione.

…. Asperro dalla pietà et autorità di V. S. Ill.ma opportuno e presta rimedio in questa afflizione, et prego Dio benedetto per ogni suo maggior contento ».

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La colonia Carenzi

13th aprile 2010

Sul mio libro “Cento anni di storia bobbiese” un articolo del 23 luglio 1933, su cui si parlava dell’apertura della colonia elioterapica fluviale, faceva pensare che la Colonia Carenzi fosse stata aperta nell’anno 1928, ma dopo il ritrovamento di questo articolo abbiamo dovuto ricrederci e rivedere sotto una nuova luce questo avvenimento.

La Colonia elioterapica fluviale era sì aperta nel 1928, ma la sua collocazione era nel vecchio stabilimento dei “Bagni” di Sant’Ambrogio, chiuso per mancanza di acqua solforosa.

Da la Trebbia del 4 settembre 1937

L’inaugurazione della colonia Carenzi

In una gioconda atmosfera di fede e di entusiasmo fascista si è svolta l’annunciata cerimonia inaugurale della colonia elioterapica fluviale “Giuseppe Carenzi”.

Le benedizioni del popolo verso il Duce, creatore di questo clima mirabile di solidarietà verso il popolo si sono intrecciate con le benedizioni al generoso donatore della colonia il quale ha scritto una pagina nella storia dei bene per Bobbio. Tanto che da oggi Giuseppe Carenzi è divenuto cittadino benemerito del nostro Comune.

Giornata movimentatissima. Le vie della città e le strade che conducono alla colonia sono tappezzate di striscioni inneggianti al Duce al Fascismo e alla fanciullezza pupilla del Regime.

Alle ore 10 vari torpedoni portano a Bobbio tutte le maestranze della Ditta Carenzi. Il Carenzi è con loro poiché ilò bravo industriale nelle sue giornate di maggior gioia vuole a se vicini i suoi collaboratori. Queste maestranze disciplinate ed inquadrate seguono il loro principale sino al monumento ai Caduti in piazza S.Francesco ove viene posta una corona di alloro. È presente un numeroso stuolo di amici personali del cav. Carenzi.

La cerimonia di inaugurazione è fissata per le ore 16 ma sino dalle 14 la popolazione e i membri di titte le istituzioni della città si avviano a piedi o con gli automezzi a S. Ambrogio.

Le strade brulicano di popolo. Sono presenti specialmente le mamme che da tempo conoscono i benefici delle colonie e degli asili-nidi per i bimbi delle mondariso: e sono accompagnate dai propri figlioli, garrulo stuolo di piccoli verso cui si tendono le amorevoli cure del Fascismo.

Dalla vicina Piancasale giungono le scolaresche e le massaie rurali recanti doni.

Ovunque sventolio di vessilli, bandiere fiamme, gagliardetti seguiti da fascisti: questi si inquadrano sul piazzale antistante la colonia, quelli si allineano sulla terrazza. L’edificio contornato da alti pennoni, con le finestre vestite di tricolori, pare che senta anch’esso il palpito festoso della giornata.

All’ingresso della colonia si vanno intanto adunando tutte le autorità e cioè il Podestà e componente il Direttorio Federale camerata cav.Renati, S.E. Mons. Vescovo, il Direttorio del fascio, il Presidente dell’O.N.B., la Segretaria del Fascio Femminile, il comandante del Fascio Giovanile, il camerata Bosi ispettore di zona dei Sindacati, il comandante la M.V.S.N., l’Ispettore Amministrativo di zona , i Podestà, i Segretari ed i Direttori dei Fasci dell’8ª Zona, i Dirigenti delle Associazioni combattentistiche, la Società Operaia di M.S., il Pretore di Bobbio, il Maresciallo dei CC.RR.

La banda del locale Dopolavoro eleva le note degli inni patriottici mentre lungo il viale di accesso alla colonia si schierano gli organizzatori dell’O.N:B. e i Giovani Fascisti in divisa. Davanti all’edificio prestano prestano servizio d’onore una squadra di militi e una squadra di Giovani Fascisti.

Uno squillo di attenti annuncia l’arrivo del Federale seguito dal Questore Comm. Calasso che rappresenta S.E. il Prefetto, e delle altre Autorità cioè: il cav.uff. Giacobini Segretario Federale Amministrativo, il Vice Comandante la Divisione “Po” Generale Ferroni, l’on. Steiner, il prof. Grassi Presidente Provinciale dell’O.N.B.; i componenti il Direttorio del Fascio di Piacenza sono rappresentati dal Camerata Degrada. È pure presente il Capo della Segreteria Federale Ulderico D’Angelo.

L’inno “Giovinezza” saluta il giungere delle gerarchie mentre il popolo plaude a lungo, con calda insistenza al Duce.

Entra per primo nel nuovo edifico Mons. Bertoglio che impartisce la benedizione alla colonia. La cerimonia continua, quindi sulla grande terrazza viene la bandiera della colonia, dono delle fasciste bobbiesi. Le note della “Marcia Reale” e di “Giovinezza” continuamente contrappuntate dagli applausi della folla che ingombra il piazzale e tutti gli spalti circostanti salutano il suggestivo rito dell’alza bandiera,

Quindi il Vescovo pronuncia parole vibranti di fede cristiana e fascista esaltando la generosità del munifico donatore e le iniziative del regime Fascista per l’assistenza alla gioventù. Cessati gli applausi che coronano le parole dell’amato presule, il Podestà cav. Renati a nome della città di Bobbio ringrazia Giuseppe Carenzi per il munifico atto e gli presenta una ricca pergamena che ricorda il gesto del benefattore e consacra la cittadinanza benemerita che gli viene conferita oggi a testimonianza della riconoscenza del popolo bobbiese, Quindi tra gli applausi, il notaio Pistone legge l’atto col quale il Carenzi dona al Partito Nazionale Fascista la colonia elioterapica fluviale. Alte e commosse parole di ringraziamento pronuncia il Segretario Federale nel prendere in consegna la colonia. Egli elogia lo spirito del Carenzi e lo addita ad esempio e a monito per tutti coloro che potendo donare, non ancora lo hanno fatto. Altri applausi altri alalà. Alla signora Carenzi viene offerto un omaggio floreale dalle istituzioni femminili di Bobbio e al Carenzi una bella lirica, lodata composizione del camerata Berzieri.

Dopo di che il donatore visibilmente commosso, scandisce con parole di modesta fierezza il suo ringraziamento a tutte le autorità. Egli afferma che chi dona al popolo dona a Dio e che non avendo egli la gioia di essere padre ha inteso donare ai figli del popolo lavoratore ciò che non ha potuto donare ai figli propri. Ed è lietissimo di aver seguito i dettami del Partito e del Regime la cui dottrina permeata di bontà patriottica e cristiana addita la via del beneficio al popolo come la migliore per la società umana.

Scroscianti applausi interrompono e coronano le parole del donatore.

Durante il ricevimento offerto dal Comune di bobbio e servito con molta grazia da un gruppo di signorine che indossano i costumi della valle, viene comunicato che la Ditta Ronchetta di Piacenza ha offerto alla colonia i servizi della cucinaa per un valore di quasi 10 mila lire, mentre il notaio Pistone ha offerto l’opera gratuita relativa all’atto della donazione.

Quindi il popolo visita i locali della colonia ed ammira le belle sale e la razionale distribuzione dei servizi. La musica riprende i suoi inni; il tempo nuvoloso che minaccia la cerimonia si tranquillizza.

Le strade nella sera rigurgitano ancora e la bella costruzione fiammeggia nella notte con una illuminazione che a distanza appare come una visione spettacolosa. Sui monti la gioventù del popolo accede i fuochi delle maggiori festività.

Nel salone dell’ex stabilimento bagni si sono raccolti numerosi cittadini di Bobbio con a capo il Podestà per offrire al Cav. Carenzi ed alle autorità piacentine un rancio cordiale servito dall’Albergo Piacentino. Il camerata rag.pozzi a nome dei presenti, ha elevato il bicchiere in onore dei coniugi Carenzi, dei quali ha intessuto un breve incisivo elogio.

L’artistica pergamena donata al Cav. Carenzi porta la seguente dedica dettata dal Sig. Berzieri: “Nel giorno memorando – in cui il camerata Cav, Giuseppe Carenzi – dona al P.N.F. – la Colonia Elioterapica Fluviale – di S. Ambrogio – per la gioia e la salute – delle novelle generazioni del Regime – festante e riconoscente – ne addita l’atto munifico – al popolo beneficato – e ne scrive il nome – nell’albo de’ sui migliori concittadini.

Bobbio, 29 agosto 1937 – XV.

Il Podestà: Renati.

Da la Trebbia del 27 Novembre 1937

LA COLONIA CARENZI

Altra generosa donazione fatta al Comune

Il lettore ricorda la munifica donazione della Colonia Elioterapica Fluviale di Sant’Ambrogio in Bobbio, fatta di recente dall’industriale piacentino sig. Giuseppe Carenzi, alla Federazione Provinciale del Partito.

Attiguo alla Colonia, si distende un triangolo di terreno della superficie di ettari 0,31,30 di proprietà del Marchese Folchetto Malaspina, terreno che amplierebbe la zona parco della Colonia stessa.

Il Podestà cav. Antonio Renati fece presente al Marchese tale circostanza e, senza discussione, né speciali riserve questi, ha dichiarato di donare al Comune di Bobbio tale appezzamento di terreno allo scopo che la attigua Colonia abbia un parco più vasto per svolgere meglio le sue funzioni.

Il donatore che si trova a Dublino, Primo Segretario di Legazione Italiana, a mezzo di procura speciale ha delegato la sorella sua N.D. Costanza Malaspina per la stipulazione dell’atto, che si è compiuta in questi giorni in Bobbio nel palazzo di Casa Malaspina.

Questa nuova donazione, che s’aggiunge alle altre fatte dal Marchese Obizzo con la concessione dell’area per il Campo Sportivo e per la sistemazione della Piazza S. Francesco, avrà come si merita il plauso e la riconoscenza di tutta la cittadinanza.

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