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Archive for ottobre, 2013

2013/10/20 – La Leggenda del Pozzo dei Coltelli a Bobbio

28th ottobre 2013

E’ mio desiderio fare chiarezza e smentire quello che è stato detto durante la trasmissione di Orizzonti andata in onda su Rai Uno il 19 ottobre 2013. Il giornalista, (non ricordo il nome), ha menzionato che la leggenda sul pozzo dei coltelli nel Castello Malaspiniano di Bobbio, riguarderebbe il vecchio pozzo situato nella parte nord-ovest del mastio, sul terrazzone sopra al ponte levatoio dell’ingresso principale.

Non è Vero! Questi non è altro che un piccolissimo pozzo profondo una quindicina di metri, che serviva per attingere acqua e il suo interno è stretto, a malapena vi si può far scendere un paiolo con catena..

Possiamo far passare una parte di leggenda, per esempio riguardo l’utilizzo, ma il pozzo denominato “dei coltelli” è esistito veramente, ma era da tutt’altra parte.

Io sono forse uno dei pochi se non l’unico, che può portare una testimonianza attendibile in merito, quella del proprio padre che ebbe l’opportunità di scendere in quel pozzo. Lui mi raccontava spesso della sua avventura vissuta durante il periodo che lavorò al castello per alcuni anni, alle dipendenze di Riccardo Piccinini, l’ultimo proprietario privato. Costui effettuò diversi lavori di restauro durante i quali il pozzo fu murato definitivamente per motivi di sicurezza e venne lasciato solo l’ingresso alla segreta con una rampa di scale tuttora attivo.

Nel 1956 la famiglia Piccinini cedette il castello allo Stato.

I bobbiesi meno giovani si ricorderanno sicuramente di mio padre, Garbi Agostino chiamato più comunemente “Ernesto”, il giardiniere dipendente del Comune, colui che costruì i giardini della città attorno agli anni 60 sotto le direttive del Prof. Enrico Mandelli. Sempre in quel periodo il mio genitore venne assunto dalla Sovrintendenza ai monumenti di Parma-Bologna, come custode del Castello di Bobbio, ma torniamo alla nostra leggenda…

La Vera Storia.

Il pozzo dei coltelli si trovava nel lato est delle mura interne, il condotto scendeva nei sotterranei dell’attuale bastione a pianta circolare, spesso adibito a mostre. Di fianco al torrione, tramite una scaletta, era possibile entrare nella segreta attraverso una piccola porta (oggigiorno c’è un cancelletto) per poi scendere nel pozzo verso il basso, servendosi di un’altra scala circolare che scorreva lungo la parete, formata solo da gradoni di sasso in sbalzo infilati nel muro. Sulle pareti del condotto erano conficcate a scendere in modo orizzontale e molto sporgenti verso il centro, tante barre di ferro appuntite e affilate, su piani diversi e sfalcate tra loro. Cadere in quel baratro era come cadere in un tritacarne, prima di arrivare sul fondo, un corpo veniva ridotto a brandelli.

Si narra che venisse usato per giustiziare i nemici del Signorotto, ma anche per far sparire giovani donne rapite nelle valli circostanti per soddisfare i desideri dei castellani. Voglio precisare che mio padre, pur essendo sceso parecchio sulla scala, non riuscì ad arrivare sul fondo del pozzo in quanto la stessa era interrotta, alcuni gradini erano caduti, ma secondo lui, anche dall’eco prodotto da un sasso lasciato cadere, c’era da scendere ancora parecchio.

Il castello dopo il restauro

Il castello dopo il restauro

Qui interviene la leggenda dove si narra che il pozzo servisse anche come via di fuga in caso di assedio al castello e proprio dal fondo del condotto partiva una galleria che arrivava direttamente nella cripta della Chiesa di San Colombano. Viaggiando di fantasia si può pensare che in quella galleria ci siano ancora tesori (catene d’oro, gioielli etc.) lasciati cadere o smarriti durante qualche fuga frettolosa.

Osservando la vecchia foto qui pubblicata, è possibile notare come il complesso era ben diverso, molto più fosco di quello attuale, compreso il bastione circolare. A sinistra del mastio si notano le rovine della Torre del Vescovo (1015 ca.).

 

Il castello prima del restauro

Il castello prima del restauro

Spero che questa mia testimonianza sia servita per far chiarezza riguardo la leggenda sul “pozzo dei coltelli” e che la vera storia venga menzionata ai turisti in visita nella nostra città.

 

A cura di Luciano Garbi, Bobbio

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The True Story .

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Unione Sportiva Bobbiese: fino ai 100 anni

7th ottobre 2013

Foto, incontri e risultati: libro-almanacco per i cento anni della Bobbiese Calcio.

La pubblicazione è stata curata da Luigi Pasquali e Paolo Mozzi

BOBBIO – E’ stato presentato in questi giorni, nella sala conferenze del Centro culturale di Bobbio, il libro della storia dei 100 anni della Bobbiese calcio, a cura di Luigi Pasquali e Paolo Mozzi. Erano presenti il presidente della società, Massimiliano Scabini, l’assessore allo sport Valerio Fischetti, Roberto Pasquali assessore ed ex presidente della società, giocatori, allenatori e collaboratori, assente, Gigi Pasquali, l’artefice del volume.

La copertina del nuovo libro

La copertina del nuovo libro

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2013/07/11 – Statale 45, un’informazione corretta da un punto di vista geologico

6th ottobre 2013

Da La Trebbia n. 27 del 11 luglio 2013 

Nel caso di crolli la SS45 potrebbe essere interrotta per tempi molto lunghi e modificherebbe localmente il corso del Trebbia

Qualunque geologo familiare con l’Appennino settentrionale sa che la zona di Bobbio è certamente tra le più difficili da comprendere non soltanto nell’Appennino ma anche in tutte le catene montuose circum-mediterranee. La cosiddetta “finestra tettonica” conserva gelosamente gran parte dei suoi segreti e l’avvicinarsi al problema richiede una profonda preparazione scientifica.

La drammatica situazione della S.S.45 é certamente un risultato di questa complessità geologica ma i termini del problema sono in questo caso molto più semplici, limitati e di facile comprensione anche per un profano.

La Valle

La Valle

 

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1956/10/13 – Sono tutte in lutto le famiglie di Cattaragna

6th ottobre 2013

Da la Trebbia del 13 ottobre 1956

La povera gente del villaggio più colpito dalla catastrofe chiede di essere

Aiutata a colmare il vuoto pauroso lasciato dalle cinque vittime

Il camion della morte ha lasciato dietro di sé una lugubre scia di pianto. Lassù nei casolari sparsi sulle pendici della pittoresca, ma povera valle dell’Aveto le donne non hanno più lacrime, i robusti montanari si aggirano muti per i viottoli fangosi con le tracce dell’angoscia disegnate sui ruvidi volti. In un paesino soprattutto sembra che il dolore abbia voluto insediarsi come un’ombra funerea salita dal tragico ponte di rio Buffalora. Cinque bare sono salite sono salite lassù, portate a spalla dagli abitanti per l’erto sentiero che si erpica fra le rocce fino a ottocento metri ove si adagia in una stretta conca il più piccolo, il più povero villaggio della zona, Cattaragna: poche case di pietra tutte unite intorno alla chiesa, intorno ad un piccolo cimitero appiccato, no si sa come, sul piano fortemente inclinato del ripido versante.

 I feretri sul sagrato a Catteragna

I feretri sul sagrato a Catteragna

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1956/10/13 – L’ immane sciagura del rio Boffalora

6th ottobre 2013

Da La Trebbia del sabato 13 ottobre 1956

LA VAL TREBBIA E LA VAL D’AVETO IN LUTTO

Come’è avvenuto il salto del “camion della morte” nel greto roccioso del fiume – L’impressionate spettacolo visto dai primi soccorritori – Il pianto dei montanari dietro le dodici bare funerate solennemente lunedì scorso nella nostra città

I rottami del camion in loc. Boffalora

I rottami del camion in loc. Boffalora

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